Senso di colpa che non passa

Buonasera dottoressa,

sono Chiara da Treviso. L’anno scorso a settembre con mio marito ho scoperto di aspettare un bambino, arrivato per magia una volta che siamo stati distratti. Quanto ho pianto il giorno del prelievo per le beta hcg!
Poi ho incontrato la mia ginecologa del consultorio, una dottoressa meravigliosa. E infine il dottore che ci ha eseguito il duotest, un medico fin troppo bravo… perchè quel giorno ha trovato una malformazione ad un arto. Femore e tibia del mio bimbo erano corti e storti. Il perone non c’era. Abbiamo fatto di tutto, parlato con specialisti, indagini genetiche…. ho abortito una settimana dopo. Ho firmato un foglio dove dicevo che preferivo abortire per non stare male!! ma non è vero, sto male, non dormo, non ho più speranza. Quella decisione l’ho presa pensando al mio bimbo, alla vita in salita che avrebbe dovuto affrontare, alla sua fragilità in questo mondo di squali, non volevo per lui un calvario di operazioni chirurgiche e di traguardi mai raggiunti. Che poi, io lo so, sarebbe stato un genio della matematica o un bravissimo pianista oppure un bambino, un ragazzo, un adulto normale, ma come facevo a fidarmi che non c’era altro? non lo sentivo muovere in pancia, ancora. Per me non c’era ancora. C’era un’idea, che era quella di un piccolo campione di sci, di poter fare le passeggiate in montagna che tanto ci piacciono, di portarlo nel vigneto di mio padre…. quei sogni si sono frantumati in una diagnosi inappuntabile. E mi sono fermata, codarda che sono. Me ne pento? ogni giorno. Mi dico che è stata la scelta più comoda? sì certo. Il mio bimbo non aveva nulla se non tre ossa storte. L’aborto è durato una settimana, ad un certo punto ho pensato ora muoio, e mi sta pure bene.
Da lì in poi farmaci per dormire, mi sono buttata sul lavoro, mi faceva schifo farmi la doccia, ho tenuto il pigiama felpato fino a maggio, per allontanare mio marito da me, per non farmi toccare.
Poi è nata la figlia della mia cara amica, è stata dura andare a trovarla, vedere la bimba… però quella creaturina così fragile e forte mi ha fatto innamorare, mi ha spezzato qualcosa dentro, ho detto a mio marito che è così che vorrei il mio futuro, che vorrei riprovare ad essere felice.
E allora riprendiamo i rapporti, facciamo una nuova visita dal dottore bravo, che costa un occhio della testa, che ha un macchinario pazzesco. E lui mi diagnostica un nuovo problema, una malformazione all’utero, dovrò operarmi, dovrò aspettare ancora a provare a diventare mamma.
Come faccio a togliermi dalla testa che è un piano architettato? che tutto rema contro di me? che ogni intoppo, ogni ostacolo è un segno, una punizione, un modo che ha il Destino per dirmi che non mi merito più niente?? Quando se ne andrà questo senso di colpa? mai vero? io sto aspettando solo il meteorite che mi colpirà. Mi manca solo quello.
Grazie per avermi ascoltato.
Chiara

 

Cara Chiara,

Capisco come si sente, il senso di colpa, il destino avverso, l’idea che da questo tunnel non se ne esca più, perdere un bambino è’ perdere una parte di se’, tutti i sogni, le aspettative e nulla è come piu’ prima. E poi di nuovo la voglia di riprovare e ricominciare a sperare ed ecco la seconda botta. . No non è colpa sua, non è colpa di nessuno, avete fatto la scelta giusta. Non si deve rassegnare non si vergogni di chiedere aiuto a suo marito forse lui è la persona che più la può capire. Un abbraccio

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Psicologa specializzata in psicoterapia familiare e di coppia. Potete consultare il suo sito per maggiori informazioni sulle sue aree di competenze www.psicoweb.info.