Quando smettere di allattare?

 

Gentile dottoressa,

sono la mamma di una bambina che ha compiuto da poco 12 mesi.

La bimba appare sana e serena, è vivace, già cammina, ma non è una grande dormigliona, e così, una quindicina di giorni fa, dopo una faticosissima estate di nottate fatte di risvegli e difficoltà di addormentamento (forse anche per il caldo tremendo), su consiglio del PDF le abbiamo fatto fare una visita dal neuro-psichiatra infantile, il quale non ha rilevato nulla, se non lievi disturbi del sonno (peraltro ora un po’ migliorati) comuni nei bimbi sotto i due anni.

Però, parlando dei metodi migliori per l’addormentamento, quando gli ho detto che ancora la allattavo al seno, mi ha consigliato vivamente di smettere, sostenendo che dopo l’anno di età si crea solo un legame "morboso" di dipendenza tra madre e figlia, tanto più se (come spesso succede) la sera si addormenta sulla tetta (è uno dei pochi metodi che funziona!).

Ora io sono rimasta un po’ spaesata… durante il corso preparto, il caposaldo martellato dalla puericultrici e ostetriche era: allattare, allattare, allattare. Il più a lungo possibile e senza problemi!

Così in tutti i libri, forum, siti, ecc. che ho letto.

Lei cosa ne pensa? Devo davvero smettere?

La bimba, pur non essendo una cicciona (9,450 kg per 76 cm di altezza) sembra crescere bene e senza problemi, e mangia tutto regolarmente e con appetito. Il mio latte lo prende la mattina e, appunto, la sera prima di dormire. A volte, se ne ha voglia, anche durante il pomeriggio.

La ringrazio tantissimo del consiglio che vorrà darmi, Monica

Che la stretta simbiosi tra madre e figlio tenda a prolungarsi nel tempo fintanto che il bambino viene ancora allattato al seno è cosa risaputa, quindi, la mamma che allatta ancora dopo 12 mesi dal parto e lo fa con piacere e consapevolezza deve anche aspettarsi che questa decisione comporta, appunto, il rischio di dovere, in un certo senso, accettare o subire la dipendenza totale del bambino per un numero di mesi maggiore rispetto a quanto solitamente, ma non sempre, comunque, avviene nei bambini allattati artificialmente.

Ma da qui a definire morboso questo tipo di attaccamento mi sembra un po’ troppo. D’altra parte, si sa, ogni specialista vede il bambino con un colore particolare di lenti; così, l’otorino troverà senz’altro un po’ di catarro nelle tube o le adenoidi ingrossate che procurano al bambino un sonno disturbato, l’allergologo penserà ad una intolleranza alimentare, l’ostetrica o l’esperta in allattamento della Leche League penserà ad una necessità psicologica più che normale del bambino e il pediatra, stanco di rassicurare e spiegare ogni volta come se fosse la prima volta, ad ogni mamma, come si comporta il bambino ad ogni età, delega il problema agli specialisti e il circolo vizioso non si interrompe mai.

Allora che fare? A mio parere, quello che ti pare.

Se la gratificazione che ti comporta continuare ad allattare è ancora forte e supera il disagio di un comportamento della bimba un po’ troppo dipendente ed esigente, considererai come elemento prevalente, per esempio, il particolare momento che sta vivendo la bimba, nel quale si sommano due disagi: l’eruzione, forse, fastidiosa dei dentini e l’inizio della deambulazione, acquisizione che comporta sempre una certa sensazione di insicurezza nel bambino visto che si tratta del primo vero distacco dalle braccia della mamma. Allora deciderai di essere comprensiva e accondiscendente con la piccola e continuerai ad essere molto disponibile nei suoi confronti, almeno per qualche altro mese.

Se, invece, cominci ad essere veramente stanca e sempre meno motivata ad allattare perché, appunto, il latte è poco e i risvegli notturni della piccola non sono più a scopo nutritivo ma solo consolatorio, dovrai allora essere molto sincera con te stessa e non offrire più il seno alla piccola di notte, continuando, magari, a consolarla con coccole di vario tipo ma senza attaccarla al seno e contemporaneamente dovrai far perdere alla piccola l’abitudine di addormentarsi al seno e in braccio.

Sarà un po’ faticoso nei primi tempi ma l’età della piccola è tale da poterle dare fiducia, quindi puoi tranquillamente aspettarti che abbia la possibilità di mettere in atto meccanismi consolatori nuovi e autonomi come un oggetto transizionale o altro.

Prima o poi a questo dovrai arrivare, ma quando arrivarci dipende in parte anche da te e non solo dalla bimba. Quando il rapporto tra mamma e figlio è arrivato ad un punto di svolta, si tratta di fare, in un certo senso, politica, cioè, io mamma ti concedo qualcosa ma tu bimbo devi sforzarti a tuo modo di diventare gradatamente meno dipendente.

Se, invece, non ti senti diplomatica e non sei capace di patteggiare questo nuovo modo di relazionarti con la piccola con gradualità, se non sarà lei a modificare spontaneamente i suoi atteggiamenti, dovrai spingerla tu con il tuo nuovo modo di fare.

Più di tanto, ti assicuro, le persone "esterne" alla relazione madre bambino non possono fare e ogni consiglio, anche proveniente dal più famoso dei professori esperti in materia, credimi, è destinato a lasciare il tempo che trova e verrà preso in considerazione soltanto se risulterà in linea con quanto la mamma stessa, anche inconsciamente, già in cuor suo sapeva senza osare esprimerlo o portarlo alla coscienza.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi, ma la consapevolezza che nel rapporto madre figlio contano le esigenze di entrambe le parti e non solo quelle del bambino. Mamma e bambino sono co-protagonisti del rapporto che si evolve e non il figlio ad essere unico conduttore a dettare legge e la madre soltanto succube a obbedire e basta. 

Un caro saluto, Daniela