Noi, la rete e i nostri figli

fotoar_161.jpgIl Digital Divide, letteralmente, è il divario digitale, cioè il divario che occorre colmare, in termini di infrastrutture, di banda larga e di alfabetizzazione informatica per realizzare la massima fruibilità delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
L’Italia è uno dei paesi europei con il divario digitale più ampio.

Mentre, però, noi discutiamo su come incentivare l’utilizzo delle tecnologie informatiche e, soprattutto, la partecipazione e la presenza nella rete delle reti Internet, arrivano segnali in apparente contro tendenza da chi è, al solito, più avanti di noi.
In questi giorni è stato pubblicato un nuovo report dall’organizzazione svedese non profit Children’s Rights in Society- BRIS, che rappresenta una sorta di sportello virtuale di assistenza ai bambini e agli adolescenti con difficoltà. Tale organizzazione registra un’incidenza di nuove denunce riguardanti, questa volta, figli seriamente preoccupati (o isolati) dai loro genitori, per l’utilizzo che essi fanno della rete.

 

Da mamme siamo solite interrogarci su come proteggere i nostri figli da un utilizzo improprio del Web e risulta quindi strano immaginare di dover proteggere i nostri figli dall’utilizzo che, al contrario, del Web ne facciamo noi.
Alcune testimonianze dei bambini sono davvero agghiaccianti.

“I read his MSN conversation log. I was just curious. And then I saw that he was talking to, like, young girls. And the disgusting part is that he’s 53!”
è quanto riferisce un ragazzo che accede ai log di chat MSN di suo padre, di 53 anni, che chatta con ragazzine di 15.

C’è poi la denuncia di una bambina che vede sua madre pubblicare foto poco caste o di un’altra che vede sua madre immergersi e perdersi nei giochi on line per ore e poi restare isolata dal mondo senza nessuna capacità di dialogo.

Una volta tanto potremmo farci furbi e imparare dal loro (s)vantaggio.
Molte delle cose da evitare sono chiaramente patrimonio del buon senso, prima ancora di adulti e poi di genitori.
Un uomo di 53 che corteggia adolescenti via Internet o una donna adulta, sposata e madre, che conversa con una Web cam seminuda, ha un comportamento discutibile su diversi punti di vista, ma se in casa c’è un bambino o un adolescente, se c’è in casa qualcuno che impara dai nostri comportamenti, allora ciò che era solo discutibile diventa inequivocabilmente intollerabile.

Poi c’è una realtà meno evidente, più subdola.
Tante attività che svolgiamo da madri, da mogli, da casalinghe, tolgono tempo e cura ai nostri figli, se non altro in maniera diretta.
Eppure, tra le tante attività, quella che ci vede davanti ad un monitor, solo per leggere una ricetta, una cura omeopatica, una mail della pediatra, un thread di NoiMamme, ebbene tale attività è quella percepita con maggiore sospetto, a volte anche ostilità, dai nostri figli.
Probabilmente perché è come condividere gli stessi spazi stando però in due realtà diverse, è come se loro avvertissero la nostra “assenza virtuale”, percepissero una distanza se non addirittura mancanza e la vivessero con disagio, a prescindere dai contenuti, bastasse solo la percezione dell’isolamento.
Tanto vale ricordarci sempre di farne un buon uso, talvolta facendoli entrare nel nostro mondo, rendendoli partecipi di ciò che vediamo o scriviamo.
La loro partecipazione sarà sempre un potente strumento di moderazione e di deterrenza.

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