Quinta malattia e gravidanza

 

Gentile dottoressa,

sono alle 14 settimana di gravidanza. il mio primogenito è affetto dalla quinta malattia, in fase oramai avanzata, nel senso che ha la febbre e sono comparse le macchiette caratteristiche.

il mio ginecologo dice di usare da ora in poi la mascherina, ma oramai sono stata tanto tempo a contatto diretto con mio figlio che quasi ne vedo l’inutilità.

Sono preoccupata per le conseguenze sul feto, anche se ho letto che i rischi non sono accertati e comunque sono bassi.

Le cosa mi può dire al riguardo?

Grazie infinitamente se potrà rispondermi.

Cinzia

Ti posso dire quello che già sai: il bimbo poteva essere contagioso ancora prima dell’inizio dei sintomi manifesti della sua malattia quindi, benché sempre prudenti, purtroppo non mi sembrano molto utili le misure di cautela attuali come mascherina o altro, in quanto, tra l’altro, il soggetto affetto dalla malattia non sempre continua a diffondere virus fino alla guarigione ed alcuni medici dicono che già dopo pochi giorni dall’esordio il soggetto non è più contagioso.

Ci sono da dire, però, due cose: almeno la metà dei soggetti adulti presenta anticorpi contro questa malattia per averla contratta da piccolo e quando la malattia compare in un adulto non passa inosservata e non è quasi mai asintomatica come possono essere altre malattie virali. Pertanto, se tu da tre o quattro giorni prima che il bimbo manifestasse i sintomi della malattia fino ad una settimana dopo la completa sua guarigione non ti ammali, significa che hai ottime probabilità di non averla contratta.

Se, invece, dovessero comparire i sintomi riconducibili alla malattia, non è detto che questa debba per forza arrivare fino al feto. Le probabilità che questo succeda sono scarse, se ricordo bene, attorno al 10% o poco più. In tal caso, qualora anche il feto fosse stato contagiato, il ventaglio di possibilità sarebbe vasto e di solito la malattia comporterebbe una forma di grado variabile di anemia. Una anemia fetale di grado molto elevato può, ovviamente, essere pericolosa per il feto e in tal caso esisterebbe anche la possibilità di intervenire con una trasfusione intrauterina.

Esiste anche la possibilità che tu ti sottoponga al dosaggio degli anticorpi specifici anti parvovirus 19 per tua tranquillità: se fossero negativi dopo una o due settimane dalla guarigione del bimbo, potresti dormire sonni tranquilli. In caso contrario,il ginecologo saprà come comportarsi con le prossime ecografie che, per tua e sua tranquillità, potranno anche essere più numerose e più ravvicinate. Non vedo altre cose da fare.

Un caro saluto, Daniela

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