Non sempre si è subito mamme


 È un argomento un po’ “scabroso”, nel senso che se ne parla davvero poco e forse malvolentieri, eppure sembra che colpisca molte mamme dopo il parto.
Non parlo del baby-blues comune a tante madri, parlo di un vero stato di depressione, più o meno intensa, in cui purtroppo si può cadere dopo un evento tanto aspettato e desiderato.

Racconto la mia testimonianza nella speranza che possa essere utile a qualche altra mamma.

Andrea ha rischiato di nascere alla 29° settimana, rottura alta del sacco amniotico, sono stata ricoverata alcuni giorni in ospedale e poi dimessa.
Ho vissuto un mese da incubo, con la paura che il mio piccolino potesse nascere da un momento all’altro senza che si fosse completato il suo intero sviluppo. 
È poi nato alla 33° settimana, il peso era buono, kg 2,630, ho dovuto poi però seguire i vari controlli previsti per i bambini prematuri.

A soli 48 giorni, Andrea ha dovuto subire un intervento chirurgico, non legato alla sua prematurità, e io sono entrata in crisi.

Come ben sapete la nascita del primo figlio sconvolge la vita in tutti i sensi, io mi sentivo un peso di responsabilità enorme sulle spalle, forse la mancanza di mia madre ha contribuito a queste mie paure, ansie e disagi.
Nonostante l’aiuto di mio marito mi sentivo sola al mondo, inadeguata e impreparata al ruolo di madre.

Vivevo la maternità quasi come una costrizione, i miei sentimenti e le mie emozioni altalenavano tra il rifiuto del ruolo e un grande istinto di protezione verso la mia creatura, mista a rabbia per quello che provavo; spesso mi ritrovavo la notte, in piedi, a cullare il mio bambino con lacrime che solcavano piano piano le mie guance e contemporaneamente piangevo per quelle stesse lacrime.

Svolgevo il mio incarico di madre quasi meccanicamente, con il senso del dovere, non con la gioia di farlo, anche se non mancavano slanci d’amore, coccole e baci per quell’esserino così indifeso e così totalmente dipendente da me.
Andrea ha quasi da subito dormito nella sua cameretta: adesso, ripensandoci, lo vedo come un atto di ricerca di distacco, di rifiuto e di paura ad averlo troppo vicino e mi si riempiono ancora gli occhi di lacrime.

Io credo di aver cominciato a provare gioia nell’essere madre quando mi sono ripresa psicologicamente, il che è coinciso con il mio rientro al lavoro, con l’uscire da quello stato di isolamento in cui mi sentivo forzatamente introdotta.

Adesso è tutto superato, ho affrontato anche un’altra gravidanza e maternità, quasi per darmi una seconda possibilità nell’apprezzare da subito la gioia del diventare madre.

Mi auguro davvero che il mio racconto possa in qualche modo aiutare qualche altra mamma in difficoltà a sentirsi meno sola o anche meno in colpa.

Non sempre si è subito mamme.

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