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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Due bambine PDF Stampa E-mail
Blog - Mamme si diventa
Scritto da Alessandra   
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Vi riporto pari pari una cosa che ho scritto nel mio diario due mesi fa, dopo aver scavato un po' in fondo a me stessa. Un po' mi viene da sorridere perché è come se fossi andata da uno psicologo, cioè alla fine per capire il presente ho ripescato cose dal mio passato, anche piuttosto remoto, e devo dire che qualcosa ho trovato...
Ho trovato una Ale bambina un po' triste, devo dire. Ho tutta stampata nella testa una lettera da scrivere ai miei genitori al riguardo, solo che ancora non ho trovato il coraggio di scriverla. In fondo so di doverlo trovare, perché credo che avremmo tutti da guadagnarne. Lo troverò, per ora vi racconto cosa ho scoperto.

Ho scoperto che in casa attualmente ci sono due bambine, una è Viola, mia figlia, l'altra è quell'Alessandra bambina che ancora richiede qualche riscatto di affetto. Ho scoperto che si somigliano paurosamente e mi sono spaventata moltissimo. Perché ho anche scoperto che la Ale bambina tentava di riscattarsi sulla Viola bambina. Fortuna che c'è anche una Ale mamma!

12 febbraio 2008

(...) Questa sera ho un pensiero grande e pesante come un macigno che mi gira nella testa. Ieri ho picchiato Viola. Lo so che è esasperante, io sono stanca e stressata e nervosa, insomma ho qualche attenuante. Ma non bastano tutte le attenuanti di questo mondo.
La realtà è che lei è il mio specchio. Lei mi somiglia spaventosamente e questo mi fa paura. Lei ha fame di amore e di attenzioni, è insicura e necessita di rassicurazioni continue, ha paura di rapportarsi con gli altri, anche se dentro lo desidera. Io sono sempre stata così. Mi ricordo bene tutto il tempo che ho passato da piccola a pensare che la mia mamma non mi volesse bene. Ricordo le insicurezze, la paura di sbagliare. Ricordo i rimproveri, e nemmeno una lode, e sì che pare fossi una bambina abbastanza buona! Ricordo la paura di non essere accettata. Ricordo che per paura di sbagliare, piuttosto non facevo nulla; per paura di un rifiuto, piuttosto me ne stavo da sola. E poi piangevo perché ero sola.
Viola è piccolina, ha ancora tempo per crescere e mi auguro che cambi.
Speravo tanto di poterla aiutare. Speravo che, capendola, sarei stata capace di agire diversamente da come hanno fatto i miei con me, di trasmetterle amore e comprensione e poterla accompagnare verso una maturità più sicura e più felice. Invece non ne sono affatto in grado. Anzi, capita esattamente l'opposto. Invece di aiutarla come so che dovrei fare, invece di amarla, coccolarla, rassicurarla, non criticarla, accettarla, mi ritrovo a combattere contro di lei e finisco col fare esattamente il contrario.
In realtà sto combattendo contro la bambina che ero io e che ancora sono. Solo che qui si tratta di lei.
Non posso aiutarla perché sono io da aiutare. Non riesco ad amarla come vorrei né a rassicurarla perché non so come fare, perché per tutta la vita mi sono sentita poco amata e non so come si faccia a far sentire amata un'altra persona.
La cosa mi terrorizza perché ora ho la responsabilità della vita futura dei miei figli e mi strazia il cuore pensare che da grandi potrebbero essere infelici come lo sono io ora per questo, che potrebbero a loro volta non sapere amare perché non sono stati amati totalmente da piccoli.
E quindi ho deciso che da oggi si cambia.
Ho qualche buon proposito da mantenere, tanto per cominciare.
Devo ricordarmi di dire spesso ai bambini che voglio loro bene, perché so quanto è triste non sentirselo dire quasi mai e quanto invece è bello saperlo.
Devo coccolarli e non rifiutare attenzioni con scuse varie tipo autonomia, educazione o che so io, perché non si sentano rifiutati.
Devo cercare di non criticarli perché abbiano fiducia nelle loro capacità.
Devo lasciare che manifestino tutti i loro sentimenti, anche se in modi non piacevoli, cercando solo di indirizzarli verso forme migliori, ma senza per questo impedirne l'espressione, perché non smettano di farlo e imparino a comunicare.
Devo rispettare qualunque loro sentimento, perché non se ne vergognino mai (...)

Due mesi dopo

Oggi Viola è un'altra bambina. So che esistono "fasi" che vanno e vengono, ma nel mio cuore so che tutto questo non è stata una fase. Era intrattabile, piagnucolona, asociale, e a volte manifestava comportamenti da "stressata" trattenuta, scusate ma non so spiegarlo meglio.
Ho ancora tanta strada da fare, ma ho iniziato a camminare lungo un sentiero che prima neppure vedevo, pensatela come volete, avevo il prosciutto sugli occhi! E lei è sbocciata come un fiorellino. Capricci normali, pianti normali, gioca con qualche bimbo (non esageriamo con la socievolezza, ma per lo meno non li insulta!), mi dice che "è emozionata" quando pensa a me, e sorride tanto, ma tanto di più.
Accanto a lei ci sono io, e la tengo per mano. Questa volta forse lo faccio per davvero.
E nell'altra mano, la mano della Ale bambina. Chissà che al fondo di questo sentiero anche quest'altra bambina non mi sganci un sorriso.

 

Thread pubblicato sul forum di noimamme.it  il 7 aprile 2008

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