Tracheite dopo scarlattina e antibiotici

Gentile Dottoressa,

al mio bambino di tre anni e mezzo è stata diagnosticata in data 5 dicembre scorso la scarlattina. La febbre era iniziata in data 2 dicembre e l’esantema si è presentato il 5 dicembre.

In questa stessa data il bimbo ha iniziato la terapia antibiotica con Augmentin 5 ml ogni 12 ore che ha assunto per 10 giorni.

Intorno al secondo giorno di antibiotico ha iniziato a tossire e nonostante la cura antibiotica la tosse è andata avanti diventando sempre più catarrale.

In data 12 dicembre il bimbo è stato visitato dalla pediatra che ha diagnosticato una leggera tracheite da "non trattare".

Il 14 dicembre abbiamo terminato la terapia antibiotica e dopo esattamente 48 ore nella notte tra martedì 16 e mercoledì 17 la tosse si è acutizzata ed è comparsa temperatura febbrile 37,5. La pediatra lo ha visitato e ha riconfermato la tracheite che però non tratterebbe, ad eccezione della terapia antipiretica ad occorrenza.

Ora, io onestamente sono molto preoccupata, perché anche se la febbre non dovesse ripresentarsi, il bimbo ha parecchia tosse e contro il parere della pediatra ieri e oggi gli ho fatto aerosol con Clenil e fisiologica. Però sono molto amareggiata e mi dispiace dargli farmaci benché sotto forma di aerosolterapia contro il parere del medico.

Può gentilmente darmi un consiglio? Questa mattina mio marito ha nuovamente chiamato la pediatra chiedendole di valutare un minimo di terapia per non trovarci poi magari ad affrontare una degenerazione della tracheite (bronchite?) o peggioramente ma lei ha inistito con la sua versione.

Grazie per Suo parere e consiglio

Cristina


Le tracheiti, solitamente, sono di origine virale. Il fatto che il tuo bimbo abbia cominciato a tossire durante la scarlattina può dipendere dall’infiammazione alle prime vie respiratorie dovuta allo streptococco, ma, in tal caso, dieci giorni di terapia antibiotica, a meno che non si siano selezionati germi resistenti, sono più che sufficienti per eliminare i batteri.

Il persistere della tosse e del catarro anche in seguito fa pensare, appunto, a una tracheite sopraggiunta (forse qualcuno della famiglia era raffreddato) e una nuova terapia con antibiotico sembrerebbe superflua.

Il Clenil potrebbe attenuare l’irritazione tracheale e, anche se non ti è stato prescritto, non è poi un errore somministrarlo: al massimo è superfluo. Io sono del parere della tua pediatra e, almeno da quanto tu mi dici, non ci sono fondati motivi per pensare che sia per forza necessario dare qualche farmaco al bambino.

Basterebbe un po’ di aria umidificata, qualche giorno di riguardo, un leggero calmante della tosse se la notte disturba il bimbo e, magari, oltre, o al posto del Clenil, se il catarro tendesse ad aumentare, un mucolitico, anche per bocca come Fluibron o simili. Se la tosse non si attenuasse, un successivo controllo sarebbe opportuno, ma non prima di quattro, cinque giorni. Il minimo rialzo febbrile non ti dovrebbe preoccupare.

Non esistono farmaci preventivi per evitare un paventato peggioramento; esistono farmaci sintomatici (anticatarrali, antinfiammatori, ecc.) e, se necessario, antibiotici; ma gli antibiotici non si danno mai, anzi, non si devono mai dare a scopo preventivo, prima ancora che si sia manifestata la necessità di prescriverli: essi devono essere considerati soltanto dei farmaci curativi.

Il loro utilizzo a scopo preventivo di complicazioni ancora non in atto è riservato a casi assolutamente selezionati e particolari come dopo importanti interventi chirurgici, in neonati fortemente prematuri, in soggetti gravemente debilitati, ecc. L’antibiotico è un farmaco, solitamente, con una emivita molto breve, cioè massimo 12 ore ma solitamente 6, 8 ore e dopo tale lasso di tempo viene eliminato dall’organismo. Non si può pensare di prescriverlo senza motivo, alla cieca, solo per paura di complicazioni che sono solo nella fantasia di chi accudisce il bambino.

Un bambino con un problema che non necessita terapia va soltanto monitorato periodicamente e solo se dovesse presentare i sintomi oggettivi di una complicazione della patologia attuale sarà utile una aggiunta di terapia o un cambio di terapia, ma anche nella malaugurata ipotesi che questa complicazione si verificasse, non bisogna pensare che sia colpa di chi non ha consigliato un antibiotico o un farmaco preventivo in tempo, altrimenti tutti i raffreddori, per logica, dovrebbero essere trattati come se fossero bronchiti o polmoniti per evitare che lo diventino e capisci bene che non è realistico né tantomeno logico.

Quindi, se la diagnosi della pediatra che ha visitato il bambino poco tempo fa è stata corretta, segui il suo suggerimento di non dare terapie superflue e ricontattala, magari, dopo alcuni giorni, ma non quotidianamente, visto che non si può pensare che una tracheite scompaia in sole 24 ore.

Dopo un controllo pediatrico, infatti, il pediatra dovrà essere nuovamente interpellato se: il bambino accusa dei sintomi nuovi non presenti al momento della visita precedente; il bambino appare genericamente sofferente e inappetente; il bambino appare esageratamente sonnolento; compaiono vomito importante e ripetuto, cefalea piuttosto intensa e, in linea generale, il bambino si comporta diversamente dal suo solito, escluso l’abbattimento normale dovuto alla malattia già diagnosticata.

Un caro saluto,

Daniela

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