Rifiuto del cibo

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Buongiorno,
sono la mamma di un bimbo di 3 anni e 1/2 che pesa 15 Kg. ed e' alto 97 cm.
che ha iniziato bene lo svezzamento mangiando un po' di tutto, ma da circa un anno
rifiuta categoricamente di assaggiare qualsiasi tipo di cibo (carne, pesce, prosciutto,
frutta). Il rifiuto è assoluto. Se insisto si mette a piangere e se provo a dargli qualcosa si
fa venire l'urto del vomito.
Praticamente mangia sempre pastina con omogeneizzati (vari) pane, focaccine e
tanto latte con biscotti (mattina, merenda a sera). Qualche volta mangia pezzetti di formaggio grana.
Anche all'asilo mangia solo la pasta. Nè secondo, nè frutta. A volte lo yogurt.
Cosa devo fare? La pediatra mi dice di aspettare e comunque di dargli degli integratori multivitaminici.
Mi potete dare qualche consiglio? Mi devo rivolgere ad uno specialista?
Grazie per una cortese risposta.
Distinti saluti.
Orsola 

I disturbi del comportamentoalimentare nei bambini sono un argomento talmente complesso che non basterebbeun trattato per esaurirlo e, paradossalmente, sembra più facile scrivere unintero libro sull'anoressia, per esempio, piuttosto che dare una rispostaesauriente ad una singola mamma senza conoscerla e senza sapere quasi nullasulla storia del suo bimbo.

Cercherò comunque difare chiarezza. Prima di tutto, il peso e l'altezza dimostrano che il tuo bimboè cresciuto bene nonostante una alimentazione che a te sembra ora un poincongrua e sbilanciata. Questo vuol dire che vanno annullate le ansia che ilbimbo non si nutra abbastanza. Bisogna sempre credere alla capacità che hanno ibambini di autoregolarsi spontaneamente e di fermarsi quando non hanno piùfame. Dopo lo svezzamento, infatti, ridimensionano velocemente l'importanza eil significato del cibo, che non è più la consolazione di ogni dolore ma, conl'inizio della masticazione, diventa sempre più soltanto una necessitànutritiva e la soddisfazione del disagio dato dalla fame. Solo in presenza didifficoltà comunicative, della sensazione di sentirsi trascurati, della pauradi crescere quando i genitori sono un po troppo normativi o di altre sofferenzepsichiche il bambino riversa nel cibo tensioni, ansie e conflitti che non è ingrado di esprimere diversamente. D'altra parte, da un punto di vistanutrizionale, di igiene alimentare e educativo, è estremamente scorrettosostituire un alimento rifiutato con uno non equivalente. Una mela rifiutatapuò essere sostituita da una pera e a volte da una banana, ma non certo dalatte e biscotti che apportano tutt'altro tipo di nutrienti. Se il bambinorifiuta carne e pesce e preferisce la pasta è altrettanto scorretto riempirla diparmigiano purché assuma proteine: prima di tutto la pasta già di per se necontiene, poi il bambino si abituerà ad un primo piatto molto condito esaporito e esigerà lo stesso condimento anche quando avrà imparato a mangiarela carne o il pesce, prendendo così abitudini malsane. Allora che fare? In uncerto senso bisogna ripartire da zero. Bisogna cioè avere una chiara percezionedi un corretto schema alimentare per l'età, bisogna fare un prospetto dialimentazione settimanale come fanno le dietiste a scuola che preveda iclassici 14 pasti settimanali con gli alimenti distribuiti in modo equilibratotra loro (2-3 volte pasta e legumi, 2-3 volte carne bianca, un po meno carnerossa, 3-4 volte pesce, 1-2 volte uovo, 2-3 volte formaggio e così via). Per ipasti sempre uguali, come spesso sono colazione e merenda, si calcolano iclassici 200-250gr di latte la mattina con 3-4 biscotti (meglio se fettebiscottate o cereali), ma i biscotti una sola volta al giorno, due volte lattee biscotti può essere troppo, oppure uno yogurt da 120 gr con frutta frescadentro. Si possono anche preparare gustosi gelati casalinghi con frutta frescafrullata, miele, limone e yogurt e di questi ne basta una tazzina da caffè. Eper lo spuntino di mezza mattina si propone frutta fresca o pane con pococompanatico o una merendina leggera confezionata. Si eliminano o si riducono alminimo i fuori pasto, soprattutto se contenenti zucchero che toglie la fame.Anche per i bambini vale la regola della piramide alimentare classica e delle4-5 porzioni tra verdura e frutta durante la giornata. Basterebbe mezzo fruttotipo mela pera o arancio dopo i due pasti principali e di pomeriggio o a metàmattina e un po di verdura sia a pranzo che a cena data in qualsiasi modo.

Se il bambino si rifiuta dimangiare quello che gli viene proposto all'orario giusto si può assecondarlocon il menù previsto per un altro giorno della settimana ma mai sostituire unacena con una colazione della mattina. Quando il bambino è piccolo sembra chenon possa succedere nulla di particolare comportandosi così, ma a lungo andarela mancanza di una disciplina alimentare può comportare abitudini errate chesarà difficilissimo sradicare anche da adulto. Il bambino può capirechiaramente quando ha fame e quando è sazio, ma di certo non può sapere cosa èbene per lui e cosa è male. Insegnarglielo è compito dei genitori che devonodimostrarsi responsabili consapevoli e autorevoli (che è altra cosa dal direautoritari). Una volta stabilita questa disciplina alimentare e mentale si puòcertamente assecondare il bambino dandogli piatto unico anziché primo esecondo, se così preferisce, almeno per alcuni altri mesi, oppure cibi dicolore bianco piuttosto che rosso o verde, cibi cucinati con cura, di buonsapore, conditi ormai anche con qualche spezia o aroma. Si può fare partecipareil bambino al rito dei pasti tenendo compagnia alla mamma quando cucina efacendolo parzialmente apparecchiare la tavola. Dovrebbe poi mangiare a tavolacon tutta la famiglia e con l'occasione mangiare le stesse cose di tutti oquasi (è una occasione per cucinare sano e digeribile). Come tutti sanno poi,il pasto è e deve essere un momento comunitario di comunicazione e dipartecipazione: attorno ad un tavolo si conversa meglio, ci si esprime, ci siracconta, si stringono amicizie e alleanze. Così si dovrebbe fare anche con ibambini: guardarli negli occhi, ascoltarli, farli parlare, stare al gioco conloro, non piazzarli davanti ai cartoni per distrarli e imboccarli piùvelocemente in modo più sbrigativo. I cartoni sono spesso una soluzione maquando diventano un'abitudine ne soffre la comunicazione e la correttaespressione della personalità. Lo stesso dicasi per il televisore perennementeacceso in casa anche quando si parla a tavola!

Infine la mamma dovrebbeinterrogarsi sul suo personale rapporto con il cibo e sulla sua autostima comegenitore. Ma anche tutto questo porterebbe troppo lontano. Allora, miraccomando, a tre anni via omogeneizzati e latte con biscotti a gogò! Meglioche mangi poco ma cose giuste piuttosto che avere lo stomaco pieno diincongruenze. Un bilancio di salute ogni sei mesi, poi, dimostrerà di certo che,pur avendo mangiato poco secondo l'impressione della mamma, sarà cresciuto inmodo corretto. E il miracolo, ancora una volta, si sarà compiuto.

 Un caro saluto, Daniela

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