Letture consigliate per parlare di adozione ai bambini

Credo sia importante parlare di adozione con i bambini, anche con quelli che magari non ne sono toccati in prima persona.

Dato che di mio sono un po’ fissata con i libri e parto spesso da un libro per introdurre un argomento anche con i bambini, vi propongo quelli che mi sono piaciuti di più, tra quelli che abbiamo letto noi.

(Ho considerato solo i libri che parlano di adozione in modo diretto, non del concetto di adozione in generale, ad es. adozione tra personaggi-animali, che sono poi tantissimi – tra i più belli credo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare)

Una mamma di cuore
Rose Lewis (Ed. Mondadori, 2004)
Età: 3-7 anni

Una mamma di cuore

Belle illustrazioni, storia molto semplice, ma efficace, con narrazione diretta:
una mamma racconta alla sua bambina cinese la storia della sua adozione (il desiderio, i preparativi, l’attesa, l’incontro, i primi tempi insieme).
Non ha approfondimenti particolari, ma racconta come nasce l’amore tra questa mamma e questa bimba, adatto ai più piccoli.

 

Il regalo più bello del mondo
Linda Griva – Sheila Stanga (Ed. IdeeAli, 2007)
Età: per tutti

Illustrazioni interessanti, con “inserti” in materiali vari (ruvido, brillante, vellutino),
che affascinano anche i più piccoli.
La storia è raccontata in modo semplice e naturale e riesce ad inserire anche gli elementi difficili (l’abbandono, la scelta dei genitori adottivi da parte del giudice) in molto accattivante.

Inizia così:
“Ciao io sono Olivia e questa è la mia tartaruga Maya. Da grande diventerò un’attrice famosa e Maya mi seguirà in giro per il mondo perché è la mia fata e mi protegge fin dal giorno in cui sono nata.
Quel giorno era un giorno speciale…..

Venni al mondo tra musica, coriandoli e fuochi d’artificio. Era l’alba del primo giorno dell’anno e nell’aria si respirava il profumo dei buoni propositi, delle promesse e dei desideri che salivano al cielo appesi a palloncini colorati.
Dentro L’Ospedale i dottori brindavano alla vita.
Anche la mia mammina era felice perché la sua pancia, che era stata molto grossa e pesante, adesso era più leggera. Ma era anche un po’ triste perché non poteva tenermi con sé. Forse abitava in una casa stretta e non sapeva dove mettermi… forse aveva una malattia contagiosa… forse era vecchia come la strega baccucca….

Com’è, come non è, la mammina dispose che si cercassero al più presto una Mamma e un Papà che si prendessero cura di me.
Vennero nominati tre Saggi Consiglieri e i Paggi dell’Ospedale andarono per ogni dove gridando:
“Udite, udite. Tutti gli aspiranti genitori dal cuore grande e generoso sono pregati di presentarsi all’Ospedale per un’audizione.
I più meritevoli riceveranno in dono una figlia con il cuore di zucchero, la testa dura come il marmo e i capelli rossi come la terra d’Oriente”
………………………….

Mamma di pancia, mamma di cuore
A. G. Miliotti, C. Chigliana, ed. Scienza
Dai 6 anni

Una giornata di vacanza al mare, mamma e figlia (illustrazioni grandi, colori accesi, “estivi”)
Un lungo dialogo, che scorre spontaneo tra un tuffo e un castello di sabbia,
tra le domande di Sheffali, una bimba di 7 anni adottata piccolissima in India, e le risposte della sua mamma.

“………..Mamma, io sono stata nella tua pancia?
“No. Tu, amore, sei stata nella pancia della tua mamma di nascita. Ma sei stata sempre anche nel mio cuore”
(………….)
… “E anche gli altri bambini hanno avuto due mamme?”
“Non sempre, spesso le mamme delle pance sono anche quelle del cuore, che tengono i bambini con sé e li fanno crescere.”
(………….)
….. “E perché io no?”
“Può succedere che alcune mamme non possano crescere i loro bambini. Talvolta sono troppo giovani, o non hanno abbastanza esperienza o sono troppo povere e non hanno nessuno che possa aiutarle. Allora i loro bambini vengono affidati ad alcune persone che trovino per loro un’altra mamma che possa prendersene cura”.
……………………..
E la mia mamma della pancia chi era?
E perché lei non mi ha tenuto?
Ma lei mi voleva bene?
E allora perché mi ha dato via?
E com’è stato quando mi ha lasciato?
Ma allora io somiglio a lei?
Quando ero piccola, anche la mia mamma indiana mi teneva in braccio?

Dopo molte domande e racconti, la giornata si conclude con Sheffali che, aiutata dalla mamma,
scrive una lettera alla mamma di pancia e affida il suo messaggio a una bottiglia che getta in mare,
sicura che dall’altro capo del mondo l’altra mamma la riceverà e ne sarà felice:
“Cara mamma Rajata, sono Sheffali.
Ti voglio dire che ti voglio bene, e mi dispiace che non mi hai potuto tenere.
Voglio anche dirti che io qui sto bene con la mia mamma Cristina.
E sono felice.”

Un ottimo libro da cui partire per approfondire con i bimbi appena più grandicelli.
Alla fine del libro una serie di indicazioni bibliografiche
e alcune riflessioni su come parlare con i bambini di questi temi.

Quello che non so di me
Anna Genni Miliotti (Ed. Fabbri, 2007)
Per ragazzi

Quello che non so di me

Dasha, Daria in italiano, è stata adottata quando era piccola da una coppia toscana.
A 13 anni chiede di tornare in Russia per ritrovare il suo passato.
È l’inizio di un viaggio che porta madre e figlia da Mosca a Vladimir (dove si trova l’istituto dove Dasha aveva trascorso alcuni anni) e poi fino al piccolo paese di Stepantzevo, dove ha avuto origine la sua storia.

Il racconto, autobiografico, è fatto a due voci da mamma e figlia,
che insieme hanno fatto questo viaggio alla ricerca del passato della ragazza.
Scorrevole, molto interessante vedere la storia raccontata da un doppio punto di vista.

“”Il mio nome è Daria. Sembra un nome normale, alle elementari avevo una compagna che si chiamava come me. Il mio nome però è russo. Pare strano, ma è così. Perché io sono russa. Ma anche italiana. Complicato.”
(……) “Non so molto di me come russa, oltre al mio nome. E un nome non mi basta. Per questo ho chiesto alla mamma di tornare, per trovare qualcosa. Vorrei sapere di mia mamma, quella che mi ha tenuto nella pancia, e vederla.”

(………………….)
“Così quando mia figlia mi ha chiesto con voce sicura, guardandomi dritta nello specchio:
“Mamma, vorrei andare in Russia a vedere dove sono nata”, ho fatto un lungo sospiro.
E quando ha aggiunto: “…e la mia mamma russa!” non sono svenuta.
Aspettava una risposta, quella giusta.
C’era lo specchio di fronte a me, e mi sono vista, un’altra Anna che rispondeva, come se fosse la cosa più normale di questo mondo:
“Certo, ci andremo”.
La cosa più normale di questo mondo! Ma dentro, al di là di quello specchio, mi sono detta:
“Oh, mio Dio, e come farò?”

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