La disoccupazione, il lavoro manuale e i "cattivi genitori".

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Rie
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La disoccupazione, il lavoro manuale e i "cattivi genitori".

Post by Rie »

Volevo partire da una notizia che ho letto oggi.
http://www.repubblica.it/economia/2010/ ... f=HREC1-10

Il simpatico Sacconi, invece di darsi da fare per pensare alle storture del sistema, getta la colpa della disoccupazione sui genitori che, secondo lui, in sede di orientamento del figlio non tengono conto del lavoro manuale, che eventualmente potrebbe garantire il loro futuro più di quello intellettuale, scelto per prestigio/ambizione ma senza lungimiranza.

A tutta prima mi è sorto spontaneo il turpiloquio, insieme alla considerazione che l'istruzione non va finalizzata di per sé al lavoro, ma alla crescita intellettuale delle persone.
Specie se si parla di persone di 15, 16 anni, che hanno tutto il tempo per darsi al lavoro manuale, ma meno tempo per un tipo di formazione che apra loro la mente.

Poi però dal generale sono passata al particolare.
Ho pensato a me stessa e ai miei figli.

Mi sono sempre detta a favore della teoria " dell' idraulico felice " (= anche un figlio che non studia purchè sia felice, io lo lascerò fare).
Ma ne sarei capace davvero?

Le violente pressioni sociali della nostra famiglia considerano con vago sdegno persino me, che ho un lavoro intellettuale ma non abbastanza prestigioso.
Riuscirei a reggere le critiche negative dei parenti, le sopracciglia aggrottate di amici e conoscenti, per il "figlio idraulico"? Appurato disinteresse allo studio, riuscirei a dire: ok così?
Ma soprattutto... immaginando una situazione intermedia... figlio vagamente fancazzista ma nemmeno ostile allo studio... penserei a quello che richiama Sacconi, o darei una spintarella verso una carriera scolastica NON tecnico-pratica?

Con stupore, e sempre dando per scontato che tutto può essere, quando ci si trova sul serio ad affraontarlo, mi rendo conto che tra il dire e il fare l' "idraulico felice" c'è di mezzo il mare.

Forse perché, a differenza che in società passate, anche solo di venti o trent'anni fa, le pressioni dei mass media accessibili a tutti, e si suppone prediletti dal suddetto figlio non studiante, le trovo orrende, prive di valori decenti, con l'unica difesa possibile in una dose di cultura sufficiente per accedere anche ad altro.

Perciò, a meno di non avere un figlio del tutto allergico a libri e quaderni, credo che, sì, potrei essere un "cattivo genitore" alla sacconi...

E voi?
"Ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono... Ci sono bambini a zigzag"
(David Grossman)
nene70
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Post by nene70 »

Perciò, a meno di non avere un figlio del tutto allergico a libri e quaderni, credo che, sì, potrei essere un "cattivo genitore" alla sacconi

anche io..
pur valutando l'ipotesi che i miei figli non abbiano velleità accademiche, penso che spignerei comunque allo studio piuttosto che non al lavoro manuale..

che poi, terra terra..
la fa facile..
ma ammesso che io abbia un ragazzo di 16 anni che sia insofferente alla scuola...
chi lo assumerebbe come apprendista,strozzati da tasse su tasse?e se lo facesse, dopo l'apprendistato, avrebbe poi la sicurezza di un lavoro autonomo?

forse invece di guardare il dito,sarebbe utile dare un occhio alla luna..
La vita si restringe o si espande in proporzione al coraggio di ognuno.
Anais Nin
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Bru
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Post by Bru »

Vista la mia esperienza, direi che preferisco che studi, questo si ma qualcosa che gli piace.
Mi piacerebbe lavorasse l'estate per "provare" il lavoro manuale, per avere la certezza della giusta scelta.
Ma se mi chiedesse di fare l'alberghiero (vista la sua passione per la cucina) non avrei nulla in contrario.
Non sò, non credo gli porrei dei limiti per portarlo a occupare una posizione di prestigio o nettamente intellettuale. Però che studi per avere una cultura adatta al tipo di società quello si, se poi volesse fare l'idraulico, l'importante, appunto è che ne sia felice.

Del parere altrui non mi interessa.

Trovo veramente riduttivo dire che il problema della disoccupazione è questo. Perchè invece non parla delle fabbriche spostate all'estero? del fatto che sti ragazzi non hanno la possibilità di crearsi un futuro se non hanno dei genitori alle spalle?
Perchè non guardano il fatto che magari vedendo i genitori artigiani o operai strozzati dalle tasse e buttati fuori fabbrica a ridosso della pensione, sia genitori che figli pensino sia giusto tentare la strada opposta?

Ma perchè non pensano ai problemi reali?
Mamma di Michele 8 anni

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