Tonsille molto gonfie e voluminose

Gentile dottoressa,
mi rivolgo a lei perché mia moglie mi ha detto che si trova molto bene con i suoi consigli.
La nostra bimba di cinque anni, da circa tre settimane, parla “male”, nel senso che ha le tonsille gonfie, rosate, con dei capillari rossi che si vedono a occhio nudo; sembra che le tonsille (visto come sono gonfie) vengano fuori dalla loro sede, verso la lingua…
Il fatto è che la bimba (al momento) non si lamenta, se le chiedo se le fanno male dice di no, mangia normalmente.
Tenga presente che durante l’estate, quando non va all’asilo, le tonsille sono molto meno gonfie. A questo punto volevo chiedere se esiste qualcosa per disinfiammare e se è normale che lei non si lamenti, visto che sono “enormi” e parla “come se avesse un panino in bocca”.
Mi scusi i termini con cui mi sono espresso ma è solo per far capire completamente il quadro della situazione.
Cordiali saluti e grazie
 

Tonsille gonfie e particolarmente voluminose non significano sempre, per forza, tonsile infette, cioè piene di batteri o con una infezione importante in atto. È ovvio che, nei mesi invernali e in un periodo di assidua frequentazione di ambienti chiusi e affollati come le aule di scuola, i bambini vanno soggetti a contaminazioni virali o batteriche molto più facilmente che durante i mesi caldi o le vacanze.
Ogni contatto con una carica microbica di una certa entità stimola una reazione immunitaria che si traduce anche in una proliferazione del tessuto linfatico dove si generano i linfociti, soprattutto nei linfonodi più vicini alla sede di infezione. Pertanto, le tonsille, che non sono altro che ghiandole linfatiche, ad ogni incontro con una quantità di virus o batteri di un certo rilievo, si mettono in moto per reagire e produrre nuove difese.
Queste continue battaglie stimolano costantemente la proliferazione del tessuto linfatico, senza dare il tempo alle tonsille di tornare a dimensioni, diciamo così, di riposo. Si può calcolare che su dieci battaglie asintomatiche, cioè vincenti, una o due hanno esito negativo, cioè transitoriamente negativo e, in questi casi, il bambino si ammala.
Ma in tutti gli altri casi, quello che succede al sistema immunitario non da segni di sé e se si potessero visitare ogni giorno a fondo tutti i bambini apparentemente in buona salute che frequentano le aule scolastiche, si scoprirebbe che, a secondo della loro età, all’asilo nido almeno il 50-60% risulterebbe o con le tonsille infiammate o con l’orecchio arrossato e via discorrendo, mentre, salendo con l’età, questa percentuale tende ad abbassarsi gradatamente, fino a trovare soggetti sostanzialmente senza sintomi obbiettivi verso l’ottavo, decimo anno di vita, non prima.
In certi bambini con sistema linfatico particolarmente abbondante e reattivo, tutte queste reazioni sono esagerate: le tonsille, i linfonodi laterocervicali, le adenoidi, si ipertrofizzano in modo superiore alla media e, finito lo stimolo infettivo, hanno difficoltà a regredire, potendo rimanere ipertrofici per mesi. Ogni nuovo stimolo infettivo, quindi, si sovrappone al precedente, ingrossando i linfonodi a dismisura, almeno finché la frequenza delle infezioni silenti non si riduce in modo sostanziale, come avviene in estate.
Quando il problema assume dimensioni tali da disturbare la respirazione, il tono della voce e, a volte, anche la deglutizione e l’appetito, dopo avere escluso che tutto dipenda da una infezione batterica in atto (in modo particolare streptococco beta emolitico), eseguendo un tampone faringeo e, volendo, alcune analisi del sangue, non resta che rivolgersi a un otorinolaringoiatra che potrà valutare correttamente anche le dimensioni delle adenoidi, escludere una sinusite cronica e via discorrendo e decidere se proporre una terapia a lungo termine con argento colloidale (blando effetto astringente), cortisone per uso topico (discreti effetti a lungo termine), associati o meno a una terapia antistaminica (da proporre solo in caso di associazione con rinite cronica e naso chiuso o produttivo di secrezioni di probabile natura allergica), oppure l’intervento di adenotonsillectomia bilaterale o anche soltanto unilaterale.
L’intervento, comunque, si propone solo in caso di tonsille cronicamente infette oppure di ipertrofia tale da disturbare in modo notevole la respirazione e il sonno. È difficile che la semplice ipertrofia tonsillare, non associata a ipertrofia delle adenoidi, sia all’origine di questi disturbi di respirazione, pertanto la tonsillectomia non viene solitamente consigliata se non nei casi di infezione cronica difficilmente debellabile con la terapia antibiotica, mentre l’adenoidectomia semplice, senza asportazione delle tonsille, si può decidere anche soltanto per le difficoltà respiratorie che le adenoidi ipertrofiche possono portare. Pertanto è bene che un otorinolaringoiatra dia il suo consiglio in merito al problema della bimba.
Quello che posso consigliare io sono accertamenti per escludere infezioni croniche alle tonsille e ingrossamento esagerato delle adenoidi. Se le adenoidi non fossero particolarmente ingrossate e le tonsille, benché ipertrofiche, fossero sostanzialmente sane, lascerei le cose come stanno e programmerei un lungo soggiorno al mare per la prossima estate.
Un cordiale saluto,
Daniela Sannicandro