Compiti per le vacanze di Natale: lettera ai docenti


compiti vacanze nataleMancano pochi giorni alle tanto agognate vacanze di Natale che però, troppo spesso, a causa di un insensato carico di compiti a casa, si trasformano in un incubo per gli studenti e per tutta la famiglia. Il Dirigente Scolastico Maurizio Parodi, fondatore del gruppo Facebook “Basta Compiti” e della omonima petizione che ha raggiunto oggi le 27.000 sottoscrizioni, alcune delle quali appartenenti a illustri Psicologi Infantili e Pedagoghi, ha preparato una lettera da inviare ai Docenti e ai Rappresentati dei Genitori della Scuola che i nostri figli frequentano, nella speranza che l’appello venga raccolto.

Al Personale docente e p.c. Ai Rappresentanti dei genitori

OGGETTO: Compiti per le vacanze

Invito tutti i docenti a non assegnare compiti per le prossime vacanze natalizie, ché sono degli studenti e non dei loro insegnanti (spesso i soli a goderne: un assurdo nell’ossimoro), spiegando ai molti genitori che sicuramente li chiederanno (anzi li pretenderanno) il senso di una scelta dettata da chiare motivazioni pedagogiche, psicologiche ed etiche (quando, in verità, basterebbe il riferimento a un minimo di buon senso).

I compiti per le vacanze:

  • violano il diritto al gioco, al divertimento, allo svago sancito dalla Convenzione sui diritti dei bambini e dei ragazzi (cioè, infrangono una legge dello Stato) che la “superiore” pianificazione del calendario scolastico ha inteso garantire: se si stabiliscono periodi di riposo, di vacanza, questi devono essere rispettati;
  • impediscono alle famiglie di ritrovarsi serenamente, senza lo stress di impegni soverchianti che causano sofferenze, litigi, pianti, punizioni, rinunce dolorose, rabbia;
  • relegano bambini e ragazzi nel chiuso delle case, soli, chini sui libri, costretti per ore e ore allo svolgimento di compiti che non potranno essere adeguatamente corretti (i docenti non avrebbero tempo per altro);
  • non determinano effetti apprezzabili rispetto all’acquisizione di conoscenze e competenze, non lasciano segno alcuno (non c’è in-segnamento): si tratta di un sapere usa e getta, come possono confermare tutti i docenti che non li danno (e ve ne sono, in scuole di ogni ordine e grado);
  • aggravano la condizione di chi sia già svantaggiato, penalizzano chi viva in ambienti deprivati, chi non abbia genitori istruiti, solleciti o abbienti (le lezioni private costano), e suscitano odio per lo studio, ripugnanza per la scuola, disgusto per il libro.

Ingiustificabile, se non come espressione di pervicace accanimento, riconducibile a una nefasta pedagogia della sofferenza, la decisione di privare gli studenti di prerogative il mancato rispetto delle quali non sarebbe ammesso e tollerato da nessuna categoria di lavoratori: cosa accadrebbe se un “datore di lavoro” imponesse ai propri dipendenti di svolgere a casa le mansioni assegnate: tutti i giorni, oltre l’orario di servizio, durante i fine settimana, le vacanze e i periodi di ferie?

Bambini e ragazzi sono tanto più bisognosi di tempo libero, di riposo, di ricreazione; un diritto fondamentale, lo si ribadisce, sancito per legge, che sarebbe non solo controproducente sul piano cognitivo ma soprattutto inqualificabile sotto il profilo etico limitare o addirittura disconoscere.

Più che di pedagogia, trattasi di umana (in)sensibilità.

Augurando “a tutti”, buone vacanze, distintamente saluta.


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