Quando intervenire

 

Buonasera,


mio figlio, tre anni a giugno, il primo anno e mezzo di vita ha avuto ripetute bronchiti e ha preso ogni tipo di antibiotico, per questo ogni volta che ha un po’ di tosse e raffreddore mi preoccupo e mi chiedo sempre se sia il caso di cercare di bloccare la tosse il prima possibile e magari riuscire ad evitare l’antibiotico o se è meglio sperare che gli passi naturalmente.


La mia domanda quindi è , quando sento i primi colpi di tosse posso fare qualcosa o fino a che non viene la febbre è meglio che la malattia faccia il suo corso? In questo momento il bimbo ha un po’ di febbre dopo un giorno di tosse e questa sera ha vomitato anche un pochino, io credo per il catarro.


Posso dargli qualcosa o devo sentire il pediatra?


Grazie per l’attenzione

 

 

 

 

I sintomi che un soggetto può presentare quando si ammala non vengono a caso: la febbre serve a rendere la vita difficile a virus e batteri che in un ambiente con temperatura superiore ai 38 gradi riducono la loro moltiplicazione e se superiore ai 39 gradi iniziano a morire, la tosse serve per staccare il muco dalle pareti delle vie respiratorie e con esso tutte le impurità, i virus e i batteri che vengono inglobati.

 

Pertanto i sintomi non devono essere mascherati perché se la natura ha dotato gli esseri viventi di questi meccanismi non è mai a caso e un motivo c’è sempre.

 

I sintomi, però, possono essere o diventare particolarmente fastidiosi, tanto da sbilanciare l’equilibrio tra utilità del sintomo stesso e malessere che procura.

 

In tal caso vi sono farmaci che li riducono di intensità e fanno stare meglio il soggetto. I sintomi, quindi, vanno ridotti o, se possibile, momentaneamente rimossi solo se diventano troppo fastidiosi senza che questo fastidio che procurano sia da considerarsi utile per il soggetto.

 

Pertanto la febbre va abbassata solo se e quando il bambino si lamenta molto per mal di testa o malessere generale mentre, anche se molto alta, non va abbassata se il bimbo la sopporta bene e la tosse ugualmente non va sedata fintanto che rimane un sintomo sopportabile mentre si può parzialmente sedare quando impedisce al soggetto di riposare, di alimentarsi e via discorrendo.

 

Iniziando subito a somministrare sintomatici illudendosi di stroncare una patologia sul nascere, quindi, non si ottiene nulla di positivo perché essi non curano nulla e anzi, impedendo al sintomo di manifestarsi pienamente, potrebbero alterare il naturale evolversi della patologia tanto da mascherarne la portata sviando e ritardando la diagnosi la diagnosi, così come somministrare subito antibiotici senza avere formulato una diagnosi precisa è un errore altrettanto importante da evitare, sia per non dare farmaci che non sono mai privi di una relativa tossicità inutilmente, sia per evitare l’instaurarsi di resistenze batteriche che renderebbero gli antibiotici inefficaci anche quando somministrati a ragion veduta.

 

Meglio, quindi, prima di tutto non avere fretta di curare un soggetto, poi rivolgersi comunque al pediatra a meno ché la mamma non sappia che il proprio figlio va soggetto a sintomi che se non presi in tempo possono degenerare in crisi anche acute come nel caso di crisi asmatiche gravi o crisi di laringospasmo, patologie che richiedono un intervento quanto più possibile tempestivo e mirato.

 

Un caro saluto, Daniela

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Medico chirurgo specializzato in Pediatria e Neonatologia con lunga esperienza Ospedaliera.