Stop allattamento e pentimento

Salve dottoressa,

mi chiamo Rosaria ho 30 anni e sono mamma di 3 figli di 14, 11anni e di Giulia, 6 mesi.

Le spiego un po’ la mia storia… ho smesso di allattare Giulia un mese fa, nonostante lo desiderassi fortemente, per mia scelta perché stavo vivendo male l’allattamento, credevo che la mia bimba non fosse tranquilla perché il mio latte era insufficiente; non ero appoggiata neanche dai miei familiari che quando vedevano la bimba (tutte le volte piangeva) mi ripetevano che era ora di darle l’aggiunta, poi le poche mamme con cui mi confrontavo non avevano problemi né di poppate brevi né di pianti disperati, da lì la decisione di smettere l’allattamento al seno.

Adesso mi rendo conto che erano solo delle mie paranoie perché Giulia è come prima; è di temperamento vivace e quindi vorrei tornare indietro ma so che non posso più e questo mi fa stare male. Volevo provare a stimolare di nuovo la lattazione, so che si può fare, ma è solo il mio desiderio perché ormai Giulia tra ciuccio e biberon rifiuta il seno. Quelle poche goccie di latte che ho provo a offrirgliele mentre si addormenta o di notte con la speranza che possa preferirlo di nuovo; sto sbagliando?

A volte mi sento stupida, ma come posso farmene una ragione? Mi sento mamma a metà e questo mi fa stare male, mi può dare qualche consiglio? Devo o non devo continuare? È importante per me.

Grazie

Non ha senso che una mamma si senta mamma a metà solo per avere deciso di interrompere un allattamento al seno che, a suo avviso, non rendeva pienamente felice e soddisfatta la sua bimba! E non ha senso soprattutto che sia una mamma di tre figli a dire questo, una mamma che, data la sua età e quella dei suoi primi figli ha accettato le sue maternità quando era ancora poco più che adolescente.

Sicuramente, diventare mamma così presto, oltre ad una gioia avrà comportato per te anche sacrifici e rinunce e, anche pensando che tu sia stata aiutata in questo compito, immagino che non sia stato facile. Ora che hai raggiunto la tua maturità e che, con la crescita dei tuoi primi due figli, nella tua vita avevi raggiunto un certo equilibrio, è arrivata Giulia, la figlia della maturità, certo, ma anche la terza gravidanza e per di più con un caratterino impegnativo.

Non è escluso che questo nuovo pressante impegno, oltre alla gioia abbia portato anche una stanchezza nuova e non solo fisica; come se – azzardo visto che non ti conosco e non so praticamente nulla di te – sotto sotto, nel tuo inconscio vi fosse un sottile rifiuto, non certo della gravidanza né tantomeno della piccola ma di tutta quella fatica fisica e pratica che sai di dovere affrontare per anni e di cui hai già esperienza anche se in anni di diversa forza fisica e diversa consapevolezza. Come se alla gioia di una nuova maternità che avresti voluto finalmente vivere pienamente con tutta la consapevolezza dell’età matura mancasse un piccolo tassello affinché l’entusiasmo fosse totale e di conseguenza l’energia necessaria per affrontare l’esperienza fosse sufficiente.

Forse sarebbe bastato un pizzico di sostegno psicologico e morale in più da parte di chi ti sta vicino – durante la gravidanza e i primi mesi di accudimento del nuovo nato la donna ha bisogno come il pane di essere sostenuta -, ma tu forse hai sempre dimostrato di essere efficiente e di sapertela cavare e questa tua forza ha fatto sottovalutare le tue fisiologiche transitorie fragilità del momento. Pertanto non sei stata adeguatamente sostenuta e questo ti ha fatto desistere. Non è successo nulla di grave e certamente sospendere un allattamento al sesto mese non deve farti sentire mamma a metà, proprio tu che hai accettato di essere mamma tre volte!

Goditi la tua bimba con serenità e anche con un pizzico di leggerezza e di saggezza che le tue due esperienze precedenti ti avranno senz’altro regalato anche se ogni figlio è figlio unico e esperienza unica specialmente quando arriva a così grande distanza dai precedenti e renditi conto che man mano che passano i mesi la relazione della mamma con il suo bimbo cresce di complessità basandosi sempre meno sul semplice nutrimento e sulle coccole e sempre più su un graduale accompagnamento alla vita fatto di un altro tipo di comunicazione come il gioco e la condivisione di momenti, di esperienze nuove che includono sempre nuove relazioni, pertanto i momenti puramente nutrizionali, pur mantenendo la loro importanza, diventano via via secondari e l’equilibrio psichico di un bimbo si basa sempre meno sulle modalità di allattamento e su uno stretto rapporto simbiotico con la madre e sempre più sull’esperienza di essere circondato da un mondo tutto da scoprire pieno di amorevoli e rassicuranti figure su cui poter contare.

Un caro saluto, Daniela