Ritardo nel linguaggio a tre anni

 

Buongiorno dottoressa,

mio figlio ha 34 mesi, è un bambino molto sveglio, capisce perfettamente tutto, ma ha difficoltà a comunicare.

Fino ad ora non mi sono preoccupata molto, però comincio a chiedermi se non è il caso di sottoporlo ad una visita specifica.

Premetto che è secondogenito, il fratello maggiore ha 5 anni e a 24 mesi parlava perfettamente, mettendo assieme frasi e usando correttamente le parole e i verbi. Il piccolo invece non dice assolutamente frasi di senso compiuto.

A parte poche parole precise, indica ancora gli oggetti con dei suoni o delle parole da lui coniate (treno: ciuf ciuf, macchina: brum brum e via di seguito), usa la parte finale, per cui i verbi diventano tutti ITO e ATO (mangiato dormito e via di seguito), addirittura ha difficoltà  a pronunciare alcune parole, fragola diventa un groviglio di suoni con grandi movimenti della lingua, così come blu.

Ora questa cosa diventa pesante perchè  crea forte difficoltà di comunicazione con me e gli altri componenti della famiglia, fratello compreso. È frustrante per lui e per noi, non parliamo poi degli estranei, almeno noi riusciamo a fatica ad interpretare qualche suo ragionamento, ma gli altri nulla.

Grazie, Simona

Il bimbo non ha ancora tre anni, quindi mi sembra prematuro trarre conclusioni.

In caso di presunto ritardo nell’acquisizione del linguaggio, bisogna prima di tutto valutare alcune cose e indagare su altre. Bisogna accertarsi che lo sviluppo psicomotorio e neurologico del piccolo sia normale e si sia sempre evoluto in modo normale senza ritardi, poi bisogna accertarsi che il bimbo non abbia deficit uditivi di vario genere (sordità in qualche familiare, otiti catarrali ricorrenti, malattie pregresse e via discorrendo…), poi bisogna osservare i suoi progressi, cioè, è in ritardo, si, ma sta progredendo regolarmente da alcuni mesi a questa parte, oppure è bloccato su un determinato linguaggio già da vari mesi?

Inoltre bisogna accertarsi che capisca bene quando gli si parla, perché la corretta comprensione del linguaggio degli adulti fa stare molto più tranquilli nel senso della corretta evoluzione, anche se ritardata, del linguaggio in futuro.

Altro particolare da osservare è la voglia che ha il bimbo di comunicare, anche se a modo suo.

Un corretto inquadramento del punto in cui si trova il bimbo può essere fatto da un logopedista o da un neuropsichiatra, quindi non mi soffermo più di tanto sull’enunciazione di tabelle di sviluppo del linguaggio che potrebbero, in un certo senso, inquadrare il bimbo attribuendogli un certo punteggio.

Solo desidero precisarti che se l’osservazione del bimbo non suscita dei dubbi nei punti precedenti, cioè si tratta di un bimbo sveglio, intelligente, vivace, socievole, che capisce le cose che gli vengono chieste, indica gli oggetti anche se non ne pronuncia i nomi, e segue gli ordini semplici che la mamma può impartirgli, anche senza parlare, cioè non ha problemi di sviluppo intellettivo e di socializzazione e, appunto, non ha deficit uditivi o particolari ostacoli all’articolazione delle parole a livello dell’apparato fonatorio, anche se un inquadramento del problema del bimbo più preciso di quanto non sia in grado di fare io sarebbe, forse, opportuno, io non mi preoccuperei più di tanto.

Per favorire un corretto sviluppo del suo linguaggio dovresti, però, parlargli sempre con calma, scandendo le parole e guardandolo negli occhi, interagendo e colorendo le tue parole con la mimica, con i gesti, con il sorriso, ecc.; poi dovresti cercare di modulare correttamente i ritmi del dialogo che puoi avere con lui nel senso che puoi stimolarlo a parlare giocando con lui, leggendo o raccontandogli delle favole, dando voce ai suoi pupazzi preferiti mentre li muovi e li animi, accompagnando con la spiegazione verbale molte tue azioni tipo "ora facciamo questo, ora ci mettiamo il maglioncino, ora andiamo dai nonni" e così via, oppure rivolgendogli frasi e domande semplici e concrete e aspettando con calma che lui risponda per poi ripetere la sua frase in modo corretto, sempre guardandolo in viso e mostrando molta attenzione in quello che dice, modulando i tempi della conversazione in modo che alla tua frase segua un silenzio e un tempo opportuno per la risposta.

Dovresti farlo partecipare alle tue attività chiedendogli molto spesso "portami questo, vai a prendere quello e così via". Anche imparare e cantare insieme delle filastrocche e delle canzoncine aiuta lo sviluppo del linguaggio così come l’inserimento del bimbo in una comunità di coetanei dove gli stimoli verbali sono maggiori e lui si deve dare da fare per comunicare perché i coetanei non sono altrettanto comprensivi degli adulti.

Io aspetterei la fine dell’estate per un giudizio sul problema perché molti bambini "lenti parlatori" specie se maschi, si sbloccano dopo il quarto anno o comunque verso il 40° mese.

Anche se uno dei genitori è stato, a suo tempo, un lento parlatore questo spiegherebbe il relativo ritardo del bimbo; però aspetterei dopo l’estate soltanto in assenza di tutte le possibili altre cause o concause di ritardo del linguaggio, cioè in assenza di dubbio sul deficit uditivo, su problemi di comunicazione, su problemi di relativo ritardo psicomotorio, altrimenti un controllo immediato si imporrebbe.

Un caro saluto, Daniela