Vaccinazioni facoltative: farle o no, e perché?

Gentile Dottoressa,

sono qui a chiederle un consiglio sulle vaccinazioni "facoltative" per le quali noi genitori ci affidiamo di solito al pediatra di fiducia.

La mia bambina (11 mesi) ha fatto, nel corso di questo suo primo anno di vita, oltre all’esavalente, anche i vaccini per pneumococco e meningococco su consiglio della pediatra.

Per motivi personali, sono passata da poco (e solo per me stessa) alla medicina omeopatica e stavo pensando di fare la stessa scelta per mia figlia. Potrei anche aspettare, ma volendo decidere in questo momento mi sorge il dilemma vaccino dato che a breve ci saranno quelli di morbillo, parotite, rosolia e varicella (facoltativi, appunto).

La pediatra omeopatica (che per ora ho incontrato una volta sola) mi ha spiegato le ragioni per cui lei non somministrerebbe i vaccini facoltativi (i motivi sono intrinseci dell’approccio omeopatico e lei si limita a far fare quelli inevitabili obbligatori). La pediatra allopatica mi aveva spiegato, a suo tempo, i motivi per fare i facoltativi.

Adesso mi manca un tassello per completare il quadro e per fare una scelta più consapevole: cosa rischia la bambina non facendo i vaccini facoltativi tipo varicella, rosolia, ecc? È una bambina che finora non ha avuto problemi di salute (gli acciacchi di stagione come raffreddore, tosse e un’otite non li conto, e neanche la dermatite atopica con cui combatte da quando aveva poco più di un mese).

Insomma, la medicina fa progressi, ma ad essere sincera né io né mia sorella né i miei cugini siamo stati vaccinati per le malattie che comunemente prendono i bambini e tutto sommato non è andata male.

Quindi il dubbio è: cosa rischiano di serio (e di meno serio) i bimbi "di oggi" se non fanno i vaccini facoltativi?

Il suo parere "indipendente" rispetto ai primi due mi aiuterà sicuramente nella scelta. È inutile dire che da una scelta del genere potrei anche tornare indietro ma preferisco scegliere senza ripensamenti (anche perché non ha senso un approccio metà allopatico metà omeopatico).

Le sono infinitamente grata per le spiegazioni pazienti e dettagliate che ogni volta ci da.

Le invio i miei personali auguri per un Natale sereno con tutta la sua famiglia.



Da tempo, ormai, la medicina omeopatica non fa più la guerra con la medicina allopatica ma tenta una ragionevole integrazione.

Le vaccinazioni, quando non esistevano, non si potevano, ovviamente, effettuare e quando la mentalità non era pronta per accettarle, vuoi per mancanza di abitudine mentale alla prevenzione, vuoi per irragionevoli paure legate a eventuali rischi legati ai vaccini di un tempo (ora decisamente migliorati anche se i rischi non sono azzerati del tutto), vuoi per contorte mentalità "naturaliste" e poco interventiste che tendevano (e tendono ancora visto che vi sono ancora soggetti contrari alle vaccinazioni in assoluto, senza porsi il problema di distinguere tra una e un’altra) a lasciare, se non addirittura ad auspicare, che i bambini prendano le malattie esantematiche da piccoli "tanto è inevitabile che se le prendano e allora tanto vale da piccoli perché da grandi i sintomi sarebbero più fastidiosi", non erano gradite oppure erano vissute con sospetto.

Non vi è nessun fondamento ragionevole nel non voler vaccinare un bambino rifiutando di praticargli i vaccini ora comunemente consigliati e immessi in commercio, se il bambino stesso non fa parte di quelle poche categorie a rischio che sarebbe più prudente non vaccinare e che ogni medico conosce bene, inclusi e soprattutto i medici vaccinatori (a questo proposito puoi leggere su questo sito la dispensa di pediatria relativa alle vaccinazioni).

La distinzione tra vaccinazioni obbligatorie per legge e vaccinazioni facoltative è fittizia e prettamente italiana perché non si ritrova in nessun altro paese se non in quelli meno sviluppati dove è difficile fare una informazione capillare alla popolazione tale da pensare che tutti vadano spontaneamente a vaccinare i loro bambini senza essere obbligati a farlo.

Il vantaggio di vaccinare un bambino, se è molto evidente quando lo si vaccina per una malattia dagli esiti possibili molto gravi come il tetano o la difterite o la polio (ormai sconosciuta alle giovani generazioni, come quella di voi mamme proprio perché la vaccinazione è stata fortemente voluta e praticata a tappeto a tutti i bambini per decenni, così come il vaiolo), lo è di meno quando si pensa di vaccinarlo contro una malattia non sempre portatrice di forti complicazioni o handicap, come può essere ora il morbillo (che voi mamme non vedete e spero non vedrete più o quasi), o la varicella, o la rosolia.

Però lo scopo ultimo, se non il principale, delle vaccinazioni è proprio quello di eliminare la malattia dalla faccia del pianeta (com’è avvenuto per il vaiolo, come sta avvenendo, anche se con difficoltà, per la polio, come si vuole ora fortemente che avvenga per il morbillo che miete vittime a tutto spiano nei paesi sottosviluppati più che da noi).

Per raggiungere questo obiettivo è necessaria la collaborazione di tutti al fine di riuscire a vaccinare almeno il 95% di tutti i bambini che vengono al mondo dal momento dell’inizio del progetto stesso e questo per non creare nuovi focolai che potrebbero diffondersi a macchia di leopardo inficiando gli obiettivi finali del progetto.

Noi non possiamo più pensare di vivere come se fossimo confinati in una campana di vetro, in una bolla di mondo avulsa dal resto dell’umanità: la vaccinazione ha un senso profondamente sociale oltre che di salute individuale e ai programmi vaccinali dobbiamo assolutamente aderire, obbligatorie o facoltative che siano definite le vaccinazioni, perché la distinzione è basata unicamente su questioni economiche e non di opportunità: le vaccinazioni facoltative si pagano e non gravano sui bilanci statali e regionali, mentre le vaccinazioni obbligatorie sono passate gratuitamente, quindi sono obbligatorie solo le vaccinazioni meno costose; ma è questione di accordi ad alti livelli, non di opportunità di vaccinare o meno un bambino.

Gli effetti collaterali di un vaccino sono infinitesimi se paragonati agli effetti positivi a breve e lungo termine di una vaccinazione praticata a tutti i bambini: su questi effetti collaterali è giusto e legittimo informarsi perché ogni decisione è libera e il medico non può imporre nulla al paziente, ma guai a cadere nella trappola di portarli a baluardo di mentalità alternative che, almeno finora, risultano e sono risultate prive di reali fondamenti scientifici.

Per di più, la mia opinione come medico allopatico tradizionale è che il meccanismo di azione di un vaccino è, se ci pensi, assolutamente sovrapponibile al teorico meccanismo di azione di un farmaco omeopatico: cioè si somministra ad un soggetto sano esattamente la stessa sostanza in piccole quantità, conosciuta per essere in grado di scatenare, nel soggetto sano, appunto, gli stessi sintomi della malattia che si vuole guarire o prevenire: quindi, secondo la mia logica, il senso della vaccinazione dovrebbe essere assolutamente in linea con la filosofia omeopatica.

I bambini di oggi, se non vengono vaccinati, non rischiano più di quanto non abbiano rischiato i bambini di ieri che non venivano vaccinati per ignoranza o per mancanza di vaccini: la rosolia è una malatia benigna in un bambino già nato, ma un bambino già nato, maschio o femmina che sia, affetto da rosolia, può infettare una donna gravida con tutti i rischi per il nascituro che ben conosciamo; un bambino sano e ben nutrito, come sono i nostri, non rischia molto se prende il morbillo, però se un caso su mille morbilli può complicarsi con una encefalite post morbillosa, è solo un caso su un milione di vaccinati che può incorrere nella stessa complicazione in seguito al vaccino, se non di meno, come sembra accertato da studi recenti e si potrebbe andare avanti così anche per varicella e parotite come per tante altre malattie…

La vaccinazione, ripeto, in un paese evoluto e raziocinante come il nostro (o almeno come dovrebbe essere il nostro) deve essere vista e concepita come un dovere personale ma soprattutto anche sociale, una presa di coscienza di essere individui parte di un tutto molto più vasto e complesso di noi singoli; un mondo di cui abbiamo bisogno e di cui non possiamo fare a meno: chi non è riuscito o non ha voluto pensare in questa dimensione ha prodotto i danni all’ambiente e al mondo che sono sotto gli occhi di tutti e, in un certo senso, lo spirito della prevenzione delle malattie tramite le vaccinazioni deve essere anche ecologista, che è altra cosa da "naturalista".

Quindi, la tua bambina intesa come essere singolo, forse non rischia molto se non viene vaccinata, ma questa considerazione non deve più bastare se si vuole che il progresso scientifico continui a dare i suoi frutti.

Penso che capirai bene che se tutti pensassero, come sono i tuoi dubbi, alla relativa inutilità o inopportunità dei vaccini, dal punto di vista sanitario si tornerebbe indietro di un secolo nel giro di meno di una generazione e se attualmente il morbillo, o la rosolia o la parotite non sono più malattie che fanno paura, non è perché esse si sono modificate con gli anni, è soltanto perché gli sforzi di vaccinare a tappeto tutti i bambini ha reso queste malattie quasi solo un ricordo e per di più un ricordo che fra poco sarà solo delle vostre madri e non più di voi giovani, così come solo dei vostri nonni è il ricordo della terribile epidemia di poliomielite degli anni 50, o del vaiolo del tempo di guerra.

Coraggio, quindi, bando ai dubbi, controlla nella dispensa di pediatria se la tua bimba si trova nella categoria che non dovrebbe essere vaccinata e se non è tra i soggetti a rischio, vaccinala tranquillamente, quanto meno contro morbillo parotite e rosolia, se proprio vuoi risparmiarle la varicella (ma meglio fare anche quella) e continua pure ad affidarti alla medicina omeopatica per tutte le patologie che possono essere considerate croniche, costituzionali o ricorrenti, sia tue che della bimba.

Sappi, comunque, che la medicina tradizionale allopatica ha fondamenti scientifici che l’omeopatia non ha e che molti dei suoi limiti non dipendono dalle sue caratteristiche intrinseche, ma del cattivo uso che, noi medici per primi, a volte ne facciamo.

Un caro saluto,

Daniela