Tosse e temperatura bassa


Gentilissima Dottoressa,

la mia bambina di quasi tre anni è da giorni a letto a causa di una brutta influenza, con tosse raffreddore e febbre alta.

Attenedomi alle indicazioni della sua pediatra di base le ho somministrato un antibiotico solo dopo 3 gg dalla comparsa della febbre.

Da quando prende ques'ultimo (2 gg) la temperatura è scesa drasticamente, raggiungendo 34/35 gradi che mi allarmano un pochino e inoltre la tosse che sembrava essere passata ha ripreso vigore. Devo pazientare e aspettare che il farmaco faccia il suo corso o questi sintomi sono dei campanelli d'allarme da non sottovalutare?

Purtroppo tutta la famiglia è a letto ammalata e non è possibile portarla a fare un controllo.

La ringrazio per avermi ascoltata.

Gabriella

 

 

Cara Gabriella,

visto che tutta la famiglia condivide la stessa sorte, devo supporre che abbiate tutti una bella sindrome influenzale, cioè una infezione virale, non controllabile dalla terapia antibiotica. Se così fosse, difficilmente si può pensare che guarisca in meno di una settimana. Durante questi giorni, normalmente la sintomatologia raggiunge il suo apice verso il terzo giorno dall'inizio dei primi sintomi, per poi stabilizzarsi per circa 24-36 ore e iniziare a regredire dal quarto, quinto giorno in poi. L'iniziale febbre molto alta, di solito allarma i genitori che difficilmente aspettano la normale evoluzione di tutti i sintomi prima di somministrare alcuni farmaci sintomatici, primo tra tutti l'antipiretico. Nelle infezioni virali spesso, nelle prime ore, l'antipiretico non funziona, o funziona per un numero brevissimo di ore, trascorse le quali la febbre risale imperterrita. Ecco allora che viene nuovamente somministrato, e così via per alcune volte. A questo punto può capitare che l'effetto di tutte le dosi somministrate nelle ore precedenti, in piccola parte, si sommi, e dopo tre o quattro somministrazioni il bambino si ritrovi con una temperatura sotto la norma: questo non perché ha assunto troppo farmaco, o in dosi eccessive, ma perché magari ha assunto l'ultima dose proprio nel momento in cui la febbre, da sola, sarebbe diminuita, cioè alla fine del terzo giorno o all'inizio del quarto. La febbre è il primo e il più importante meccanismo di difesa che l'organismo mette in atto per contrastare la moltiplicazione di virus e batteri che, superati i 38°-39° hanno vita molto dura; quindi non bisogna temerla, anzi, bisognerebbe lasciare che agisca, ovviamente controllando molto bene la disidratazione che comporta, facendo bere il bambino molto spesso e provando ad alleviare i malesseri che l'accompagnano coprendolo se ha i brividi, scoprendolo se è molto caldo e usando la borsa del ghiaccio se accusa mal di testa. Questo, naturalmente, se non si temono convulsioni febbrili, perché il bambino, in occasione di un altro episodio febbrile non le ha avute o perché in famiglia non ci sono stati altri casi, o perché non ha più l'età per queste manifestazioni.

Quindi l'abbassamento eccessivo di temperatura che mi descrivi potrebbe avere questa motivazione anche se nella lettera non mi parli di terapia antipiretica.

Per quanto riguarda l'antibiotico, poi, non posso dire nulla senza avere visitato la piccola. In realtà non sono tre giorni di febbre che ne giustificano la somministrazione, ma bensì sintomi eventualmente attribuibili ad una complicazione batterica dell'eventuale forma virale, che si può diagnosticare o ipotizzare solo auscultando il torace e osservando gola, tonsille e orechie. Quando l'antibiotico viene somministrato per via orale, difficilmente si può pensare che faccia effetto prima della quarta somministrazione (se è un antibiotico ad emivita breve e deve essere dato minimo due volte al giorno), o alla seconda, terza (se è un antibiotico a emivita lunga e deve essere dato una sola volta al giorno). I miglioramenti osservati dopo una o due dosi non possono dipendere dall'antibiotico ma solo dalla normale evoluzione spontanea della malattia.

Perché la tosse sembra peggiorare, mi chiedi. Senza avere la bimba sotto gli occhi posso solo ipotizzare due eventualità. O il processo di maturazione del catarro ha trasformato la tosse da secca a produttiva, magari aiutata da fluidificanti, e allora sembra che sia peggiorata, ma in realtà è solo la maggior quantità di catarro che rende più frequente lo stimolo della tosse (sintomo che nei bambini non andrebbe mai calmato con sedativi centrali della tosse se non in casi limite), oppure realmente vi è una sovrapposizione batterica nelle alte o basse vie respiratorie che trasforma una semplice influenza in bronchite o broncopolmonite.

La terapia antibiotica, comunque, quando si ritiene necessaria, va protratta per tutta la durata piena prescritta, non meno, quindi, di 6-7 gg, oppure, orientativamente, due giorni dopo la completa risoluzione della febbre e dei sintomi clinici.

Campanelli d'allarme quindi non ne vedo. Consigli generali che posso dare, senza poter visitare la bimba: considerare l'influenza una vera e propria malattia, quindi riposo adeguato, bere molto durante i giorni febbrili, umidificatore in camera per varie ore al giorno in caso di tosse persistente, arieggiare la stanza dove soggiorna la bambina 3 o 4 volte al giorno per almeno 20 minuti (la bambina ovviamente viene portata altrove), alimentazione adeguata, leggera ma proteica e vitaminica (gli anticorpi in parte si formano dalle proteine e i batteri sono ghiotti di ferro), abbassare la febbre il meno possibile, compatibilmente con le condizioni soggettive della bambina e la sua capacità di sopportarla (alcuni bambini con la febbre sono vispi e allegrissimi, altri molto abbattuti), farla visitare  dopo il secondo giorno di febbre se non presenta sintomi che preoccupano (vomito persistente, diarrea importante, forte mal di testa o di gola o di orecchio, sonnolenza inusuale, pallore eccessivo, difficoltà respiratoria, ecc.) e, se non si ritiene di prescrivere farmaci, ogni tre giorni, in media, fino a guarigione; meno spesso se viene prescritta terapia antibiotica, ma comunque sempre almeno due volte, a inizio e fine malattia.

Ultimo, ma non meno importante! considerare un adeguato periodo di convalescenza prima di riportarla a scuola! Nota dolentissima in questo mondo di fretta e di obblighi lavorativi! Forse non tutti sanno che la buona gestione della cosìdetta convalescenza è importante almeno quanto la buona gestione della malattia stessa: ritorno a scuola dopo un periodo di benessere di durata più o meno pari a quello di malattia; ritorno alle normali attività come gioco all'aperto, corsa, frequentazione di coetanei, graduale; valutazione attenta di una buona alimentazione come durante la malattia. E come sempre, comunque, dose doppia di coccole. Un caro saluto e tanti auguri a tutta la famiglia.

Daniela

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone