Solo – A Star Wars Story: la nostra recensione


Solo: a Star Wars Story Recensione
Solo: a Star Wars Story

Per dirla in breve, Star Wars ha una storia sfortunata quando si tratta di rappresentare le origini di personaggi importanti sul grande schermo. L’intera trilogia prequel è stata progettata per dare corpo alla storia dell’universo cinematografico attraverso il percorso che Anakin Skywalker ha intrapreso per diventare Darth Vader, ma la sua eredità è un insieme di cattive scelte di storytelling, performance travolgenti e immagini sgargianti e sgradevoli.

A differenza degli altri prequel, Solo: a Star Wars Story cavalca i cinema su un’onda emotiva di esitazione mista ad attesa, in gran parte dovute a questioni avvenute dietro le quinte e poi rese pubbliche. Inizialmente i registi ingaggiati per dirigere il film, erano Phil Lord e Chris Miller, che avevano nel loro curriculum 21 Jump Street e The LEGO Movie – famosi dunque per aver realizzato film fantastici con idee mediocri – ma dopo mesi di lavoro, i conflitti creativi li hanno portati a lasciare la direzione del film, e sono stati rimpiazzati da Ron Howard.

Fortunatamente guardando l’opera, questo cambio della guardia non è qualcosa di immediatamente evidente, dal momento che non c’è nessuno stile principale riconoscibile, e il film mescola divertenti sequenze di avventure con meravigliosi momenti legati alla caratterizzazione dei personaggi.

Scritto dal duo padre-figlio Lawrence e Jonathan Kasdan, Solo: A Star Wars Story porta per la prima volta il pubblico sul pianeta coperto di fango Corellia, dove un giovane Han (Alden Ehrenreich) lavora come mercenario per sopravvivere.  Mentre il film lotta per trovare  la sua identità, facciamo la conoscenza di Qi’ra (Emilia Clarke), la donna che il nostro eroe ama, e apprendiamo le aspirazioni di Han di diventare un giorno un grande pilota. Riesce a partire purtroppo dovendosi separare da lei, ma giura che tornerà a prenderla.

Qi'Ra
Qi’Ra

Tre anni più tardi, Han si ritrova soldato in trincea nell’esercito imperiale, ma nonostante gli stenti e le difficoltà, gli si presenta ancora una volta un’opportunità. Un fatale arrivo al campo di battaglia di Beckett (Woody Harrelson), Val (Thandie Newton) e Rio Durant (Jon Favreau) lo portano nel mondo del crimine intergalattico, gestito da un gangster di nome Dryden Voss (Paul Bettany), e gli dà la possibilità di dimostrare finalmente che ha le carte in regola per diventare il più grande pilota della galassia.

Il problema principale di qualsiasi prequel è quello di riuscire a creare suspense e interesse, dal momento che già sai che certi eroi e certi cattivi vivranno e diventeranno adulti. C’è dunque bisogno di sviluppare e mostrare i personaggi in modi nuovi e interessanti. Nel caso di Solo: a Star Wars Story , è un gioco di vittorie e sconfitte.

La verità è che Han Solo non ha molto spazio per crescere, dato che il suo personaggio inizia come il lupo solitario e bizzarro dell’inizio del primo Star Wars, e questo è praticamente il punto in cui inizia anche in questo prequel. Fortunatamente, Alden Ehrenreich dimostra di avere il carisma di portarlo fino alla fine, e, anche se lui non assomiglia molto a Harrison Ford, ci sono certi momenti nel film in cui lo evoca.

Gran parte del divertimento è lasciato al cast di supporto a Han e in questo la missione è compiuta. Donald Glover ha dimostrato di essere l’asso nella manica di ogni progetto in cui è coinvolto, e non finisce qui perchè lui riporta in ballo l’amato Lando Calrissian. Chewbecca (Joonas Suotamo) diventa una vera parte della storia dopo essere stato fondamentalmente un giocatore di sfondo negli ultimi due film della saga, ottenendo i suoi piccoli momenti da eroe. I fan possono stare certi di innamorarsi rapidamente di Rio Durant e del droide donna L3-37 (Phoebe Waller-Bridge), che offrono entrambi nuove e divertenti voci alla saga.

Han Solo e Chewbecca

Come ci si aspetterebbe, Solo: a Star Wars Story funziona in parte per rispondere alle domande che i fan hanno fatto da quando il contrabbandiere canaglia è arrivato sulla scena nel 1977 – ma mentre è gradevole in alcune parti, è eccessivo in molte altre. È bello vedere come Han incontra Chewie, formando un’amicizia duratura, e non stiamo esagerando se diciamo che gran parte del secondo tempo è dedicato al famoso Millennium Falcon che fa la sua leggendaria Kessel Run – il che rende alcuni momenti al cinema veramente elettrizzanti (ci sono alcune critiche, ma non le riportiamo perchè dovremmo spoilerare).

Si tratta comunque di aspetti positivi che sono purtroppo controbilanciati dal fatto che il film si spinge troppo in là in alcuni contesti e fornisce spiegazioni che nessun fan aveva mai chiesto. Questo include il momento in cui Han Solo attribuisce il soprannome a Chewbecca e la rivelazione che in realtà “Solo” non è un cognome.

In definitiva questo episodio della saga non ti lascerà con la sensazione di aver visto un’opera indimenticabile.

E’ sicuramente molto più bello di qualsiasi altro film della trilogia dei prequel, ma anche il più debole degli ultimi episodi (che hanno spaziato dall’ottimo all’ottimo). A differenza del precedente Rogue One, questo prequel lascia la porta aperta per un eventuale seguito, e non sarebbe affatto sorprendente vedere il franchise sfruttare questo nuovo filone.

Se così sarà, speriamo solo che autori e registi possano continuare a perfezionare la loro strategia di narrazione dei prequel su personaggi importanti della saga, perché al momento ci pare che non sia così.

Video

HAN SOLO: A Star Wars Story Trailer 3 Italiano (2018)

Godetevi il nuovo Trailer di HAN SOLO: A Star Wars Story 23 Maggio 2018 al Cinema.

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