Infortunio in itinere


 
Egregio Dottore,
 
a seguito di un infortunio in itinere, occorsomi giorno 26 febbraio u.s., sono stata a casa in malattia circa un mese per trauma distorsivo da contraccolpo al rachide cervicale.

Il giorno 27 marzo, in occasione dell’ultimo controllo presso la sede Inail, è stata dichiarata cessata la mia infermità ed è stato disposto il mio rientro in ufficio per l’indomani, il 28 marzo. Da premettere che non sto assolutamente bene, sono in attesa di fare la RMN cervicale per iporeflessia all’arto superiore destro. La contrattura muscolare permane con forte cervicalgia ed in particolar modo mentre guido (15 km per raggiungere il posto di lavoro e ritorno).

Io naturalmente ho ripreso il lavoro come disposto dal competente medico del lavoro INAIL, pur avendogli fatto presente durante la visita che il neurologo mi aveva prescritto 10 giorni di assoluto riposo a decorrere dal 24 marzo.

Le vorrei chiedere: se l’esito della RMN del 22 aprile p.v. confermasse l’iporeflessia dell’arto destro legata al trauma ed all’avvicinamento della 2^ e 3^ vertebra come si sospetta, cosa posso fare per riaprire la pratica INAIL a tutela dei miei diritti?

Le chiedo scusa se mi sono dilungata e attendo un suo riscontro.
Le aggiungo che nonostante il medico INAIL abbia rilevato durante la visita la contrattura ancora in atto, ha inteso chiudere comunque l’infortunio.
Le assicuro che sto lavorando con difficoltà.

Grazie.

Stefania

 
Purtroppo è da un po’ di anni a questa parte che sento storie di questo tipo ad opera dei medici dell’Inail. Non per criticare qualcuno, per carità, ma in questo caso davvero la tutela del lavoratore va a farsi benedire: sembra quasi che l’Inail abbia ricevuto l’incarico di risparmiare ad oltranza, costi quel che costi.

Dunque cosa fare? Mi sembra che la patologia sia ancora in atto: prima di tutto certificato di malattia del suo medico curante, il più dettagliato possibile, e richiesta ulteriore (tramite il suo stesso medico curante o qualunque altro medico) di patologia da malattia professionale e/o infortunio (proseguimento).
È consigliato un parere di patronato sindacale in questo caso.

 
 
 
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