Le malattie infettive in età pediatrica

0
776

Varicella: è anch’essa una malattia virale dovuta al virus Varicella-Zoster, della famiglia dei virus erpetici. Lascia, come le altre malattie virali descritte in precedenza, una immunità permanente, ma, a differenza di queste, il virus non viene mai completamente debellato dall’organismo dopo la malattia e va a localizzarsi nei gangli nervosi del midollo spinale dove può rimanere anche per tutta la vita senza dare problema alcuno. In determinate situazioni, però, può risvegliarsi determinando raramente una seconda volta varicella attenuata ma soprattutto il quadro dell’Herpes Zoster o Fuoco di Sant’Antonio con vescicole che erompono a grappolo in varie parti del corpo in corrispondenza del decorso di nervi principali. Questo avviene negli adulti, di solito dopo i 50 anni, in particolari condizioni di immunodepressione o di stress. Molto più rara è poi l’evenienza che un soggetto affetto da Herpes Zoster sia contagioso per un altro individuo o per un bambino e determini una varicella. La malattia quindi, quando si manifesta due volte nello stesso individuo, dipende dal riaffacciarsi dello stesso virus contratto in precedenza e mai scomparso del tutto, non da un secondo contagio. Un bambino affetto da varicella, però, può essere contagioso per un adulto che non l’ha avuta e determinare  una varicella, mai un Herpes Zoster visto che quest’ultimo è da considerarsi solo un riacutizzarsi di un virus già presente nell’organismo e non una prima infezione.

016517-Varicella-zoster-virus-sole

Molto frequente nell’infanzia a causa della mancanza in Italia, contrariamente ad altri paesi come gli USA, di un piano di vaccinazione di massa che è tutt’oggi in via di sperimentazione, la malattia è rara sotto i sei mesi a causa degli anticorpi specifici trasmessi dalla madre (quando ha avuto la malattia da piccola), ed è tipica dell’età scolare o della scuola materna. Si contagia per via aerea nella fase che precede la tipica eruzione e per contatto con il liquido contenuto nelle vescicole, durante la fase eruttiva. Difficile, anche se non impossibile, il contagio attraverso l’uso di biancheria o asciugamani usati dal malato perché il virus è molto fragile e non vive lontano dall’uomo. Nella fase in cui tutte le vescicole si sono trasformate in croste il bambino non è più contagioso anche se le croste non sono ancora cadute. Questo avviene circa 5 giorni dopo l’inizio della fase eruttiva.

Dopo una incubazione di 2-3 settimane la malattia inizia con febbre moderata, malessere generale e astenia. Dopo pochissimi giorni compaiono i primi rigonfiamenti, simili a punture di insetto, sul tronco, sul viso e, tipico della varicella, tra i capelli. Le lesioni cutanee compaiono a poussées, cioè non tutte insieme ma qualche elemento nuovo ogni giorno e possono essere poche (meno di una diecina) fino a qualche centinaio su tutto il corpo. Dopo un giorno i pomfi si trasformano in vescicole contenenti liquido prima trasparente poi torbido e mentre gli elementi comparsi per primi sono già diventati croste, gli ultimi sono ancora vescicole. Il prurito è intenso e la febbre, giorno dopo giorno, tende a diminuire. Dopo 5, max 7 gg tutti gli elementi sono trasformati in crosta e il bambino non è più contagioso. Le croste cadono mediamente dopo 7 gg ma il bambino, come è stato detto, può essere riammesso a scuola anche prima della loro caduta,  benché questo non sia consigliabile perché la varicella è seguita da un periodo di alcune settimane di immunodepressione e un bambino che ritorna in comunità troppo presto è più a rischio di ammalarsi di nuovo di altra patologia anche banale.

Molto fastidiose e a rischio di complicazioni in caso di rottura sono le lesioni che compaiono negli occhi e nella bocca, nonché quelle sui genitali, soprattutto nella femmina. Vanno trattate con cautela per evitarne la rottura con conseguente diffusione del liquido in esse contenuto e sovrapposizione batterica della cute interessata.

Le complicazioni della malattia che ne aggravano il decorso sono quelle broncopolmonari, quelle infettive come ascessi diffusi e da sovrapposizione batterica delle lesioni cutanee lesionate dal grattamento e quelle più temibili di tipo neurologico come l’atassia cerebellare che comporta disturbi di equilibrio e di coordinazione motoria e dismetria, più frequenti quando la varicella è contratta da adulti. Per evitarle non si può fare molto se non tenere riguardato il bambino per tutta la fase di tosse, prima secca poi catarrale, che accompagna spesso l’eruzione ed evitare il grattamento. Per il prurito si consigliano gli antistaminici per bocca e/o localmente con l’uso di abiti larghi e lisci. Si può fare il bagno al bambino avendo cura di non rompere le vescicole. La somministrazione di Acyclovir è consigliata solo nei casi a rischio di manifestarsi in forma grave o a forte rischio di complicazioni e non oltre le prime 24 ore che seguono l’eruzione e quindi la diagnosi di varicella. Oltre questa data non è più efficace. La prevenzione è altamente raccomandata nei soggetti molto piccoli, immunocompromessi e strettamente conviventi con il malato come fratelli o famigliari perché la varicella cosìdetta secondaria, cioè contratta da un famigliare, può essere molto più grave di quella del malato che l’ha contratta per primo, magari a scuola, dopo contatto non prolungato  e solo occasionale con un compagno di scuola. Per la febbre si consiglia paracetamolo e assolutamente mai aspirina per il rischio elevato di scatenare la sindrome di Reye con grave sintomatologia neurologica e compromissione epatica.

Una menzione a parte merita la varicella contratta in gravidanza: il virus, infatti, passa al feto tramite il sangue materno e il cordone ombelicale.

Nel primo trimestre di gravidanza può dare grave embriopatia con malformazioni multiple; nel secondo trimestre il rischio di malformazioni è basso; nel terzo trimestre il feto non è più a rischio di malformazioni ma può contrarre la varicella in utero e guarire senza esiti particolari perché protetto anche dagli anticorpi che la madre produce e trasmette al feto mano a mano che lei stessa sviluppa la malattia. In questo caso nascerà un bambino guarito ma a rischio di contrarre l’Herpes Zoster nei primi anni di vita. Se la madre contrae la varicella nel periodo compreso tra gli ultimi 5 giorni di gestazione ed i primi tre dopo il parto, la varicella della madre causa varicella grave e disseminata del neonato che va trattato con immunoglobuline iperimmuni specifiche.

In pratica, nei periodi a rischio,cioè nel primo trimestre di gravidanza e negli ultimi 20 giorni si praticano alla madre gammaglobuline iperimmuni anti Varicella Zoster, mentre nel periodo compreso tra gli ultimi 5 gg di gravidanza ed i primi 3 dopo il parto si praticano le immunoglobuline sia alla madre che al bambino.

Qualsiasi dubbio impone il dosaggio degli anticorpi specifici.

Il vaccino specifico esiste ed è costituito da virus vivi attenuati. E’ efficace e ben tollerato. Se ne consiglia una prima dose a un anno e una seconda a 12 anni. In Italia è ancora una vaccinazione facoltativa in attesa di accordi ministeriali e della possibilità di preparare un vaccino tetravalente con il già esistente anti morbillo-parotiterosolia. In attesa della commercializzazione di questo vaccino si può acquistare il vaccino antivaricella semplice che è composto da virus attenuati come morbillo-parotite e rosolia e può essere somministrato assieme al trivalente purché con altra siringa e in altra sede. Viene consigliata una dose nel secondo anno di vita. Se si vaccina per la prima volta un ragazzo che ha già compiuto i 13 anni o un adulto si praticano due dosi a distanza di due mesi circa l’una dall’altra.

Le malattie infettive in età pediatrica
5 (100%) 8 votes