La disoccupazione, il lavoro manuale e i "cattivi genitori".
Posted: Tue Dec 28, 2010 10:33 am
Volevo partire da una notizia che ho letto oggi.
http://www.repubblica.it/economia/2010/ ... f=HREC1-10
Il simpatico Sacconi, invece di darsi da fare per pensare alle storture del sistema, getta la colpa della disoccupazione sui genitori che, secondo lui, in sede di orientamento del figlio non tengono conto del lavoro manuale, che eventualmente potrebbe garantire il loro futuro più di quello intellettuale, scelto per prestigio/ambizione ma senza lungimiranza.
A tutta prima mi è sorto spontaneo il turpiloquio, insieme alla considerazione che l'istruzione non va finalizzata di per sé al lavoro, ma alla crescita intellettuale delle persone.
Specie se si parla di persone di 15, 16 anni, che hanno tutto il tempo per darsi al lavoro manuale, ma meno tempo per un tipo di formazione che apra loro la mente.
Poi però dal generale sono passata al particolare.
Ho pensato a me stessa e ai miei figli.
Mi sono sempre detta a favore della teoria " dell' idraulico felice " (= anche un figlio che non studia purchè sia felice, io lo lascerò fare).
Ma ne sarei capace davvero?
Le violente pressioni sociali della nostra famiglia considerano con vago sdegno persino me, che ho un lavoro intellettuale ma non abbastanza prestigioso.
Riuscirei a reggere le critiche negative dei parenti, le sopracciglia aggrottate di amici e conoscenti, per il "figlio idraulico"? Appurato disinteresse allo studio, riuscirei a dire: ok così?
Ma soprattutto... immaginando una situazione intermedia... figlio vagamente fancazzista ma nemmeno ostile allo studio... penserei a quello che richiama Sacconi, o darei una spintarella verso una carriera scolastica NON tecnico-pratica?
Con stupore, e sempre dando per scontato che tutto può essere, quando ci si trova sul serio ad affraontarlo, mi rendo conto che tra il dire e il fare l' "idraulico felice" c'è di mezzo il mare.
Forse perché, a differenza che in società passate, anche solo di venti o trent'anni fa, le pressioni dei mass media accessibili a tutti, e si suppone prediletti dal suddetto figlio non studiante, le trovo orrende, prive di valori decenti, con l'unica difesa possibile in una dose di cultura sufficiente per accedere anche ad altro.
Perciò, a meno di non avere un figlio del tutto allergico a libri e quaderni, credo che, sì, potrei essere un "cattivo genitore" alla sacconi...
E voi?
http://www.repubblica.it/economia/2010/ ... f=HREC1-10
Il simpatico Sacconi, invece di darsi da fare per pensare alle storture del sistema, getta la colpa della disoccupazione sui genitori che, secondo lui, in sede di orientamento del figlio non tengono conto del lavoro manuale, che eventualmente potrebbe garantire il loro futuro più di quello intellettuale, scelto per prestigio/ambizione ma senza lungimiranza.
A tutta prima mi è sorto spontaneo il turpiloquio, insieme alla considerazione che l'istruzione non va finalizzata di per sé al lavoro, ma alla crescita intellettuale delle persone.
Specie se si parla di persone di 15, 16 anni, che hanno tutto il tempo per darsi al lavoro manuale, ma meno tempo per un tipo di formazione che apra loro la mente.
Poi però dal generale sono passata al particolare.
Ho pensato a me stessa e ai miei figli.
Mi sono sempre detta a favore della teoria " dell' idraulico felice " (= anche un figlio che non studia purchè sia felice, io lo lascerò fare).
Ma ne sarei capace davvero?
Le violente pressioni sociali della nostra famiglia considerano con vago sdegno persino me, che ho un lavoro intellettuale ma non abbastanza prestigioso.
Riuscirei a reggere le critiche negative dei parenti, le sopracciglia aggrottate di amici e conoscenti, per il "figlio idraulico"? Appurato disinteresse allo studio, riuscirei a dire: ok così?
Ma soprattutto... immaginando una situazione intermedia... figlio vagamente fancazzista ma nemmeno ostile allo studio... penserei a quello che richiama Sacconi, o darei una spintarella verso una carriera scolastica NON tecnico-pratica?
Con stupore, e sempre dando per scontato che tutto può essere, quando ci si trova sul serio ad affraontarlo, mi rendo conto che tra il dire e il fare l' "idraulico felice" c'è di mezzo il mare.
Forse perché, a differenza che in società passate, anche solo di venti o trent'anni fa, le pressioni dei mass media accessibili a tutti, e si suppone prediletti dal suddetto figlio non studiante, le trovo orrende, prive di valori decenti, con l'unica difesa possibile in una dose di cultura sufficiente per accedere anche ad altro.
Perciò, a meno di non avere un figlio del tutto allergico a libri e quaderni, credo che, sì, potrei essere un "cattivo genitore" alla sacconi...
E voi?