Può la zoppia essere collegata al valgismo?

Salve dottoressa,
ieri per caso io e mio marito ci siamo accorti che Filippo, il nostro bimbo che a settembre compie tre anni, zoppicava sulla gamba sx nel camminare, mentre quando correva la zoppia scompariva. Filippo, che ad occhio nudo presenta le cosiddette gambe ad X, cioè con le ginocchia che si toccano ed i piedini distanti tra
loro, non aveva mai zoppicato sin ad allora pur avendo da sempre questo tipo di valgismo. Questa mattina l’ho portato dalla pediatra, che dopo aver stabilito, con movimenti delle gambe e del bacino di Filippo, l’assenza di dolori e quindi posizioni posturali  antalgiche, ci ha indirizzati ad una visita fisiatrica definendo il problema verosimilmente posturale dovuto alla crescita.
Con mio marito abbiamo letto qualcosa in giro su internet e se l’aspetto del valgismo ci ha convinto, quello della zoppia ci lascia perplessi (ovviamente solo a causa della nostra ignoranza nella materia), quindi la domanda è: La zoppia può essere legata al valgismo e/o a  problemi posturali ad esso legati?
Grazie sin d’ora per la sua cortesia, nell’occasione le porgo cordiali saluti.

Ovidia


Cara Ovidia,
ovviamente non è possibile valutare una zoppia senza vedere il bambino e senza conoscerne la storia. Il valgismo poi, all’età del tuo bambino, è considerato fisiologico, quindi non mi sembra possa esserne la causa. Se però mi dici che correndo il problema non si nota, posso azzardare che il bambino, non solo non ha dolore quando poggia poco i talloni e la pianta dei piedi  per terra ( i bambini corrono in punta dei piedi ), ma non ha neppure un dolore continuo (in qualsiasi punto del corpo dal bacino in giù). Quando un bambino zoppica si apre un capitolo molto complesso che obbliga il medico ad essere quanto più possibile sistematico nell’osservazione e nella valutazione dei sintomi del bambino, soprattutto quando è talmente piccolo da non essere capace di esprimersi e, a volte, di localizzare il disturbo o il dolore con precisione. Allora bisogna cominciare con l’osservazione del bambino scalzo e quasi nudo: bisogna farlo camminare quanto più possibile in modo naturale senza dare l’impressione di osservarlo troppo per localizzare, se c’è, il punto esatto della limitazione del movimento delle varie articolazioni dal bacino in giù. Deve ovviamente essere senza pannolino e al massimo con una mutandina comoda anche se non troppo grande, come uno short, per esempio, che maschererebbe la visione dei glutei e delle anche. Lo si osseverà quindi sia davanti che di dietro cercando di capire quale fase della complessa sequenza di movimenti messa in atto per effettuare un passo sia impedita o semplicemente ridotta nella sua durata per ridurre al minimo il dolore o il fastidio.
Si passa poi al controllo della simmetria degli arti per escludere, per es., che una gamba sia, anche di poco, più lunga dell’altra (in periodo di crescita può capitare come può capitare che sia un problema ereditato): questa osservazione non è disgiunta dal controllo della colonna vertebrale per escludere scoliosi o anomale curvature.
Si passa poi alla visita sul lettino con la ricerca delle relative limitazioni di movimento, alla quale il bambino, come mi dici, è già stato sottoposto con esito negativo, e alla palpazione delle masse muscolari per evidenziare eventuali alterazioni del loro volume e della loro consistenza sia parziali che generali, controllando contemporaneamente che nessuna articolazione palpabile sia gonfia, arrossata, calda al tatto e, ovviamente, dolente.
Particolare attenzione poi va data alla caviglia, al tallone, al tendine di achille. Nella storia del bambino si cerca di ricordare se è caduto, anche senza essersi fatto troppo male, o se ha avuto febbre nei giorni precedenti, oppure se ha avuto una malattia come la varicella, per es., che lascia il bambino immunodepresso per alcune settimane dopo e quindi facilmente preda di infezioni anche non comuni come le osteomieliti (in tal caso si prescrivono analisi specifiche finalizzate a escludere o comprovare segni di infezione o di semplice infiammazione).
Si controllano poi le scarpe per capire se sono adatte al bambino o troppo corte o traumatizzanti in qualche punto. Si controlla la suola e in che punto è maggiormente consumata, si controlla se è troppo sottile o troppo piatta e via discorrendo. Ulteriori approfondimenti diagnostici sono di pertinenza strettamente ortopedica e comportano anche radiografia ed eventuale ecografia dell’anca o del ginocchio o eventualmente della parte che risultasse sospetta all’esame clinico.
Come vedi, solo escludendo una grande quantità di patologie le più disparate ci si può orientare per dare una risposta corretta in caso di zoppìa di un bambino: per di più, anche l’età orienta, in quanto alcune patologìe sono più frequenti nell’adolescente e altre nei bambini più piccoli o in quelli che praticano sport. Al limite anche il valgismo, purché veramente molto accentuato, può essere imputato in qualche modo, ma sempre se, per esempio, vi è una malrotazione della tibia o della parte distale del femore. Ma la parola finale è sicuramente dell’ortopedico anche se in team con il pediatra curante.
Un caro saluto,
Daniela