Problemi di sonno, riflessioni

Gentile dottoressa Daniela,

so che questo argomento è estremamente trattato ma le chiedo comunque cortesemente di dedicarmi un po’ del suo tempo. La mia bambina ha 18 mesi,e da quando ne aveva sei, nel periodo dello svezzamento, ha cominciato con i risvegli notturni che a
tutt’oggi restano irrisolti.

La mia pediatra di famiglia mi aveva detto che se la bimba fino ai sei aveva dormito, presto la situazione sarebbe rientrata, sto ancora aspettando, verso i 9 mesi ci siamo affidati anche ad un pediatra esterno, a detta di tutti molto bravo, lo penso anch’io, solo che in questo caso è un po’ una lacuna, visto che è super impegnato, difficilmente reperibile e sto aspettando da mesi
un’altro appuntamento.

Comunque,brevemente le dico, sono stati esclusi problemi di salute, problemi psicologici, abbiamo sempre cercato di mantenere orari fissi, di non sottovalutare i riti, abbiamo usato il nopron (con risultati più o meno soddisfacenti, a seconda del periodo) eppure anche mia figlia è rimasta invariata, è stata valutata una bimba molto più matura della sua età, molto intelligente, di giorno si alimenta bene e il latte di notte sono certa sia un palliativo ed è soprattutto molto furba. Da sempre mi viene però anche detto che soffre d’ansia da separazione, pur avendomi avuta 24 su 24 sempre con lei fino a circa un mese fa, quando abbiamo deciso di inserirla al nido, perchè dal momento che non riuscivo ad andare neanche in bagno senza di lei, e non lo dico per dire, di notte non si dorme, di giorno non respiro (non posso allontanarmi da una stanza all’alta perchè si dispera, non gioca se non sono li accanto a lei) avevo realmente bisogno di qualche ora per riprendermi (premetto, mio marito di giorno è al lavoro, quando rientra alla sera, la sua bambina non ne vuole sapere di staccarsi da me per stare un po’ con lui, quindi io sono sempre sotto, e lui non è in grado di limitare le sue richieste urlanti si demoralizza).

Arrivo dunque al punto, da qualche mese a questa parte ho attrezzato nella sua camera un letto matrimoniale, che mi permette di stendermi accanto a lei (prima erano ore di braccio e la mia schiena ha detto basta) ma in cuor mio ho sempre pensato che era la soluzione del momento (comunque non serve a granchè perchè si sta svegli anche li) e non mi dà la possibilità di spostarmi nel caso lei fosse sveglia, perchè scende giù del letto e mi corre dietro, quindi le chiedo gentilmente, ritiene che riproponendogli il suo lettino, riprovando anche col nopron, rischio di compromettere ulteriormente la situazione?

Ripeto, è una bimba piuttosto furba e ci marcia parecchio col suo continuo frignare per ottenere le cose, e spesso mi prende per sfinimento, molti mi consigliano il metodo Estivill, altri danno la colpa ai denti, al tempo, ecc, insomma ogni notte ce n’è una. Cosa mi consiglia? Mi scusi se mi sono dilungata tanto, spero possa rispondermi, la ringrazio, le ho scritto perché sono davvero stanca e tante volte mi sento così inadeguata.
Lara

Il secondo anno di vita di un bimbo è delicato: l’esperienza dei primi passi e della conseguente separazione fisica dalle braccia di mamma creainevitabilmente ansia e insicurezza e, forte come la curiosità di staccarsi da esse per fare esperienza diretta del mondo circostante e non filtrata attraverso il contatto protettivo e confortante della mammaè il desiderio-necessità di ritornare a questo contatto rassicurante.

Ma questa ambivalenza deve piano piano essere superata facendo gradualmente prevalere l’istinto di indipendenza e l’ompulso all’autonomia rispetto al desiderio di regredire tra le braccia di mamma.

La bimba deve, quindi, avere tutto il tempo che le è necessario per superare questo suo cambiamento esistenziale. Ciò non di meno, non puoi pretendere che la bimba ce la faccia sempre agevolmente da sola: sei tu che devi aiutarla a crescere con il tuo atteggiamento costruttivoteso a facilitare questa conquista di autonomia e non solo pronto ad assecondare gli atteggiamenti nostalgici della piccola tutti rivolti al passato, cioè ad un’epoca in cui la simbiosi con te era totale.

Per farequesto devi porti due domande e darti due risposte. Prima domanda: sei sicura di riuscire a decodificare correttamente i messaggi che la tua bimba, con il suo atteggiamento un po’ tirannico nei tuoi confronti e coni suoi apparenti capriccetti ti sta inviando da un po’ di tempo? Cosa sinasconde dietro a questi goffi tentativi di affermare la sua personalità?

Seconda domanda: sei sicura di essere tu stessa pronta ad affrontare questo distacco fisico dalla bimba, cioè questo nuovo modo diessere mamma, diverso da quello messo in atto e ben collaudato nei mesiprecedenti? In poche parole: sei sicura di fare la felicità della piccola concedendole tutto quello che pretende anche a costo di mettere il padre in secondo piano, di dormire male e di trascorrere giornate faticose e sostanzialmente frustranti?

E inoltre, sei sicura che la bimba viva felicemente il fatto di vedere tutte le sue richieste esaudirsi?

Riguardo la prima domanda: spesso i bimbi che si comportano come la tua esprimono un disagio, uno stato di confusione e di ansia di cui non è espressione l’apparente necessità di stare sempre attaccati alle gonne di mamma che in realtà vuole essere una provocazione e vuole dire in sostanza: "con i miei strilli ho bisogno di limiti, ho bisogno che tu, mamma, mi dica ogni tanto quei no che mi farebbero capire quale direzione seguire nella mia crescita. Si, è così, Io bambina ho bisogno di limiti, ho bisogno di fare esperienza di un atteggiamento fermo e autorevole nel quale rispecchiarmi. Ho bisogno di una figura adulta che mi insegni a guardare davanti a me in una prospettiva lontana. Ho bisogno di chi mi sappia rassicurare non più tenendomi in braccio, legata e al limite soffocata da un abbraccio troppo protettivo ma bensì facendomi capire che ce la posso fare piano piano da sola, che mi aiuti atrovare quella autonomia e quella sicurezza in me stessa che costituiscono ora la mia vera felicità, non più quel surrogato di felicità legato fortemente alla fiugra simbolica del cordone ombelicale,non più un amore simbiotico ma un amore maturo; non più la realtà vistaattraverso gli occhi della madre ma guardata direttamente, esperita in prima persona.

Fintanto che le tue risposte alle mie pretese di starti attaccata saranno stereotipate e uguali a quelle che mi davi quando ero più piccola, cioè fintanto che i tuoi atteggiamenti andranno nella direzione di rafforzare anziché indebolire questo benedetto cordone ombelicale che ci ha unite fin’ora, prima realmente e fisicamente, poi simbolicamente attraverso il gesto dell’allattamento, tu, mamma, mi tarperai le ali e io che ho voglia ma anche paura di crescere non riuscirò a volare.

Risultato: soffrirò per il mio senso di insicurezza ma soffrirò anche per non riuscire mai a superarlo a causa delle tue premure eccessive e della tua paura di deludermi con i tuoi no. Io di questi no ho bisogno, altrimenti le tue coccole attuali potrebbero diventare come la droga per un drogato assuefatto, assunta solo per non stare male ma non più per provare felicità. E io, bimba, ho bisogno di te, mamma, ho ancora tanto bisogno di te, ma non come un drogato della sua dose bensì come una nave del suo faro. E ho altrettanto bisogno del mio papà affinché mi insegni ad andare oltre, ad uscire dal guscio, a credere nella vita e in me stessa e ad esprimere tutta la mia curiosità verso di essa. E’ una impresa dura quella che sto facendo, richiede tempo, coraggio e pazienza, ma è la mia vita e siccome ho ricevuto questo regalo da voi due e non da uno solo di voi, ho bisogno che entrambe mi aiutiate a conoscerla, ho bisogno di mamma e di papà per conoscere le regole del gioco.

Quindi, non voglio che il mio papà si faccia da parte e non voglio che fraintenda il mio atteggiamento. Non voglio un papà arrendevole, voglio un papà attivo e propositivo con il quale costruire un rapporto di complicità sin d’ora perché fra non moltodovrò diventare la sua principessa, anzi, voglio essere la sua principessa, voglio innamorarmi di lui, quindi ho bisogno di conoscerlo,di frequentarlo,di stargli accanto, di giocare con lui."

E le regole del gioco passano anche attraverso una tua maturazione interiore profonda: come mamma: anche tu devi imparare a recidere questocordone ombelicale e dovrai convincerti che un nuovo modo di essere mamma e di dare amore bussa alla porta. Un amore più pieno, più maturo epiù generoso in quanto deve insegnare ad andare lontano.

Gradualmente, infatti, tu mamma non dovrai più pensare di trarre soddisfazione dalla vicinanza della tua bimba, ma bensì dall’accompagnamento verso i suoi distacchi, la sua autonomia. Non più mamma tetta o non più solo mamma tetta o mamma biberon ma anche mamma maestra di vita. Il tutto con gradualità, rispettando i tempi della bimba, ancora piccolissima per la verità, ma comunque andando sempre in questa direzione che richiederà sacrifici anche a te e soprattutto un grosso lavoro di introspezione psicologica per arginare le tue di insicurezze in modo, se possibile, danon trasmetterle alla bimba, prima tra tutte la paira di deludere la piccola con i tuoi no e alcune decisioni impopolari che dovrai prendere ela conseguente paura nacora più subdola e nascosta di perdere l’affetto, e in un certo senso anche quella  totale egemonia e il totalecontrollo che fin quì hai avuto sulla piccola.

Tutto ciò con molta gradualità, lo ripeto, ma questa è la direzione da prendere perché non solo tutte due ma tutta la famiglia possa crescere in armonia e con equilibrio. Il tentativo di insegnare alla bimba a staccarsi da te andando all’asilo nido è legittimo e buono anche se, in fondo, se non cisono impegni lavorativi materni che bussano alle porte, fino a due annicompiuti un bimbo sta anche molto volentieri a casa, ma fintanto che non lavorerai anche sul tuo modo nuovo di essere mamma, l’influenza dell’asilo sulla personalità della bimba resterà marginale, in un certo senso una delega a qualcun’altro ad affrontare il problema.

Ultima cosa:la bimba, come tu dici, è sensibile, matura e intelligente per la sua età: ha quindi tutte le carte in regola per iniziare a sperimentare l’autonomia non farti schiavizzare da lei se non vuoi che diventi una piccola tiranna ansiosa e infelice. Riprenditi il tuo ruolo. Un caro saluto, Daniela