I disturbi alimentari in età adolescenziale


disturbi alimentariIl cibo è fonte di vita, energia e può costituire un piacere. Oltre a garantire la sopravvivenza, diviene, all’interno della nostra cultura, un’occasione di socializzazione, aggregazione e convivialità. Tuttavia, di pari passo con un crescente e pervasivo interesse sociale verso l’alimentazione, sempre più spesso il rapporto con il cibo genera forte preoccupazione, sentimenti d’ansia, di colpa e vergogna.

Talvolta, tali emozioni si accompagnano alla messa in atto di comportamenti alterati riguardo l’assunzione e il consumo di cibo, fino ad arrivare allo strutturarsi in veri e propri disturbi alimentari. All’interno del DSM-5 (Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali), punto di riferimento internazionale per la diagnosi e la classificazione dei disturbi mentali, l’anoressia nervosa, la bulimia e il disturbo da binge-eating (altrimenti conosciuto come disturbo da alimentazione incontrollata) sono compresi fra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Queste patologie sono, infatti, accomunate da un disfunzionale rapporto con il cibo, il quale viene a perdere la sua funzione primaria di sostentamento.

La loro diffusione, soprattutto all’interno del mondo occidentale e dei paesi industrializzati, risulta essere capillare, investendo individui di diversa estrazione sociale, età ed etnia. Anoressia e bulimia sembrano interessare più frequentemente il genere femminile, con una prevalenza rispettivamente del 0,4% e del 1-1,5%. Solitamente l’esordio si verifica in adolescenza e nella prima età adulta. In particolare, per l’anoressia sono stati rilevati due picchi di insorgenza intorno ai 14 e ai 18 anni di età.

L’adolescenza costituisce un delicato periodo di passaggio, in cui i soggetti sono impegnati ad affrontare importanti cambiamenti fisici, cognitivi e sociali, finalizzati al raggiungimento dell’autonomia e alla costruzione della propria identità personale. Tale fase di crescita richiede l’assunzione di nuove responsabilità e il graduale raggiungimento della maturità, ponendo i ragazzi di fronte a importanti compiti di sviluppo e a nuove sfide. La comparsa di disturbi dell’alimentazione in tale periodo rischia di ostacolare fortemente lo sviluppo fisico, psicologico e sociale dei soggetti.

Anoressia e la bulimia condividono l’attribuzione di eccessiva importanza al peso e alla forma corporea. Le persone che soffrono di tali disturbi si valuterebbero esclusivamente, o in maniera predominante, sulla base del controllo che riescono ad esercitare sul proprio peso e sul corpo. Tale nucleo psicopatologico porta le persone che soffrono di anoressia a compiere considerevoli e costanti sforzi per limitare l’introito calorico giornaliero e perseguire un obiettivo irrealistico e non salutare di magrezza.

Entrambe le condizioni sono caratterizzate, inoltre, da altri comportamenti psicopatologici peculiari: frequente preoccupazione e pensieri intrusivi disturbanti riguardo il cibo, il peso e la forma corporea; difficoltà nel riconoscimento delle emozioni e di sensazioni fisiche che si traducono nella sensazione di “essere grassi”; comportamenti di body-checking (controllo frequente e ossessivo del proprio corpo) o evitamento del corpo. Questi elementi sarebbero espressioni dirette o indirette dell’autovalutazione disfunzionale di sé (fattore principale di mantenimento del disturbo) ed incrementerebbero a loro volta l’eccessiva importanza attribuita alla forma corporea, instaurando così un circolo vizioso che spinge il soggetto ad attuare un controllo sempre più ferreo sull’alimentazione e sul proprio peso.

L’esistenza di un nucleo psicopatologico comune spiegherebbe, inoltre, come mai si evidenzino piuttosto frequentemente, nel corso del tempo, “migrazioni” da una diagnosi all’altra.

disturbi alimentari

Mentre in passato si è spesso puntato il dito contro singoli fattori (da dinamiche familiari disfunzionali, a pressioni culturali e sociali, fino a condizioni genetiche e biologiche), considerati in grado di rendere conto dell’insorgenza di tali disturbi, ad oggi pare evidente come questi ultimi siano caratterizzati da un’eziologia multifattoriale; si evidenzia, ovvero, come sia l’interazione di molteplici fattori a determinare l’esplicitarsi dei disturbi dell’alimentazione. È proprio la combinazione di predisposizione genetica, peculiari tratti di personalità (bassa autostima, il perfezionismo, tratti ossessivi, di ansia o di depressione) e fattori di rischio ambientali (appartenenza a società o gruppi sociali in cui il mito della magrezza risulti particolarmente pressante, invischiamento familiare, scarsa promozione dell’autonomia personale) a costituire un terreno fertile per lo sviluppo di tali disturbi. Su tale vulnerabilità (fattori predisponenti) intervengono poi fattori precipitanti (traumi, abusi, eventi stressanti, importanti cambiamenti, sviluppo puberale), che portano alla manifestazione dei disturbi dell’alimentazione. Anche in questi casi, l’intervento precoce è di fondamentale importanza poiché favorisce la prognosi.

La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) ha messo a punto e si serve di strategie di intervento empiricamente fondate, agisce direttamente sul nucleo psicopatologico e ha dimostrato di produrre risultati in tempi rapidi. Attraverso il sito dell’AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva) è possibile individuare i terapeuti specializzati in TCC del proprio territorio (www.aiamc.it). feed


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