Vaccinazione stagionale

 

Gentilissima Dottoressa,

Le scrivo per chiederLe un consiglio in merito al vaccino stagionale. A mio figlio di 10 mesi la consiglierebbe?allatto ancora al seno, sebbene solo di notte e nel pomeriggio e l’estate scorsa ha preso tanto iodio al mare (spero sia servito a qualcosa). La mia pediatra non me l’ha nemmeno proposto, invece quello privato mi ha detto che di solito il primo anno di vita non si fa, perché si cerca di capire se il bimbo ha delle buone difese immunitarie, caso contrario l’anno successivo deve essere vaccinato.

Ho dei dubbi, perché i compagni di data di mio figlio lo hanno fatto tutti. Perché chi sì e chi no?!

Grazie dottoressa

La fascia di età più a rischio di complicazioni post influenzali è proprio quella compresa tra i sei mesi, epoca, di solito, di allattamento esclusivo al seno e di conseguente introduzione di molti anticorpi materni e due anni, estesa, in senso lato, a tutta l’età prescolare, periodo in cui le difese immunitarie specifiche si stanno pian piano formando ma quella che viene a volte chiamata la biblioteca degli anticorpi è ancora sguarnita.

Pertanto, più è piccolo un bambino, più opportuno sarebbe vaccinarlo e se non vorrai vaccinarlo contro l’influenza stagionale, almeno vaccinalo contro lo pneumococco, germe maggiormente responsabile delle complicazioni polmonari post influenzali.

Una domanda, però, che faccio a te ma è come se lo chiedessi a tutte le mamme: perché una mamma sente l’esigenza di avere almeno tre pediatri per il proprio figlio? pediatra di base, pediatra privato e a buon bisogno, pediatra dell’ambulatorio dell’ospedale dove è nato? Quando svolgevo la mia professione in ospedale con relativo ambulatorio me la sono chiesta varie volte e ho anche posto la domanda alle mamme ma le risposte che ho ottenuto sono state sempre poco convincenti. Poi, oltre all’ospedale, ho svolto per circa un decennio la mia attività presso scuole e asili nido e anche lì, inevitabilmente, dopo alcuni mesi mi formavo una mia clientela, se così si può chiamare e siccome tutti i luoghi di lavoro, per mia fortuna, erano nella stessa zona, come una processione di comparse che nella pellicola di un film sembra lunga e formata da gente sempre diversa, si creava una sorta di girotondo dove lo stesso bambino compariva come per miracolo un giorno all’ambulatorio del nido, un altro giorno nell’ambulatorio dell’ospedale e un terzo giorno a studio privato; questo all’inizio, prima che la mamma si rendesse conto che in tutti e tre i luoghi avrebbe trovato la stessa persona.

E dopo che le mamme scoprivano l’arcano, cioè che pur girando in tondo avrebbero trovato sempre me – anche loro abitavano in zona, evidentemente – la metà sembrava felice della scoperta e l’altra metà non so, forse avrà continuato a girare raminga alla ricerca di altre opinioni. Ma la domanda è: se una madre decide di fidarsi di un pediatra e lo dimostra continuando a fare seguire il proprio bambino per anni da quella persona, anche a costo di pagare una parcella, perché continuare a chiedere ad altri? Non sarà che l’abitudine di fare sondaggi e di crearsi una opinione solo in base ad essi, cioè in base a statistiche e percentuali piuttosto che in base ad approfondimenti e relazioni di fiducia tra persone sta sostituendo pian piano un vecchio modo di pensare basato sul buon senso?

Un caro saluto, Daniela