Cosa farai da grande?


64778917È la classica domanda che zie burlone e ammiccanti, o persino conoscenti di passaggio, prima o poi si sentono in dovere di rivolgere ai bambini grandicelli.

Io devo dire che non l’ho mai fatta, ai miei figli. Però in questi giorni, chiacchierando a tavola, il mio secondogenito si è dato ad illustrare allegramente il suo “cosa farai da grande”, e il fratello l’ha seguito a ruota.
Mi sono commossa.
Perché ho percepito il vibrante, vivido ventaglio delle possibilità; l’infanzia che sogna, con minimi conti da fare con la realtà, e che segue le sue inclinazioni senza paure, piena di entusiasmo…

Fede (ma esistono davvero ancora bambini con aspirazioni tanto da manuale?) vuole fare il pompiere.
Nella sua descrizione della cosa c’è l’essere coraggiosi, il salvare le persone, e anche una buffa dimensione collettiva. Eh sì, perché, dovete sapere, c’è un intero gruppetto di maschi della sua classe d’asilo che si vuole dedicare a tale nobile professione. Giulio farà il capo-pompiere, Marco guiderà il fiammante mezzo rosso, Tommaso salirà sulle scale a salvare la gente, e il mio Federico sarà il mago della pompa ed estinguerà le fiamme.

Alex invece ha due sogni alternativi:
a) farà il pittore e venderà i suoi quadri alle gallerie, cosa che riflette il suo interesse e il suo estro per il disegno;
b) farà il contadino, perché vuole essere a contatto con la natura, far crescere piante e animali, e anche occuparsi del territorio perché nessuno cura più gli argini dei fiumi, e basta con tutti questi impiegati chiusi negli uffici e nessuno che pensa all’ambiente e al prossimo!

Non ho commentato con altro che parole di curiosità e approvazione.
Ma Alex e Fede si devono essere accorti che avevo gli occhi un po’ lucidi, per la tenerezza, per l’augurio che riescano a realizzare i loro sogni (magari con un pizzico di realismo in più ad altra età), per la speranza di poter essere una madre capace di sostenerli lungo la strada che sceglieranno.

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