Evoluzione del Raffreddore

raffreddore

Sintomi

La semplice rinite o scolo di muco dalle cavità nasali o, al massimo, una tosse proveniente dalle primissime vie respiratorie sono sintomi comuni di una banale infezione virale e sono dovuti a una produzione di muco più abbondante del solito da parte delle mucose interessate, cioè laddove si stanno moltiplicando i virus.
Il muco e il conseguente stimolo o di tosse o di starnuto sono i primi segnali che annunciano l’attivazione di una corretta reazione immunitaria da parte del soggetto. Con questi riflessi – starnuto e colpo di tosse – il muco si stacca dalla superficie delle mucose per essere espulso all’esterno, portandosi via una enorme quantità di virus (o di batteri se l’infezione fosse di origine batterica).
Il muco si produce in quantità sempre maggiore e diventa giorno dopo giorno sempre più fluido proprio per poter essere più facilmente espulso. Quello che spesso sembra un peggioramento dei sintomi non è altro che il normale progredire della malattia, inclusa l’eventuale comparsa della febbre, anch’essa da considerare una reazione efficace e benefica dell’organismo per contrastare la moltiplicazione degli agenti patogeni.

Evoluzione

I sintomi di raffreddore, quindi, non vanno contrastati perché sono la spia della corretta reattività dell’organismo all’aggressione dei patogeni. Dal momento che iniziano a maniferstarsi, essi indicano, in un certo senso, l’inizio della fine della malattia, iniziata giorni e giorni prima durante il cosiddetto periodo di incubazione, che nella stragrande maggioranza delle volte è del tutto asintomatico.
L’apparente loro aumento (cioè uno scolo di muco dal naso sempre maggiore, la comparsa di una tosse prima sporadica e secca poi più insistente e più produttiva o grassa) non è un segno di peggioramento, ma la normale evoluzione di un processo immunologico che sta funzionando spontaneamente e che deve fare il suo corso.

In alcuni casi, durante il normale decorso di una banale malattia delle prime vie respiratorie, lo stato infiammatorio delle mucose può essere tale da renderle meno protettive nei confronti di eventuali altri virus o batteri presenti nell’aria che il soggetto continua a respirare: allora, ad un iniziale banale forma di raffreddamento del tutto benigna e stagionale, può sovrapporsi una infezione batterica, non per forza più grave né tantomeno più pericolosa, ma che può ritardare la guarigione ed eventualmente, se necessario, può essere trattata con antibiotici.

Prevenzione e trattamento

All’inizio della malattia non c’è nessuna possibilità di prevederne l’esito. Occorre osservare il bambino giorno dopo giorno per valutare il decorso e lo stato di malessere o benessere del piccolo.
I calmanti della tosse sono assolutamente sconsigliati in età pediatrica, i mucolitici sono recentemente anch’essi sconsigliati nei bambini più piccoli e gli antibiotici sono fermamente da evitare in quanto non hanno nessun effetto sui virus e non possono essere considerati dei farmaci preventivi ma bensì soltanto curativi di una infezione che, per le sue caratteristiche del momento, dimostra una chiara origine batterica.

La prevenzione di una malattia non si fa a malattia già in atto ma prima che si verifichi, cioè prima ancora della sua incubazione.
È un atto che parte da molto lontano, e a cui contribuiscono molteplici fattori:
– un allattamento materno il più prolungato possibile
– l’effettuazione di tutte le vaccinazioni consigliate e programmate
– uno stile di vita sano, che bilanci le lunghe ore trascorse in ambienti chiusi e affollati come le classi scolastiche con altrettante trascorse all’aria aperta in una zona salubre priva di inquinamento (cioè a debita distanza da una grande città o da una zona industriale),
– la mancanza di fumo di sigaretta nell’ambiente domestico
– una corretta alimentazione quotidiana, che preveda una quantità adeguata di proteine nobili (affinché il sistema immunitario si sviluppi e si nutra adeguatamente – gli anticorpi sono sostanze proteiche -), di vitamine (molte di esse hanno importantissimi effetti antiossidanti e contrastano l’aumentata produzione di radicali liberi che avviene nelle cellule in caso di malattia o di stress) e di cereali (che favoriscono l’assorbimento delle proteine nonché con una quantità di grassi adeguata ma mai eccessiva).

A tutto ciò bisogna aggiungere l’abitudine di soffiarsi spesso il naso, di lavarsi spesso le mani e, non ultima, se il bambino gioca spesso sul pavimento quando è in casa, di togliersi le scarpe con le quali si è camminato all’esterno quando si rientra a casa.

Al palesarsi della malattia il riposo a casa, in ambiente meno ricco di fonti inquinanti rispetto all’aula scolastica, può essere indicato ma non è obbligatorio se il bambino si sente abbastanza bene.
Non è il freddo che peggiora una malattia già conclamata ma il sovraccarico di agenti patogeni respirati in un periodo in cui il sistema immunitario è già stressato dalla malattia da debellare. A malattia già conclamata il bambino stesso, in fase di incubazione, cioè nei giorni precedenti, è già stato fonte di spargimento di virus per gli altri compagni.

Quando andare dal medico

Un controllo medico è opportuno subito se i sintomi presentati preoccupano, se compare una febbre molto alta o se il bambino è ancora molto piccolo. Altrimenti è consigliato non oltre la terza giornata se, entro quel periodo, il piccolo non tende a migliorare dopo avere trascorso i primi tre giorni con sintomi non preoccupanti ma di intensità crescente.

 

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