Sonno problematico a due anni

Gentile dottoressa,

la mia bambina ha 21 mesi; diciamo che non è mai stata una gran dormigliona ma non ha mai dato problemi importanti, anzi già dall’età di 5 mesi tirava tutta la notte fino all’indomani senza nemmeno un risveglio. Il problema è subentrato da circa 2 mesi a questa parte, le premetto che la piccola ha l’abitudine di addormentarsi tra le mie braccia e comunque dorme nel suo lettino, nella nostra stanza; ho sempre avuto piacere di assecondarla in questo anche perché a causa di diversi problemi legati al mio lavoro sono stata costretta a rientrare a lavoro quando la piccola aveva 3 mesi appena e questo ha generato in me tantissimi sensi di colpa di cui ancora oggi non mi sono liberata.

In questo periodo come le dicevo prima, Sara ha manifestato dapprima problemi di addormentamento restando sveglia anche oltre la mezzanotte e che abbiamo risolto non facendola dormire di pomeriggio; adesso però, capita che si addormenti alle 20.30/21 ma si svegli nel cuore della notte chiedendo di venire nel lettone, richiesta che io spesso non assecondo perché non reputo giusta e penso che potrebbe diventare una brutta abitudine, ma lei reagisce con pianti mi tira perché vuol essere presa e comunque ci mette qualche ora a riprendere il sonno

Ora io penso che tutto ciò sia legato a qualche disagio psicologico poiché la piccola innanzitutto è molto legata a me e poi in concomitanza con questi disturbi ha cominciato a chiedermi durante il giorno di voler essere presa spesso in braccio e se io tentenno parlandole dolcemente reagisce con un pianto disperato quasi lo vivesse come un rifiuto nei suoi confronti. Un’altra cosa che ho notato è che quando capisce che il pomeriggio io mi preparo per andare al lavoro mi blocca in tutti i modi per fermarmi (da qui il motivo dei miei sensi di colpa) ed io non so come comportarmi perché ovviamente vorrei restare con lei ma non posso proprio farlo.

La prego mi aiuti a gestire meglio la situazione mi dia qualche consiglio se pensa che la questione sia psicologica, sono molto avvilita e stanca per le continue notti quasi in bianco, inoltre ho provato anche a far cambiare le abitudini di addormentamento alla bimba ma senza successo, ho solo ottenuto un nervosismo maggiore da parte sua e quindi più difficoltà a cadere nel sonno, oltre al fatto che vederla piangere e chiamarmi disperata mi fa stare male; forse non sono pronta nemmeno io per cambiare le abitudini.

Mi scuso se sono stata prolissa, ma volevo spiegarle al meglio la situazione per darle maggiori dettagli possibili.
Grazie infinite

Mi esponi un quesito prettamente psicologico che sarebbe senz’altro inquadrato meglio da uno psicologo o da un pedagogista piuttosto che da me. Però voglio esprimerti il mio pensiero. A mio avviso è giunta l’ora che tu abbia ben chiari due concetti riguardo alla bimba e al tuo rapporto con lei: il primo è che la bimba si sta avvicinando ai famosi due anni, età di desiderio di conquista dell’autonomia e nello stesso tempo di paura di quello che può comportare, di difficile rapporto con le frustrazioni e con l’autorità genitoriale e di capricci tesi a volere avere sempre ragione; si oppone a tutti i costi a quello che gli altri vogliono che faccia, età difficile e piena di ambivalenze di cui non si finirà mai di parlare.

Il secondo concetto è che tu devi lavorare di più sulle tue di ambivalenze, sui sensi di colpa nei confronti della bimba che ti rendono fragile e incapace di risposte coerenti e autorevoli volte ad orientare la piccola nel suo comportamento. Se per la bimba l’età che si accinge ad attraversare è un passaggio obbligato verso la maturazione della sua personalità e verso l’autonomia, per te è la prova del nove che sei anche tu capace di modificare il tuo rapporto con lei, non più gratificato dalla totale dipendenza emotiva ed affettiva che ti ha dimostrato finora la bimba addormentandosi solo tra le tue braccia, rifiutando la tua lontananza, cercando continuamente conferme del tuo affetto per lei nella richiesta continua di essere presa in braccio, di non uscire di casa, di dormire assieme a te e così via, ma desideroso di guidare e favorire l’indipendenza e la sicurezza psicologica e affettiva della bimba anche a costo di imporle con un po’ di fermezza determinate regole che, una volta acquisite, le torneranno utili per la sua crescita.

Questo cambiamento di rotta nel tuo comportamento verso di lei deve, però, partire da un tuo cambiamento interiore. Devi imparare a dire di no quando serve: no ai pianti quando esci di casa smettendo di sentirti straziata dalle sue grida che hanno una grossa componente di ricatto psicologico e non sono soltanto espressione di una angoscia da separazione. La bimba, gratificata ad ogni suo pianto con una risposta positiva alle sue richieste ha fatto di questo pianto apparentemente inconsolabile un’arma di ricatto per ottenere quello che vuole più che un mezzo di espressione della sua reale sofferenza. Ma in realtà quello che vuole la bimba realmente non è tanto una costante gratificazione e consolazione quanto piuttosto un orientamento, avere le idee chiare su quello che è bene che faccia e quello che è male, essere guidata e stimolata ad affrontare la vita e non solo protetta e coccolata. Allontanarti per motivi di lavoro non è una colpa ma una necessità, cioè costituisce la realtà alla quale la piccola deve adattarsi e che deve imparare a vivere con serenità, sicura del tuo ritorno e della sua capacità di godere della vita e degli affetti di altre persone anche in tua assenza.

La paura di affrontare le difficoltà non porta alla felicità e quando si asseconda troppo un bambino per l’incapacità di dire dei no non si fa l’interesse e la felicità del piccolo e non lo si aiuta a crescere. La tua intima e legittima gratificazione nel sentirti così indispensabile per la tua bimba non deve diventare soffocante per lei, è ora di non avere paura di cambiare rotta e di dire dei no. No, a mio avviso, all’addormentamento in braccio, no, ma con alcune riserve a prenderla nel lettone di notte – le riserve dipendono dal fatto che a mio avviso i no devono essere costanti per un ugual motivo e non è corretto assecondare la bimba una notte e dirle poi di no la notte successiva, o è sempre no o è sempre si – no a interrompere le tue attività ad ogni suo pianto per essere presa in braccio, no ad un modo di comunicare con la piccola troppo uguale a se stesso e a quello che è stato finora. Abitua la piccola piano piano a stare alcuni minuti da sola anche se sei in casa facendole sentire soltanto la tua voce quando ti chiama ma senza accorrere ogni volta; promettile una bella cosa al tuo ritorno quando esci per andare al lavoro – non sempre un regalo che sarebbe inutile, anche soltanto un gioco da fare assieme o un cartone da guardare assieme – e mostrati contrariata e arrabbiata per i suoi capricci invece di farti sommergere dai sensi di colpa e soprattutto mostrati serena ai suoi occhi e non condizionata dalle sue sceneggiate. La bimba ha bisogno della tua serenità tanto quanto dei tuoi abbracci. Dovresti abituarla ad un oggetto transizionale che aiuti la piccola a staccarsi piano piano da te e a costruirsi una sua autonomia psicologica.

In più devi aiutarla ad aumentare la sua autostima e la sua intraprendenza invogliandola ad affrontare per gioco alcune prove, alcune difficoltà, naturalmente giocando assieme a lei, facendola stare assieme ad altri bambini e così via. In realtà mamma e bambino crescono insieme, pertanto il lavoro psicologico che auspichi per tua figlia devi farlo tu per prima nella tua mente e nel tuo cuore in quanto non si può trasmettere quello che non si possiede e nello stesso tempo i bambini vivono della luce riflessa dagli occhi dei genitori. Con i bambini non si può fingere e non si può recitare. La vita a volte non lascia spazio alla scelta: ci sono momenti in cui si deve crescere per forza, adulto o bambino che uno sia, costi quel che costa. E questo che stai vivendo forse è uno di quelli.

Un caro saluto, Daniela