Visite neuropsichiatriche, schemi e protocolli valutativi

 

Gentile dottoressa,

mio figlio ha 18 mesi e recentemente abbiamo fatto la visita pediatrica di controllo. La dottoressa ci ha fatto molte domande sull’attività del bimbo ed è risultato che: non indica col dito gli oggetti che desidera (ma si fa capire altrimenti, andando verso l’oggetto, piagnucolando e guardandomi per averlo), non giocava a nascondino (ma ora si, è bastato proporglielo un pomeriggio), non faceva giochi associativi (tipo giocare coi pentolini, ma non li avevo mai dati, ora ci gioca facendo finta di mangiare o mescolare – oppure finge di annaffiare le piante), diceva solo babbo e mamma nei momenti critici (ma ora dice anche altre 8 parole a distanza di due settimane), non sempre si volta quando viene chiamato.

Ci ha prescritto per scrupolo una visita neuropsichiatrica ed un controllo audiometrico (nonostante il bimbo riconosca i suoni, i fruscii, le musiche preferite, le parole). La prima l’abbiamo fatta e la dottoressa ha riscontrato solo una capacità di concentrazione del bimbo insolita per la sua età (suo padre è un fisico ed era identico a detta della nonna alla stessa età). Ovvero se lasciato a se stesso gioca tranquillamente con le sue cose (dalla psichiatra, perché a casa non riesco a fare nulla di nulla quando lui è sveglio).

Si è riservata di fare ulteriori accertamenti e mi ha prescritto una nuova visita a cui dovremo portare dei filmati che mostrano l’interazione del bimbo con gli altri. In più ci consiglia una "valutazione monofunzionale con scala psicocomportamentale".

Questo percorso ci sta togliendo completamente la serenità.

Adesso non faccio che spiare i comportamenti di mio figlio e uso il bilancino per valutare cosa fa e non fa. Ero una mamma tranquilla e felice e ora non faccio che chiedermi se va tutto bene. Io in tutta coscienza vorrei interrompere questi inutili accertamenti. Razionalmente so che mio figlio non ha problemi, ma emotivamente questo percorso alla ricerca di qualcosa che non va mi sta sfibrando. Secondo lei devo andare avanti con tutte queste visite? Non sono eccessive?

Io mi ritengo molto scrupolosa, ma in questo caso vorrei rispettare i tempi di crescita di mio figlio e non creargli inutili ansie intorno.

Non è "razionalmente" che sai che tuo figlio non ha problemi, ma intuitivamente ed emotivamente, mentre ostinandoti a far funzionare l’emisfero razionale diventi vulnerabile, confusa, facile preda di dubbi e insicurezze inculcate da chi, per mestiere o professione, deve, si, porsi delle domande, ma che dovrebbe anche essere capace di darsi delle risposte prima di trasferire l’ansia derivante da queste domande alla madre così com’è, non adeguatamente filtrata da una operazione mentale di sintesi e di valutazione globale dell’ipotetico problema.

Le madri devono dare più ascolto alla loro intelligenza emotiva, quella del cuore, quella che permette loro meglio di qualunque altro di mettersi in sintonia con l’anima del loro bambino: una comunicazione privilegiata che difficilmente sbaglia, proprio perché, per sua natura, bypassa i processi analitici e arriva alla conclusione per vie dirette, del tutto sconosciute all’emisfero sinistro, necessariamente troppo evoluto e complesso per essere veloce come le strutture cerebrali più arcaiche che custodiscono i sentimenti e gli istinti.

Lo sviluppo psicomotorio di un bambino è un complesso meccanismo in divenire che non può essere valutato fermando il tempo artificiosamente in una sorta di fotografia al presente, fuori dal contesto "storico" ed evolutivo del piccolo, esattamente come non è possibile valutare correttamente un ipotetico problema o ritardo di accrescimento staturo ponderale avendo a disposizione soltanto i dati al presente, disgiunti da quelli che hanno caratterizzato la storia dell’accrescimento del bimbo sin dal suo concepimento.

L’osservazione di un attimo al presente di un bambino, cioè di un soggetto in piena età evolutiva è, per definizione, movimento, non una valutazione statica riferita ad un attimo al presente. Una valutazione fatta al presente serve soltanto come catalizzatore di un processo mentale di sintesi dei ricordi di tante osservazioni fatte giorno per giorno. In un bambino, infatti, si valuta il processo evolutivo, la velocità con la quale si compiono le trasformazioni ed è questa velocità, assieme alle modalità che il soggetto utilizza per compiere il suo sviluppo, somatico, psichico o motorio che sia, a dare il senso della normalità o della patologia del processo stesso.

Paradossalmente, infatti, più un bimbo è piccolo, cioè meno storia ha alle spalle, più la sua osservazione rimanda proprio ad una modalità di osservazione basata sulla valutazione dell’evoluzione nel tempo, cioè nella storia, del parametro su cui si sta riflettendo.

E la storia di un bambino comincia da lontano, da molto lontano… da prima del suo concepimento: ripercorre non solo la storia evolutiva dei genitori che lo hanno generato, ma quella della sua famiglia, del suo ambiente sociale, della sua specie. La sua ontogenesi ripercorre la filogenesi.

Sulle spalle di un bambino molto piccolo, che sembra non avere ancora storia, pesano, infatti, tutte le storie di chi lo ha preceduto: esse lo caratterizzano tanto quanto il suo carattere e la sua personalità che, giorno dopo giorno, con fatica ma con ostinazione e cocciutaggine, progressivamente si svelano.

Lascia, quindi, che questo processo si compia in libertà e in tranquillità e non cedere alla tentazione di ingabbiarlo in schemi precostituiti, più utili a chi, in un certo senso, deve imparare ed esercitare il mestiere (di medico, di psichiatra, di pedagogista o quant’altro) che al bambino stesso.

E te lo dice una persona, ahimè, ormai non più giovane, che di questi schemi e protocolli valutativi, in gioventù e per molti anni ancora, ha fatto il suo baluardo e ha fondato le sue sicurezze e convinzioni professionali.

Un caro saluto, Daniela

1 commento

  1. Salve, vorrei esprimere la mia riconoscenza a Daniela perché ha scritto col cuore queste frasi molto umane e non dettate dal protocollo con cui si esprimono i medici di questa categoria….. Capisco molto bene cosa prova Laura, mio figlio ora ha 4 anni e mezzo ma da quando è iniziata la scuola materna un anno e mezzo fa è iniziato il mio Calvario…. Mio figlio non parlava, si esprimeva piu che altro a gesti e muggiti, ma si è sempre fatto capire perfettamente, aveva gli stessi atteggiamenti del bimbo di laura….le maestre appena lo hanno conosciuto erano terrorizzate….e mi hanno allarmato da morire… Ho iniziato a non dormire la notte…la mia vita era un’incubo…dopo tante visite e incontri….un anno e mezzo e non abbiamo ancora finito…. Mi dicono che il bambino è intelligente e al pari degli altri della sua età, solo poco partecipe alla comunicazione se non con motivazione! E tutta l’angoscia che ho affrontato in questo anno e mezzo chi me la toglie?