Troppi antibiotici a sei mesi?

Salve,
mi scuso anticipatamente per la lunga email…

mia figlia ha attualmente 6 mesi e mezzo e da più di un mese va all’asilo. Dopo le prime settimane di nido ha preso il suo primo raffreddore, risolto con semplici lavaggi di fisiologica. Durante la permaneza al nido, ho continuato a portarla diverse volte dal pediatra per problemi di catarro ‘persistente’ e nonostante il pediatra mi avesse prescritto l’antibiotico in caso di peggioramento (febbre), sono riuscita a risolvere i vari problemi con gocce e suppostine, ma senza antibiotico in ben 3 occasioni. Dopo circa tre settimane di nido, il pediatra ha trovato delle placchette alla gola, così ha prescritto alla bimba il suo primo antibiotico (Panacef). Ora (6 mesi e mezzo) dopo diversi giorni di forte raffreddore, il catarro è sceso in gola, portato una tosse grassa molto brutta che ha provocato nella bambina inappetenza e anche una sorta di raucedine. Abbiamo provato con Rinowash + Clenil e rinotricina, ma ieri, portando nuovamente la bimba al controllo pediatrico, nonostante avesse ritrovato l’appetito e voce e la tosse fosse divenuta più grassa, il pediatra ha riscontrato una gola molto arrossata ed essendo la gola ancora piena di catarro mi ha prescritto nuovamente l’antibiotico (Zimox) per 5gg.

Come ulteriore notizia le posso dire che la bimba non ha mai avuto la febbre (in nessuna occasione) e a tutti i controlli il pediatra ha detto che i bronchi sono ‘puliti’.

Inoltre, solo a titolo aggiuntivo, la bimba è stata svezzata (pappa a pranzo e a cena), ma durante il pomeriggio e la notte ancora prende il mio latte.

Ora, il quesito è questo: la mia paura è che la somministrazione di antibiotico così spesso a soli 6 mesi di vita, possa portare ad una ‘antibioticoresistenza’ e la domanda è : è  davvero necessario l’antibiotico, senza febbre, per un catarro persistente?

Sapevo il rischio di contagio, portando la bambina al nido, ma credo anche che avrà problemi di tosse e catarro tutto l’anno… come devo comportarmi? Devo fidarmi del pediatra che mi segna l’antibiotico oppure devo desistere dal portarla a controllo e tentare una cura alternativa?

La ringrazio tanto

Che i bambini, al loro primo inserimento in una comunità, si ammalino spessissimo, è cosa risaputa. Altrettanto risaputo è che le loro malattia sono, nell’80% delle volte, piuttosto banali, circoscritte alle primissime vie respiratorie e di origine virale, pertanto l’antibiotico sarebbe necessario, statisticamente, solo in media una volta su 5. La febbre è sicuramente un sintomo di infezione e di presenza di virus o batteri, però la sua presenza o assenza non deve, da sola, suggerire o meno la somministrazione di antibiotico: alcune patologie serie, infatti, possono manifestarsi senza una linea di febbre così come una banale malattia da raffreddamento, specie nei bambini molto piccoli, può insorgere con un gran febbrone.

Considerando tutto ciò, per il pediatra non è mai molto semplice valutare se la malattia di quel momento sia di origine virale o batterica, specie ambulatoriamente senza la possibilità di praticare analisi o quantomeno un semplicissimo emocromo. Le caratteristiche del muco che scola dalle narici o dall’epifaringe possono orientare in quanto, se trasparente e fluido fa pensare ad una forma virale senza necessità di antibiotico, indipendentemente dalla febbre, mentre se denso giallastro o verdastro farebbe pensare ad una infezione o sovrapposizione batterica. Certo, un reperto ascoltatorio toracico negativo, la mancanza di difficoltà respiratoria o meglio di distress respiratorio, le buone condizioni generali del bambino nonostante i sintomi, un appetito conservato, un buon umore relativamente conservato fanno pensare ad una forma virale, di solito meno impegnativa e con meno effetti tossici tipici della presenza di batteri e dei loro metaboliti in circolo, anche in presenza di febbre alta, così come un faringe diffusamente arrossato con tonsille anch’esse arrossate ma a superficie liscia e non irregolare e in assenza di placche orientano verso una virosi piuttosto che verso una infezione batterica.

Però è anche vero che alcune infezioni dovute, per esempio, ad adenovirus oppure la mononucleosi, che non è una malattia batterica, si possono manifestare con pseudo placche sulle tonsille e sintomi molto simili ad una infezione batterica. Insomma, le malattie dei bambini sono sempre dei grandi rompicapo. È sempre necessario affidarsi al pediatra ed è vivamente sconsigliato il fai da te almeno nei primissimi anni di vita del bambino, però una mamma può, se ben guidata, evitare di correre dal medico al primo starnuto del figlio quando impara a valutare alcune semplici cose: stato di vigilanza o sonnolenza del bimbo, sua vivacità, colorito conservato e assenza di pallore inconsueto o cianosi anche solo attorno alle labbra, assenza di segni di difficoltà respiratoria esclusi i segni di difficoltà a respirare col naso, tipici, ovviamente, anche di un banale raffreddore, muco fluido che cola dalle narici e non giallastro o verdastro o maleodorante, assenza di pianto dovuto ad un dolore importante come otite catarrale, intenso mal di testa o di pancia, ecc., appetito discretamente conservato, pianto con modalità consuete e assenza di eccessiva irritabilità o pianto diverso da solito, lamentoso o a tonalità modificata. Dal punto di vista del comportamento motorio, il bimbo deve continuare grosso modo a fare quello che faceva prima: stare seduto, camminare se camminava, ecc.

In questa situazione di tranquillità può essere sufficiente controllare il bimbo più assiduamente e anche in caso di febbre, a meno che essa non superi 38,5 – 39° C dopo due controlli consecutivi a distanza di alcune ore, aspettare uno o due giorni prima di chiamare il medico. Ma questo solo se la mamma si sente sicura delle sue valutazioni – penso in particolare alle mamme che sono alla loro seconda o terza esperienza e non alle primipare – Altrimenti il controllo pediatrico diventa necessario, magari valutando anche il parere di un pediatra meno propenso a prescrivere antibiotici in prima battuta che, comunque, deve mostrarsi sempre attento e riflessivo, anzi, doppiamente riflessivo e attento se intende non prescrivere terapie sin dalla prima visita.

Un caro saluto, Daniela