Risvegli notturni e allattamento al seno a 11 mesi

 

Gentile Dottoressa Sannicandro,

la mia situazione è simile a mille altre, ma Le scrivo nella speranza di avere un suggerimento in più.

La mia meravigliosa bambina ha 11 mesi e nonostante la mia non più verdissima età, la sto ancora allattando, con grande gioia, dal primo giorno di vita. Allattamento esclusivo ed abbondante fino a 6 mesi, con regolari poppate notturne ogni 3-4 ore; allattamento colazione e merenda una volta iniziato lo svezzamento con 2/3 poppate notturne molto brevi, tanto per riaddormentarsi. Questo fino a 8 mesi.

Siamo partiti per le vacanze, cambiamento di casa, lettino ecc., inizio della dentizione e abbiamo perso ogni riferimento; l’unico il mio seno. Da allora, la sera si addormenta solo con il mio seno ed inizia un ballo di risvegli continui 3-5 volte fino alle 5 del mattino e poi, a volte, un sonno più continuativo fino alle 8; il tutto sempre accompagnato solo dal mio seno.

Inoltre, da un paio di mesi, l’unico verso per farla riaddormentare nei risvegli è di attaccarla al seno nel mio letto, al mio fianco e così riesco a dormire un po’ anche io! In realtà sono diventata un ciuccio (quello vero neanche a parlarne!).

Sono molto preoccupata perché non so cosa sia meglio fare. Abbiamo provato il Nopron per un mese, andava meglio, meno risvegli ma lei più intontita; sto provando l’omeopatia con la Chamomilla Vulgaris, ma mi sembra senza nessun esito; le braccia del padre non sortiscono alcun effetto ed io ormai sono sfinita dato che comunque ho ripreso anche il lavoro.

Non vuole conoscere alternativa alla sua mamma, neanche il papà che se prova a prenderla, lei continua a piangere finché non la prendo io (che non amo farla piangere…).

Mi piacerebbe non arrivare mai ai metodi del famoso libro "Fate la nanna". So che tutto è fisiologico e comune, ma come posso almeno riuscire ad allentare questa situazione notturna di risvegli continui con attaccamento al capezzolo per tutta notte?

…e Le voglio risparmiare i commenti  di mamma e suocera sui figli viziati!

La ringrazio per quanto vorrà consigliarmi. Cristiana

La voglia di attaccarsi al seno di notte, ormai, non è più una necessità nutritiva per la bimba, o almeno non credo che lo sia. Il rinnovato bisogno di contatto, in questo periodo, compensa, forse, il tuo allontanamento diurno da lei a causa della ripresa del lavoro, l’ansia che le procurano, forse, i primi passi, che costituiscono una ulteriore esperienza di distacco dalle braccia materne più la consolazione che il seno procura sempre qualsiasi sia il disturbo: denti, reflusso, coliche e quant’altro.

A questo aggiungi i tuoi comportamenti contraddittori e ambivalenti, anche tu, come tante altre mamme, tormentata tra un comportamento "favorente" la crescita psicologica e il graduale distacco della bimba dalla dipendenza da te, che ti farebbe, però, sentire meno indispensabile e ti gratificherebbe meno del bisogno di tetta e una tendenza, vissuta in modo conflittuale da entrambe, di voler prolungare la simbiosi ancora un po’ ( costi quel che costi perché, chissà?), visto che insisti sulla tua non più verdissima età, questa potrebbe rimanere l’unica della tua vita e vuoi, quindi, godertela fino in fondo.

Entrambe le pulsioni sono giustificate e valide, ma ora, come mamma, hai il dovere di privilegiare il comportamento migliore per il buon equilibrio della bimba. E questo comportamento qual è? Prima o poi sarà quello che tenderà a favorire autonomia e distacco, quindi quello di non offrire più il seno così spesso e ad libitum alla piccola.

Ma da quando? Difficile stabilirlo dall’esterno senza conoscere il carattere della piccola e senza poterne dedurre i suoi reali bisogni. Però posso affermare con una certa sicurezza che quando una mamma inizia a non provare più la stessa gratificazione effettiva nell’allattare il proprio bambino, cioè quando comincia a prevalere la stanchezza dei continui risvegli notturni, favorita anche dalla ripresa del lavoro e quando questa stanchezza non è più adeguatamente bilanciata dalla gioia di allattare, continuare a mostrare una disponibilità illimitata come nei mesi precedenti è una ipocrisia.

Quando l’allattamento viene prolungato più per dovere che per piacere o semplicemente per porre fine ad un pianto fastidioso, il messaggio che si trasmette al bambino, non essendo più assolutamente autentico, non lo gratifica più e non gli basta più: questa insoddisfazione si traduce, poi, in un aumento del numero di risvegli e delle richieste di seno, proprio per mettere continuamente alla prova la mamma della sua immutata disponibilità.

Si tratta di un circolo vizioso che non porta da nessuna parte e non giova più a nessuno. Pertanto, prima o poi, andrebbe interrotto. Può non essere interrotto bruscamente, ma sta alla mamma farsi, in un certo senso, una tabella di marcia e cominciare, magari, a pensare di continuare così per non oltre un mese, poi ridurre le poppate al seno della notte attaccando la bimba al seno, magari, solo una volta in tarda serata oppure a metà notte o di prima mattina e non tre o quattro o cinque volte, poi nemmeno più quella volta e via discorrendo.

La bimba, piano piano, imparerà a consolarsi in altro modo e si farà bastare il cullamento, la ninna nanna o altro tipo di coccola. Anche per la piccola sarà una esperienza di autonomia la prima volta che riuscirà, anche dopo avere lungamente pianto, a riaddormentarsi senza il capezzolo.

Detto così sembra un incitamento ad un comportamento crudele, ma è l’unico modo per uscire da questa situazione se ritieni che sia un bene per te e per la bimba uscirne. Altrimenti non ti resta che continuare ad assecondarla al suo primo vagito aspettando che sia lei a cambiare abitudini. Tra mamma e bambino sono in gioco equilibri delicati e sempre nuovi che è difficile manipolare con successo dall’esterno.

I tempi di questo percorso di crescita di entrambe si svelano dall’interno: di solito sono dettati dal bambino, ma a volte è la mamma che, per sue necessità psicologiche o fisiologiche più che legittime, si trova costretta a "dare un aiutino" alla maturazione del rapporto tra i due. Questo aiutino ti è concesso e non devi servirtene sviluppando sensi di colpa.

Un caro saluto, Daniela