Vaccino batterico

Salve dottoressa, Mia figlia nel mese di settembre ha iniziato a prendere le gocce del vaccino batterico Lantigen B, consigliato dal suo pediatra, ha fatto una pausa di 15gg e poi ha ripreso con un altro flacone, idem da gennaio fino a marzo. Durante questo periodo ha avuto stati febbrili leggeri e curati con sola tachipirina. Ora da maggio ha iniziato ad ammalarsi spesso, è passata dall’otite e cura antibiotica, una settimana dopo la fine della cura antibiotica ha iniziato ad avere la febbre ed è passata dopo 3gg, 7gg dopo di nuovo febbre, sta volta molto alta e il pediatra ha consigliato antibiotico perchè aveva la faringite. la cura antibiotica è finita 2 settimane fa e ora sta di nuovo male… io non capisco una cosa, possibile che in un mese stia succedendo tutto questo? sarà dovuto per caso al fatto che gli effetti del vaccino batterico siano terminati e quindi è più suscettibile ai malanni? inoltre vorrei capire una cosa, la cura antibiotica rende più deboli e così più predisposti alle ricadute? Lei cosa pensa dei vaccini batterici? la ringrazio tanto per la sua disponibilità e scusi la marea di domande, ma vorrei avere le idee chiare, per capire se va bene che mia figlia si ammali così tanto in poco tempo e se devo rassegnarmi, perchè a questo punto non so più come comportarmi, ho paura di accendere l’aria condizionata e di lasciare anche le finestre aperte, paura che sudi..paura di tutto. Questo mese è andata all’asilo solo 7 volte, ha ripreso una settimana fa e oggi sta nuovamente male, possibile che si ammali così tanto d’estate? grazie, Francesca.




Visto che la bimba frequenta l’asilo – quando riesce a frequentarlo – deduco che sia in età pre scolare e, forse, che non abbia ancora compiuto tre anni: non me lo specifichi e vado ad intuito. Inoltre, visto che la tua pediatra, già a settembre, ti ha consigliato vari cicli di Lantingen B, immagino che da prima, cioè già dall’inverno scorso, la piccola tendesse ad ammalarsi frequentemente. Questo è il destino di tutti i bambini piccoli che non hanno ancora memoria immunitaria nei confronti delle più comuni e frequenti infezioni, specialmente virali ma anche batteriche, che è possibile contrarre soprattutto in comunità. Un bambino inserito in comunità attorno all’anno di vita, mediamente, ha ottime probabilità di ammalarsi circa 10 volte l’anno. Alla scuola materna questi episodi si riducono mediamente a 6-7 e alle elementari, o comunque dopo i 6 anni, a 4, massimo 5. Se le frequenti febbri o sindromi influenzali o infiammazioni alle vie respiratorie non tendono a diffondersi e rimangono banali episodi di faringite o otite o faringotonsillite, è difficile pensare che il bambino abbia un problema di tipo immunologico, cioè è difficile sospettare che abbia un deficit o del numero dei suoi anticorpi o della funzionalità degli stessi e indagare da questo punto di vista difficilmente porterebbe lontano. La tua bimba, però, potrebbe: 1) avere un deficit transitorio di immunoglobuline A, quegli anticorpi responsabili di bloccare l’infezione nelle sue fasi iniziali, quando è ancora a livello asintomatico, situazione piuttosto frequente nei primi anni di vita che tende a risolversi dopo il terzo o quarto anno di vita . 2) avere una certa tendenza all’iperreattività, cioè è possibile che contragga facilmente forme catarrali anche per infezioni banali: in questo caso non è in gioco nessun deficit quantitativo o funzionale del suo sistema immunitario ma, al contrario, un eccesso di reattività a stimoli ai quali, magari, altri bambini sarebbero insensibili o non svilupperebbero nessuna sintomatologia apparente. Anche in questo caso, la crescita porta, di solito, ad una modulazione delle risposte immunitarie che ha come conseguenza un diradamento delle malattie, almeno delle malattie che provocano sintomi apparenti, febbre, ecc. 3) la bimba potrebbe avere una diatesi allergica, cioè una costituzione allergica che sarebbe responsabile, specie in primavera, di un costante stato infiammatorio delle mucose delle sue prime vie respiratorie rendendo queste ultime meno protettive e più vulnerabili agli agenti infettivi. Se questa terza ipotesi fosse confermata, sarebbe opportuno indagare anche su possibili intolleranze alimentari, come quelle alle proteine del latte vaccino, per esempio, che, in certi casi, non si manifestano con sintomi gastrointestinali, come sarebbe ovvio aspettarsi, ma con sintomi respiratori, catarro, ecc. I bambini a tendenza allergica, per esempio, possono presentare, specie in primavera avanzata, le classiche febbri da fieno. Queste sono le ipotesi da mettere in campo quando un bambino piccolo si ammala spesso ma di forme piuttosto banali. Per quanto riguarda l’uso di antibiotici: soprattutto nei bambini piccoli, in età pre scolare, essi vanno utilizzati con molta cautela, sapendo che nell’80% dei casi le loro febbri sono dovute a virus e non a batteri, quindi potrebbero essere inutili se non dannosi qualora creassero resistenze batteriche. Ma anche in caso di febbre dovuta ad una infezione chiaramente batterica, dare l’antibiotico subito, al primo rialzo febbrile, tende ad aiutare troppo il bambino o, per meglio dire, il suo sistema immunitario: i batteri, infatti, in seguito alla somministrazione di antibiotico, vengono prontamente distrutti prima ancora che il sistema immunitario del bambino abbia avuto il tempo di agire e di fare la sua parte. In questo modo non si forma memoria immunitaria e lo stesso bambino può facilmente riammalarsi dello stesso germe. I bambini, anche piccoli, salvo casi molto particolari, hanno le loro brave difese alle quali bisogna dare fiducia: mamma e pediatra devono trovare il coraggio di aspettare prima di somministrare farmaci. Per quanto riguarda, poi, caldo, freddo, condizionatore, correnti d’aria: i bambini si ammalano quando nel loro organismo si sviluppano alcuni batteri sufficientemente virulenti da dare una sintomatologia specifica, non si ammalano a causa del caldo o del freddo. Questi due ultimi elementi, se eccessivi, possono semplicemente mettere l’organismo sotto stress, quindi renderlo più cagionevole e meno reattivo. Quindi è bene che il bambino, sia d’estate che d’inverno, non sia iperprotetto e che l’aria condizionata, utilizzata con razionalità, non sia bandita. Essa migliora il benessere dell’organismo a condizione di mantenere una temperatura ambientale non inferiore a 10 gradi rispetto a quella esterna, cioè, per esempio, se fuori vi sono 35 gradi, in casa non devono esserci meno di 25 gradi, magari utilizzando un impianto di condizionamento che deumidifichi. Le correnti d’aria non sono per forza pericolose a meno che il bambino – ma anche l’adulto – non sia sottoposto ad uno spiffero tale da diminuire in modo significativo la sua temperatura corporea proprio in un punto preciso del suo corpo. Per esempoi, io, ora, non ho condizionatore nella stanza dove ti sto scrivendo, ma per combattere il caldo ho messo al massimo un ventilatore a soffitto. La temperatura ambientale non è certo fredda, ma sono comunque certa che questa corrente fissa sul collo da alcuni minuti mi regalerà un bel torcicollo mentre se avessi il condizionatore programmato per rinfrescare l’aria in modo corretto deumidificandola, anche con una temperatura ambientale ben più bassa di quella che ho attualmente, non mi succederebbe nulla. Quindi, non fare soffrire la tua piccola e approfitta pure di aria condizionata in modo corretto, avendo sempre cura di lavare spesso i filtri dell’aria. Nello stesso tempo, non temere un buon sano venticello quando la porti fuori o una deliziosa correntina d’aria tra due finestre aperte, quando serve, purché non si crei il famigerato spiffero unidirezionale che ha come vittima designata proprio la parte del corpo che si trova lungo la sua traiettoria. Porta la bimba al mare o in montagna dove l’aria è più fresca e non tenerla sotto una campana di vetro. Vedrai che ti ringrazierà

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Medico chirurgo specializzato in Pediatria e Neonatologia con lunga esperienza Ospedaliera.