Quando a undici mesi non vuole più mangiare le pappe

 

Gentilissima dottoressa,

ricorro nuovamente alla sua disponibilità e competenza.

Mio figlio, un bimbo sano, allegro e curioso di 11 mesi, alto 80 cm per 11 kg di peso, da qualche settimana ha deciso di non mangiare più sia il pranzo che la cena.

Lo svezzamento è iniziato bene e proseguito meglio, dunque non capiamo questo suo rifiuto delle pappe. Appena vede il piatto scoppia in un pianto disperato e porta le mani in bocca.

La situazione è complessa: stanno spuntando diversi denti tra molari e premolari, dunque è spesso sofferente e infastidito; cammina già da un po’ di tempo e so che queste conquiste possono generare un po’ di ansia nei bambini; so anche che le aspettative dei genitori nei confronti del cibo possono essere altrettanto deleterie, perciò stiamo cercando di non dare troppo peso alla cosa, lasciandolo addirittura senza pasto.

Abbiamo capito che non è una questione di consistenza del cibo, né di temperatura, semplicemente non vuole le pappe, ma, se proposti in alternativa, gradisce molto il latte, i latticini e lo yogurt bianco addirittura anche senza miele o frutta. Adora anche il pane e ne mangerebbe tantissimo, tant’è che l’abbiamo eliminato dalla tavola nella speranza che si orienti verso altri cibi. 

Il pediatra ci ha detto di condividere con lui quello che mangiamo noi, essendo lui oramai in grado di mangiare praticamente quasi tutto, ci ha detto anche di fare in modo che il pranzo sia allegro, i cibi colorati e vari.

Giochiamo anche ad imboccare ora papà, ora mamma, ma quando tocca a lui serra la bocca. Lo abbiamo fatto pasticciare con le mani nel piatto per un approccio "libero" al cibo, ma puntualmente finisce per gettarlo in terra. Ci sembrava che la sua fosse una richiesta di mangiare da solo col cucchiaio, ma quando assecondato, ha trasformato tutto nel solito gioco di buttare via.

Ieri ha assaggiato volentieri il limone e il pomodoro crudo, il che ci sembra come minimo strano in termini di gusto, ma abbiamo detto "purché porti qualcosa in bocca, è meglio del pianto".

Non sembra dimagrito né senza energie, considerando che consuma circa 500 ml di latte per la crescita e tanta frutta, specie banane, che adora.

Dovremmo forse ridurre la quantità di latte per fargli sentire un po’ di appetito? È meglio lasciarlo digiuno o trovare le alternative a lui più gradite? Esce almeno due volte al giorno per sgambettare ai giardinetti dove non risparmia le energie. Scusi la prolissità, ma volevo illustrare bene la situazione.

La ringrazio moltissimo e le auguro buona pasqua. Maria

Devi semplicemente smettere di assecondarlo sempre. L’età del tuo bimbo è una età difficile dal punto di vista dei gusti e degli atteggiamenti nei confronti del cibo: troppo piccolo ancora per pretendere che si comporti perfettamente da grande e troppo grande per essere ancora attratto dalle solite pappe. A complicare le cose ci si mettono i denti e la voglia di provocare con qualche capriccio per capire fin dove può osare.

L’atteggiamento da assumere, quindi, non può che essere complesso. Comprensivo nel cercare di individuare gusti e preferenze e concederle, ma solo fintanto che questo non porta ad eccessivi stravolgimenti dell’equilibrio della sua alimentazione; fermo quando l’atteggiamento diventa capriccio, a costo di fargli saltare un pasto (aumentando, poi, ragionevolmente, quello successivo).

Quindi, se da una parte non si può pretendere che il bambino sappia autoregolarsi e sappia scegliere per lui quello che è meglio mangiare, dall’altra non si può pensare di trattarlo come un bimbo di due o tre anni, capace di un minimo di ragionevolezza e perfettamente idoneo ad alimentarsi come un adulto.

Il mio consiglio è di evitare i fuori pasto, evitare di sostituire sistematicamente una pappa rifiutata con un biberon di latte, evitare addirittura di raggiungere il mezzo litro complessivamente tra latte e yogurt, limitandosi a 220-230 gr di latte la mattina e uno yogurt il pomeriggio o in altro orario e niente formaggio la sera quando la merenda è stata a base di latte o yogurt, evitare una eccessiva quantità di biscotti e di pane, specie in prossimità del pasto, lasciare che il bimbo si autoregoli con la quantità di cibo anche facendolo giocare con i pezzi di alimenti, ma senza poi pretendere che li manipoli solo per mangiarli alla sua età!

La manipolazione è una sperimentazione molto importante e serve anche per prendere confidenza con la forma, la consistenza e l’odore dei cibi, quindi per conoscerli ed accettarli meglio, però non si può pensare che un bimbo di soli 11 mesi, quando ha in mano un pezzo di banana o di pane, sappia e voglia sempre portarlo alla bocca oppure che prenda del cibo in mano solo quando vuole portarlo alla bocca.

Tutto questo è bene che abbia opportunità di farlo, anche se non tutte le volte che deve mangiare, ma poi bisognerà ancora aiutarlo ed imboccarlo, con rispetto e con pazienza, senza fretta, senza eccessivi teatrini e senza ansia di fargli finire per forza la porzione.

Lascia che mangi i primi bocconi o i primi cucchiai, lascialo riposare e distrarre un po’ quando si ferma e non vuole completare il pasto, lascia che sia lui ad avvicinarsi al cucchiaio o alla forchetta e non insistere per mettergli per forza il cucchiaio in bocca, guardalo negli occhi quando gli dai da mangiare, sorridi, parlagli, non essere prevenuta o ansiosa al momento del pasto, fallo assistere alla preparazione della pappa senza dargli nulla da sgranocchiare e mentre aspetti che, dopo un rifiuto, si decida a riaprire la bocca, fai finta di nulla, fai un’ altra cosa e non essere pressante.

Quando non termina la porzione, togli il piattino e proponigli un secondo piatto, magari con qualcosa che lui potrà prendere autonomamente. Alterna un piatto da imboccare e uno con pezzettini da prendere in mano. Per esempio: minestrina imboccandolo, pezzettini di prosciutto da prendere in mano e banana schiacciata da imboccare o simili.

Il tutto con il sorriso, rispettando i suoi rifiuti quando gira la testa da un’altra parte. Le distrazioni come i cartoni e i teatrini vari devono essere concesse con moderazione, più come premio quando si comporta bene che come abitudine, in modo che riescano sempre a stupire e a catturare l’attenzione.

Devi, poi, ricordarti che il piatto non è una medicina, il cui dosaggio è perentorio e stabilito dall’esterno: va concessa una certa libertà di autoregolazione, tenendo sempre a mente la quantità di cibo complessiva della giornata, la sua composizione e, in grosse linee, i suoi nutrienti e le calorie.

I bambini, spesso, fanno storie con il cibo quando vogliono attirare l’attenzione, bisogna quindi parlare molto con loro e esserci completamente, con il fisico e con la mente: solo così si sentiranno sicuri e non avranno bisogno di conferme.

Infine: l’importante è la crescita in altezza, ormai, e non più tanto quella in peso che, anzi, se non è eccessivo, permette loro di acquisire più disinvoltamente la deambulazione e la sicurezza in se stessi.

Un caro saluto, Daniela

1 commento

  1. Salve Sig.ra Maria,

    Mi trovo nella sua stessa situazione da una settimana circa, mio figlio ha esattamente gli stessi sintomi, ha anche lui 13 mesi e si comporta allo stesso modo.

    Come ha risolto? Quanto tempo è passato?

    Grazie mille