Reflusso non curato

 

Gentilissima dottoressa,

 

ho un bambino di quattro mesi e mezzo che soffre dal primo mese di vita di reflusso. Diagnosi fatta da me perché secondo la mia pediatra è del tutto normale che ci sia.

 

Il bimbo rigurgita spesso anche a distanza di ore, ha spesso il singhiozzo, mastica la sua saliva, mangia piangendo, ha il sonno agitato, quando lo corico supino si lamenta, ha difficoltà ad evacuare e ultimamente abbiamo curato un otite che passava da un orecchio all’altro.

 

Il bambino è allattato al seno, da pochi giorni abbiamo introdotto la frutta (1 vasetto diviso nei 2 pasti principali dopo la poppata) e soffre anche di coliche gassose credo dovute al modo in cui si attacca al seno, da quando ho abolito i latticini la situazione però è migliorata.

 

La mia pediatra ogni volta mi dice che è del tutto naturale e che fino al primo anno di vita non bisogna intervenire; al pronto soccorso hanno detto la stessa cosa spiegandomi che l’antiacido avrebbe prodotto più coliche.

 

È davvero così? Il mio bambino deve continuare a soffrire senza che noi possiamo intervenire? E se dovesse peggiorare? Già è difficile così e siamo stanchi anche io e mio marito che lo teniamo praticamente sempre in braccio per non procurargli ulteriori doloretti.

 

Ho bisogno di un suo consiglio, sono stanca di essere trattata con superficialità.

La ringrazio di cuore

Cordiali saluti

Linda

 

 

 

 

La decisione di trattare o meno un reflusso gastroesofageo non dipende dall’età del bambino ma dalla ragionevole certezza (basata sull’osservazione dei sintomi più che dagli accertamenti visto che nei bimbo molto piccoli ormai si rinuncia nella maggioranza dei casi alla diagnostica per immagini) che questo reflusso, che è una evenienza praticamente fisiologica fino ad un anno e anche oltre, abbia procurato una vera e propria malattia da reflusso, cioè una esofagite peptica con i relativi dolori retrosternali, bruciori, sintomi irritativi come rigurgiti, problemi respiratori fino all’asma, specie notturni, crisi di cianosi, crisi di pianto, vomiti frequenti e così via.

 

Quindi si tratta con farmaci antireflusso un bambino con il ragionevole sospetto non del reflusso, ma dell’esofagite da reflusso. Ora, quali sono le differenze di sintomatologia tra le realtà cliniche? La linea di demarcazione tra semplice reflusso e malattia da reflusso non è netta, pertanto la decisione di iniziare un trattamento specifico in un bambino con reflusso diventa soggettiva se non si eseguono ecografie gastroesofagee e phmetrie transesofagee.

 

Ed è anche vero che i farmaci antiacidi non sono privi di effetti collaterali come disturbi intestinali e dolori addominali. Quindi che fare? La mia opinione sarebbe quella di tentare per un periodo, magari, definito, con la terapia, nella speranza che possa ridurre se non eliminare i sintomi più fastidiosi come dolore, irritabilità, sonno disturbato, vomito ecc., nello stesso tempo, però, non biasimo chi sostiene che il reflusso non va trattato nei primi mesi perché fisiologico o parafisiologico.

 

Però se la terapia può far stare meglio il bimbo, perché rinunciarvi? In fondo si può sempre interrompere qualora insorgessero seri effetti collaterali sicuramente imputabili al farmaco oppure se non dovesse essere sufficientemente efficace. Però non sono io a poterti consigliare, perché non conosco il bimbo e perché via internet non sarebbe corretto.

 

Un caro saluto, Daniela