Secondo figlio, fratellino in crisi

 

 

Salve dottoressa,

lo so che è un tema che ha più volte affrontato ma nonostante aver seguito tutte le indicazioni possibili e immaginabili sono ancora in alto mare…vengo al punto: Valerio, il mio primo figlio, è un bimbo dolcissimo e sereno…ha appena 21 mesi e in un fine settimana gli è cambiata la vita: la mamma torna dall’ospedale dopo 5 giorni d’assenza (la prima volta che lo lascio) lui è stato tenuto e intrattenuto amorevolmente dalle due nonne e dal papà, me lo hanno portato ogni giorno in ospedale, ha visto la piccola Lavinia dopo pochi minuti dal parto e i giorni a seguire, girando allegramente tra le corsie dell’ospedale. Insomma molto coinvolto dall’inizio.

Torno a casa, primi momenti di confusione, voleva solo le nonne, dormire con le nonne, mangiare con le nonne, le premetto che ho avuto il secondo cesareo dopo 21 mesi, operata lunedì sera dimessa già giovedì mattina e il giovedì pomeriggio già con Valerio in braccio (dato che lo chiede CONTINUAMENTE in modo estenuante).

Appena ha capito che ero tornata per restare ha iniziato a cercarmi ossessivamente, voleva mangiare quando dovevo allattare la bimba (al seno), voleva essere preso in braccio appena prendevo in braccio lei e nonostante il padre sia presentissimo e quella settimana entrambe le nonne sono rimaste a casa con noi per accudirlo al meglio non c’era verso. Ho cercato di riprendere i nostri riti per scongiurare il fatto di volersi addormentare "IMBRAZZO A MAMMA"…ci sono riuscita quasi subito anche se con qualche insistenza, ma ieri sera ad esempio, erano le 21 e Lavinia ancora poppava alla grande, lui era molto stanco, sdraiato accanto a me nel lettone visto che con un braccio tengo lei per farla poppare e con l’altra mi stringo lui al seno, il papà gli ha detto se voleva intanto mettersi il pigiamino con lui, c’è andato senza troppe storie, ma una volta cambiato io e mio marito ci siamo dati il cambio lui ha preso la piccola per farle fare almeno il ruttino prima di metterla giù e io sono corsa da Valerio.

Ma l’incantesimo era rotto, il nostro rito era stato interrotto dal fatto che il pigiama glielo aveva messo il padre. Insomma, lo prendo, lo metto nel lettino e apriti cielo, schizza in piedi gridando come un ossesso che voleva essere preso in braccio. Dopo ogni mia iniziativa proposta, lui dopo mezz’ora ancora gridava senza sosta. L’ho preso tenendomi i punti del cesareo con l’altra mano, completamente stordita dal dolore della ferita e dalla pena per il mio nano. Si addormenta, lo metto giù, si risveglia alle 23,lo prende il padre, lo culla in braccio per un ora, lui dorme profondamente ma appena lo mette giù, isterie di ogni tipo.

Allora che fare, dottoressa???

Deve perdonarmi se l’ho tediata in questo modo, ma DAVVERO non so cosa posso fare di più, io sono sola, non ho baby sitter o nonna fissa a casa, non posso delegare.

Quanto durerà questa agonia? Quando rimproverarlo? Quando assecondarlo? Portarlo nel lettone è giusto in questi momenti? Lui non è mai stato abituato al lettone, non ha mai portato il ciuccio, un bimbo d’oro che però come giustamente mi ha fatto notare la pediatra evidentemente la sua "valvola di sfogo" di questo "stress" che gli ho procurato la apre di notte, naturalmente verso il suo massimo oggetto d’amore: la sua mamma.

Sono davvero abbattuta, dottoressa

 

Stefania

 

Il comportamento del tuo bimbo è identico a quello di mille altri bambini primogeniti che si trovano a dovere elaborare la nuova situazione esistenziale dell’arrivo di un altro fratellino o sorellina. Il bimbo deve smaltire il disagio del tuo temporaneo allontanamento, di cui avrà senz’altro sofferto anche se apparentemente si è comportato nel migliore dei modi – in quei pochi giorni non aveva la mamma con cui sfogarsi e ha dovuto per forza fare l’ometto – e tutta quella tempesta di sentimenti contraddittori provocata dalla presenza del nuovo esserino al quale ora concedi una intimità prima riservata soltanto a lui.

Gelosia, stupore, timore di non essere più amato come prima, inconscio velato dispiacere per dovere dividere uno spazio vitale prima occupato solo da lui, fatica e difficoltà ad elaborare una relazione con la nuova arrivata: insomma, una vera tempesta che richiede un po di tempo prima di placarsi. Che fare, allora, nel frattempo? Prima di tutto non allarmarsi e non scoraggiarsi perché tutto rientra nella norma; poi non sprecare energie nei sensi di colpa per non essere più disponibile al 100% per il tuo piccolo: anche tu hai bisogno di tempo per imparare a "moltiplicarti" per due e di energie per riprenderti dopo l’intervento quindi devi metterti in testa che devi assolutamente importi e imporre a tutti coloro che ti stanno vicino, dei momenti solo per te per riprenderti un po’.

Pertanto fatti aiutare in tutto e per tutto per quanto concerne le occupazioni pratiche della gestione della casa e impara a delegare il più possibile. In questo modo dovrai solo pensare a te, alla piccola e parzialmente al più grande. Altra cosa da fare è organizzarti: un minimo di orari regolari per le poppate anche se l’allattamento, si sa, specie nei primi tempi, deve essere a richiesta, ma nel tuo caso devi fare un po di politica e cercare di abituare la piccola ad orari per quanto possibile regolari, magari osservando per qualche giorno gli orari scelti spontaneamente da lei per poi assecondare di preferenza questi orari quando avrai imparato a conoscere meglio le sue esigenze e il suo carattere.

Fatto ciò, devi assolutamente cercare di riprenderti e siccome non puoi prescindere dai tuoi obblighi di bismamma così come non puoi prescindere dal fatto di dormire un numero di ore sufficiente, devi cercare di dormire quando dorme la piccola e di modulare le altre tue attività di conseguenza. Per quanto riguarda la gestione del grande: dividerai in modo equo il tempo che trascorre la bimba a dormire tra il tuo di sonno e le coccole e attenzioni esclusive al grande. Anche la folla di sentimenti vissuti dal bimbo grande – si fa per dire grande – ha bisogno di essere organizzata e gestita e in questo alcune regole che tu gli imporrai lo aiuteranno.

Pertanto lui dovrà sapere che all’ora delle poppate dovrà imparare ad attendere se vuole tutta l’attenzione della mamma per lui ma che se si metterà a fianco buono buono e tranquillo, la mamma potrà coccolarlo lo stesso ma solo se non disturberà la poppata. Viceversa, quando la bimba dormirà, le ore lasciate libere saranno equamente divise tra attenzioni tutte per lui, com’era prima e legittimo sonno o riposo per la mamma. Poi, la sera, sarai tu a mettere il pigiamino al bimbo e tuo marito a cambiare il pannolino alla bimba, tanto la bimba avrà tutte le ore del giorno per essere cambiata da te personalmente.

Il papà, quindi, diventerà un po’ mammo nei confronti della piccola, in modo che il grande non soffra troppo di gelosia, ma dovrà iniziare a fare un po più il papà nei confronti del grande, aiutandoti nel compito di educarlo, insegnargli le regole e soprattutto insegnargli a rispettarle. In compenso, tu che in questa fase della tua seconda maternità hai la necessità di esprimere in pieno tutta la tua parte femminile della genitorialità, sia con l’allattamento che con l’atteggiamento accogliente, comprensivo e coccolone nei confronti del grande che ha bisogno di essere rassicurato sul tuo amore immutato nei suoi confronti, non avrai sulle tue spalle la responsabilità di insegnare al maschietto a diventare grande.

Le tue tensioni emotive si scioglieranno e diventeranno più sostenibili se saprai, appunto, sia riprenderti degli spazi tutti per te facendoti aiutare e delegando i problemi pratici il più possibile, sia creando le condizioni per fare soltanto la mamma, con la piccola come con il grande.

Dopo il parto una mamma non è nelle condizioni psicofisiche e ormonali adatte per fare lo sceriffo, per imporre ordine e ordini, per organizzare, per fare, in due parole, lavorare prevalentemente l’emisfero sinistro del suo cervello, quello razionale, volitivo, concreto. La sua esperienza esistenziale e i suoi ormoni la portano verso la parte intuitiva, sognatrice, empatica, passiva e così deve essere. In questo campo ti devi esprimere a pieno, lasciando che siano gli altri a prendere per un po in mano le redini della situazione permettendoti, così, di fare solo la mamma chioccia e basta. Poi, giorno dopo giorno, gli avvenimenti ti suggeriranno il da farsi e piano piano riprenderai in mano la tua vita così come il tuo bimbo recupererà la sua sicurezza.

Ma, mi raccomando, fatti aiutare e impara a chiedere di essere aiutata. Le donne si abituano ben presto a diventare le regine della casa e della famiglia, ad impostare vita ed educazione dei figli e economia della giornata: lo fanno volentieri perché anche in questo modo si sentono realizzate, ma vi sono momenti e periodi durante i quali è bene mollare un po le redini, è la natura che lo chiede e non deve essere vissuto come una sconfitta ma anzi, come una preziosa opportunità per poter vivere a pieno anche questa seconda maternità che, per certi versi, pur nell’ambito di una esperienza non del tutto nuova, deve essere vissuta come se fosse una nuova avventura o quantomeno una esperienza unica che merita una attenzione unica, non inferiore a quella riservata alla prima maternità.

Pertanto, almeno fintanto che non ti sarai ripresa, sappi che è tuo diritto-dovere dividere il tuo tempo e le tue premure in tre cose e solo in quelle: soddisfare le tue esigenze di riposo, soddisfare le esigenze alimentari e di accudimento della bimba e le esigenze di coccole del bimbo più grande. Tutto il resto passa in secondo ordine, credimi e se riuscirai ad occuparti soltanto di queste tre cose, sono certa che riuscirai pienamente a riprenderti. Naturalmente le tue esigenze di riposo comportano il coinvolgimento di qualcuno che nel frattempo si occupi dei bimbi e del tran tran quotidiano, l’esigenza di pensare solo alle coccole del grande e meno a tutti gli altri problemi pratici comporta che tuo marito o chi per lui ti sostengano nell’educazione del bimbo grande e nella organizzazione della sua giornata così come l’esigenza di allattare e accudire al meglio la nuova nata comporta che qualcuno sia presente e all’occorrenza sappia occuparsi del bimbo grande almeno durante la poppata.

Dagli aiuti, quindi, non si può prescindere e in questo, a mio avviso, dovrai essere tu a fare il direttore d’orchestra indicando per tutti coloro che ti stanno vicino ruoli e tempi da rispettare. E’ l’unico lavoro che viene chiesto al tuo emisfero sinistro organizzatore. Se riuscirai nell’intento, potrai goderti in relativa santa pace questi momenti che devono rimanere gioiosi anche se faticosi e non disperanti. Impara a non avere paura della tua stanchezza e dei tuoi momenti di relativa depressione: essi sono fisiologici e comprensibili e lungi da doversene vergognare o da volerli mascherare con un efficientismo di superficie, vanno espressi a pieno e anche vissuti a pieno, sia perché sono liberatori, sia perché costituiscono una opportunità per tuo marito e per tutti coloro che ti stanno vicino per realizzare a pieno l’utilità che la loro presenza può avere purché ben gestita e consapevole.

I tuoi momenti di relativo transitorio scoramento aiuteranno la tua famiglia a diventare più coesa e più matura, più famiglia insomma. Ma se tu vorrai dimostrare al mondo e a te stessa che riesci comunque ad essere autosufficiente e sempre all’altezza della situazione, finirai col deresponsabilizzarli piano piano e ti troverai a dovere accudire non solo due bambini, ma forse qualcun altro di più.

Un caro saluto, Daniela