Sbadigli a ripetizione: tic o patologia?

Buongiorno,

le scrivo perché al mio bimbo di 3 anni da qualche giorno succede una cosa strana: in alcuni momenti comincia a sbadigliare e non riesce più a smettere.

Non è uno sbadiglio normale, va avanti anche per 20 minuti o mezz’ora in cui praticamente passa da uno sdadiglio all’altro. È come se non riuscisse a tenere la bocca chiusa. Poi, questo momento, come è venuto se ne va e lui torna alla normalità.

Ora, questa cosa comincia a preoccuparmi perché mi sembra di avere letto in passato da qualche parte che lo sbadiglio frequente potrebbe essere segno di problemi neurologici. Mi confondo? Ho un ricordo sbagliato?

Aggiungo che mio figlio ha sofferto fin dalla nascita di reflusso gastroesofageo trattato con Zantac e Gaviscon. Solo 20 gg fa abbiamo sospeso lo Zantac e diamo il Gaviscon al bisogno. Potrebbe essere un problema legato alla digestione?

Grazie per l’ascolto.


Tutti sappiamo bene cos’è uno sbadiglio: dal punto di vista neurofisiologico si tratta di un intero ciclo respiratorio (inspirazione, piccola pausa in apnea e espirazione), però di tipo parossistico, cioè incontenibile, provocato da riflessi autonomi e non volontario, quasi sempre impossibile da inibire, contrariamente a quanto avviene nei normali atti respiratori che possono essere momentaneamente sospesi da un atto volontario.

Lo sbadiglio comprende un’ampia fase inspiratoria attuata a bocca aperta durante la quale si ha lo spasmo di moltissimi muscoli, non solo della faccia, della bocca, del faringe, della laringe, ma anche del torace, del diaframma, che è il muscolo più grande che abbiamo, del collo, della nuca e spesso anche delle braccia, quando lo sbadiglio è accompagnato dallo stiramento delle braccia (in tal caso si parla di pandiculazione).

Durante lo sbadiglio il palato si alza e l’ampiezza del faringe quadruplica. Contemporaneamente si dilata il laringe e si allargano le corde vocali fino ad appiattirsi sulle sue pareti. I muscoli delle guance e del viso di contraggono, le palpebre si chiudono e si contraggono e il tutto dura in media uno o due secondi, seguito poi da una fase espiratoria rumorosa e lenta, contrariamente ad altri mammiferi, che hanno questa seconda fase molto breve e silenziosa (molti avranno presente come sbadiglia un gatto, per esempio). Durante lo sbadiglio, anche il cardias si dilata e molta aria passa nello stomaco.

Tutti gli esseri viventi, dai mammiferi in poi, conoscono lo sbadiglio. Lo sbadiglio, infatti, si attua in quelle aree cerebrali che sono anche preposte allo sviluppo e al mantenimento della memoria e le specie animali prive di memoria perché filogeneticamente più antiche non possono sbadigliare

Nella specie umana, le donne sbadigliano più degli uomini e i bambini più degli adulti, soprattutto dopo un periodo in cui hanno esercitato una forte attenzione su qualcosa: infatti i bambini in età di asilo sbadigliano la metà delle volte dei bambini che iniziano la scuola materna e i bambini delle elementari, più dei bambini di scuola materna, ma non per noia, come, con un sorriso, si potrebbe pensare, ma bensì per eccesso di attenzione.

Si sbadiglia però anche per noia o per esaurimento delle capacità di vigilanza e di attenzione, quando, sia la noia che lo stato di attenzione eccessivamente prolungato, portano ad una riduzione ed un esaurimento dello stato di vigilanza indotto dalla coscienza e, di conseguenza, ad una riduzione dell’effetto inibitorio che la corteccia cerebrale esercita sui meccanismi neurofisiologici involontari, come possono essere, per esempio, piccoli tremori, tic e sbadigli, appunto.

Comunque, si sbadiglia anche quando lo stomaco è troppo pieno, cioè per sazietà (vedi i leoni pigramente adagiati sotto un albero nella savana all’ora della siesta dopo un lauto pasto), oppure, invece, si può sbadigliare per fame o senso di languore dovuto ad una iperattività del sistema neurovegetativo vagale, come avviene quando si soffre di cinetosi, cioè di mal d’auto o mal di mare, ecc.

I bambini sbadigliano in base al loro bioritmo: cioè, i bambini che tendono a svegliarsi spontaneamente presto, sbadiglieranno più facilmente la sera, mentre i bambini che la sera non hanno mai sonno e non andrebbero mai a dormire, tendono a sbadigliare a lungo la mattina, quando si svegliano.

Anche il feto sbadiglia e comincia a farlo molto precocemente, già alla 12° settimana di vita intrauterina, esattamente nello stesso periodo in cui si sviluppa la sua capacità di succhiare. Lo sbadigliare del feto favorisce la sua capacità polmonare ed è un sintomo che deve rallegrare il genitore quando ha la possibilità di osservarlo durante le ecografie.

La funzione di sbadigliare e quella di succhiare, come ho detto, si sviluppano in parallelo: in esse sono implicate le stesse strutture neuroanatomiche cerebrali e muscolari paraventricolari ed ipotalamiche ed è proprio in queste stesse strutture cerebrali che viene prodotto e secreto un ormone, l’ossitocina, che gioca un ruolo fondamentale nei processi sociali di attaccamento, non solo di madre e bambino, ma anche all’interno di un gruppo sociale.

Lo sbadiglio, come è stato detto, è un atto assolutamente involontario e tutte le attività motorie muscolari in esso implicate emettono, di ritorno, delle importanti percezioni sensitive dette propriocettive che aiutano e sono molto importanti nel definire le esperienze introcettive.

Insegnano cioè ad ascoltare le sensazioni interne provenienti dal profondo del nostro corpo e della nostra fisiologia (non a caso quando si sbadiglia non si sentono più i rumori esterni) l’esperienza e la conoscenza di queste sensazioni, che passano spesso in secondo ordine durante la vita attiva proiettata verso l’esterno, è alla base della conoscenza e della coscienza che ogni essere vivente imparano a sviluppare di se stesso e contribuiscono a costruire l’equilibrio biopsichico e della personalità di un individuo e a definire e riconoscere le proprie emozioni.

Lo sbadiglio viene anche definito come un relais che mette in relazione due stati psichici, una sorta di transizione dallo stato di veglia attenta e vigile allo stato di rilassamento e distacco dal mondo, come avviene nell’addormentamento.

Vi è infatti una netta correlazione tra sbadiglio e sonno paradosso, cioè sonno popolato da sogni e, visto che nei bambini il sonno paradosso occupa molto più spazio nel totale delle ore di sonno rispetto ad un adulto e ancora di più questo succede nel prematuro che sogna moltissimo e sbadiglia stiracchiandosi moltissimo, è facile capire come lo sbadiglio sia molto più frequente nei bambini che negli adulti.

Ciò non di meno, vi sono alcuni casi in cui l’atto di sbadigliare si fa molto, forse troppo frequente per essere considerato fisiologico: sbadigliano, infatti, in modo compulsivo e spesso quasi continuo i soggetti affetti da lesioni cerebrali che procurano spasticità e movimenti incoordinati per mancanza della funzione inibitoria della corteccia cerebrale sull’equilibrio del tono muscolare e di tutte quelle attività sottocorticali che hanno origine in una zona di cervello definita come più arcaica perché comune anche a specie meno evolute dei primati e dell’uomo.  

Sbadigliano alcuni cerebropatici che, per la loro patologia, sono costretti ad assumere farmaci particolari, sbadigliano eccessivamente alcuni soggetti affetti da una rara forma di epilessia le cui crisi si manifestano, appunto, principalmente, con crisi di sbadiglio.

In questi casi, però, lo sbadiglio non è che un epifenomeno di una patologia ben più grave la cui diagnosi si basa su tutto un corollario di altri sintomi importanti, e non certo soltanto sullo sbadiglio.

Lo sbadiglio, quando emesso a ripetizione e quando molto frequente, può, però, essere assimilato a una forma di tic incontrollabile, come chi, per esempio, stringe le palpabre senza riuscire ad inibire questa fastidiosa contrazione muscolare o gira il collo da un lato a scatti o altre manifestazioni riferibili a tic.

In questo caso, i soggetti che hanno sbadigli a ripetizione, dopo la crisi percepiscono uno stato di benessere e di rilassamento profondo come se a loro fosse proprio necessario attuare questa salve di contrazioni ripetute di vari muscoli, come descritto prima, per potersi poi sentire bene, più sollevato e più rilassato.

In questo caso, il limite tra tic, movimenti involontari e ripetizione compulsiva ma volontaria di una funzione che, una volta attuata, porta ad uno stato di benessere, è molto sottile e la sintomatologia potrebbe, forse, essere meglio inquadrata da un neurologo piuttosto che da un pediatra, perché la tendenza a presentare dei tic o delle manifestazioni ripetute in modo compulsivo non attiene più alla semplice fisiologia ma scivola insensibilmente verso la psicologia e, nei casi gravi, verso la neuropsichiatria.

Comunque non intendo affatto allarmarti: nel tuo caso, gli sbadigli a ripetizione del tuo bimbo potrebbero essere assimilati a tutta quella serie di attività motorie come nenie che il bimbo si canta da solo, movimenti ritmici del corpo, ciucciamento, autoerotismo e simili che spesso precedono la fase del sonno vero e che il bimbo attua come autoconsolazione prima di scivolare dallo stato di veglia a quello di sonno. Molto di più, in verità, come semplice pediatra, non sono in grado di dirti.

Un caro saluto,

Daniela