Asma e iperreattività bronchiale: piscina sì o no?

04102007988_119.jpgDa uno studio recente condotto dall’Università Cattolica di Lovanio (Belgio) sui danni provocati dall’inquinamento sui bambini, il cloro delle piscine coperte risulterebbe essere tra le concause dell’aumento di disturbi polmonari dei piccoli nuotatori.

La ricerca, che ha preso in considerazione i dati di oltre 2.000 ragazzi tra i 7 e i 14 anni negli anni 1996-1999, ha portato a sospendere diversi corsi pubblici di nuoto, lanciando un allarme che ha ben presto fatto il giro del mondo e ha posto a molti genitori il dubbio se far continuare i corsi di nuoto ai propri figli o optare per altri sport.

Secondo lo studio, il cloro utilizzato per disinfettare l’acqua delle piscine in presenza di ammoniaca e liquidi organici (urine e sudore) darebbe origine a sostanze (cloroammine e clorofenoli) capaci di attaccare lo stato di protezione degli alveoli polmonari causando iperreattività bronchiale e broncospasmi.

I dati sarebbero allarmanti.
Secondo Alfred Bernard, coordinatore della ricerca, ”per i bambini che nuotano regolarmente gli effetti sono del tutto assimilabili ai danni ai polmoni dovuti all’esposizione regolare al fumo di sigaretta”.

Altri studi però, meno recenti ma altrettanto fondati, ci insegnano che tra i molteplici fattori scatenanti una crisi asmatica vi è anche lo sforzo fisico, da cui la definizione "broncospasmo indotto da esercizio fisico" o più semplicemente "asma da sforzo". Pertanto, soprattutto nei bambini asmatici, per qualsiasi attività sportiva, ma anche per i giochi che prevedono un’intensa attività motoria prolungata (più di 7/8 minuti continui di movimenti aerobici), si deve prendere in seria considerazione l’eventualità di un episodio asmatico.
Ma fra gli sport quello che per antonomasia è da sempre considerato il meno asmogeno ed è consigliato ai bambini asmatici (e in particolare ai bambini con broncospasmo indotto da esercizio fisico) è proprio il nuoto, non solo per l’ambiente umido che impedisce il raffreddamento delle vie aeree superiori ma anche per la tipologia di movimento delle braccia, che asseconda lo sviluppo dei muscoli accessori del torace che compensano eventuali lievi crisi respiratorie.
Il nuoto insegna altresì ai piccoli nuotatori a mantenere un moderato incremento della ventilazione polmonare, a controllare la propria frequenza respiratoria e a regolarizzarla in modo sincronico e subordinato al ritmo delle bracciate.

Indi come comportarsi? Quali decisioni prendere in merito ai nostri figli, soprattutto se con pregresse patologie respiratorie?

Di seguito alcuni consigli.

Preferire:

  • I corsi estivi, tenuti in piscine scoperte, che limitano l’inalazione di sostanze volatili o nebulizzate (effetto aerosol) che più facilmente si disperdono nell’aria.
  • Le piscine poco frequentate e attente alle norme igieniche basilari (doccia prima dell’ingresso, educazione dei nuotatori affinché non urinino in acqua).
  • Le piscine che utilizzano per la disinfezione ozono associato a minori quantità di cloro.

Verificare:

  • Che sia previsto un reintegro quotidiano di acqua fresca pari ad almeno il 5%.
  • Che si attui un ricambio giornaliero di aria esterna, con particolare attenzione alle zone destinate ai frequentatori (spogliatoi, docce e servizi igienici, spesso interrati, umidi e con presenza di muffe).

Evitare:

  • Le immersioni subacquee, in quanto i riflessi provocati dall’immersione stessa possono causare già di per se stessi broncospasmo.
  • Il nuoto in piscina in presenza di riniti, raffreddori, tracheiti e altre patologie respiratorie in atto.

 

A conclusione di quanto sopra si rammenta che la pratica sportiva, nei bambini e negli adolescenti con problemi respiratori, deve essere assolutamente incoraggiata perché può contribuire al miglioramento degli indici di funzionalità respiratoria.
Il nuoto, come anzidetto, rimane lo sport meglio tollerato dai soggetti asmatici. Se vi è la possibilità di praticarlo al mare o in piscine scoperte diviene l’ideale; se questo non è possibile, prima di sospendere l’attività sportiva perché allarmati dagli studi recenti sarebbe buona cosa che il soggetto problematico venisse visitato da un medico sportivo.

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