Problemi di sonno e autonomia nell’addormentamento

Gentilissima Dottoressa,

ho letto con un po’ di preoccupazione la risposta che ha dato qualche giorno fa a mamma Alessandra riguardo l’addormentamento e l’autonomia del figlio e devo dire che la sua risposta mi ha portato a riflettere sui problemi di sonno non ancora risolti di Beatrice.

Come ricorderà dalle numerose lettere che ormai le scrivo da mesi, mia figlia soffre di reflusso e questo ha comportato molte difficoltà di crescita, di sonno, di alimentazione…

Ormai Beatrice ha più di 11 mesi e mi pare che qualcosa inizi a migliorare: di giorno è molto meno nervosa e agitata, il momento della pappa è sempre molto caotico e faticoso, ma qualcosa di più riesce a mangiare (200gr di pappa possono ritenersi sufficienti alla sua età?) …alcun miglioramento invece per quanto riguarda il sonno.

La mia pediatra continua a suggerirmi il Nopron, io ho dei dubbi, non solo per il farmaco, ma per il fatto che somministrandoglielo non impara a dormire, perciò nel momento in cui lo si sospende ci troviamo nella medesima situazione, o sbaglio?

La risposta che ha dato riguardo all’addormentamento in braccio o nel lettone, non ha fatto che confermare le mie preoccupazioni. Mi rendo conto che Beatrice non ha mai imparato a dormire correttamente a causa del reflusso (i primi mesi dormivo seduta sul divano con lei in posizione verticale su di me,non è mai stata in carrozzina, ma marsupio, spalla, camminate per tutta la casa…), ma temo che non lo farà nemmeno una volta guarita dal reflusso perché si sono istaurate abitudini sbagliate.

Ora si addormenta cullata in braccio e ritengo erroneamente una grande conquista il fatto che lo faccia senza piangere e in breve tempo, poi la poso nel lettino dove riesce a dormire per due orette, dopodiché inizia il tormento: non riesco a consolarla nel lettino nei suoi numerosi risvegli perciò la prendo in braccio e quando riesco a riporla i sui riposi durano per nemmeno un’oretta, l’alternativa è attaccarla al seno e portarla nel letto con me, dove comunque i risvegli si susseguono continuamente…insomma abitudini sbagliate e nemmeno tanto proficue, per di più alimentando la sua dipendenza a me con tutte le conseguenze che ciò comporterà nella conquista della sua autonomia.

Il problema è che anche quando provo a rompere questo schema errato, mi scontro con la mia stanchezza e perciò divento poco costante, coerente e forse contraddittoria con Beatrice.

Quindi da dove partire per rimettere un po’ di ordine e riparare se possibile ai danni commessi?


Io non credo che tu abbia commesso danni ma solo, forse, un lieve ritardato nell’acquisizione di certe abitudini ed esperienze che facilitano nei bambini la conquista della loro autonomia. La risposta ai tuoi dubbi la dai tu stessa nella tua lettera.

Se il comportamento della bimba riguardo al sonno non si concilia più con la tua disponibilità ad assecondarla in tutte le sue richieste, può sicuramente dipendere dalla tua stanchezza dopo mesi durante i quali hai accettato di assecondarla completamente.

Ora non è un momento facile per lei come non lo è per te perché inizia a camminare, a crescere e a sperimentare una certa autonomia che la porta a distaccarsi dalle tue braccia per esplorare e conquistare lo spazio e nello stesso tempo, così facendo, a sperimentare la sua lontananza da te e la voglia di tornare tra le tue braccia rassicuranti.

Sono stati d’animo ambivalenti non facili da gestire, che si possono sommare ai fastidi legati al reflusso o ad altre piccole patologie; ma ora è arrivato il momento di aiutarla in questi tentativi di distacco e per aiutarla non servono più, ormai, solo coccole o atteggiamenti consolatori e protettivi, ma, accanto ad essi, anche momenti durante i quali può sperimentare un "distacco protetto".

Andrà, quindi, nel suo lettino ancora sveglia, magari dopo una buona dose di coccole, giochi e carezze e capirà, anche con qualche pianto, che è lì che deve imparare ad addormentarsi perché è bene così, principalmente per lei.

Contemporaneamente, devi imparare a gestire i suoi capricci e i suoi pianti senza perdere la calma e la coerenza, standole vicina ma senza cedere. È ancora una età in cui le parole non bastano e devono essere affiancate dall’esempio. La bimba deve imparare che non è più il tempo di ottenere tutto svicolando le frustrazioni ma quello di imparare gradatamente a cavarsela da sola cominciando dalle piccole cose.

Se un bimbo, dal momento del suo concepimento all’età che ha raggiunto, avrà ricevuto amore, ascolto e comprensione in quantità sufficienti, avrà tutte le potenzialità e gli strumenti psicologici e di autostima sufficienti per trovare anche in sé stesso e non sempre solo in chi lo accudisce, gli strumenti per cavarsela da solo, prima nelle piccole, poi nelle grandi difficoltà.

Ma questo deve capirlo, appunto, da solo, facendone esperienza ed è proprio l’occasione per fare questa esperienza che non deve essere negata con un accudimento eccessivamente protettivo ed accodiscendente o, peggio ancora, ambivalente. Sul piatto della sua bilancia esperienziale, quindi, non dovrà mancare un sano equilibrio tra amore e rigore e i primi "no", con parsimonia e con buonsenso, devono cominciare ad arrivare.

Come e quando gestire il tutto volta per volta dipende, ovviamente, dal genitore e dalle circostanze, ma quello che è importante è che il genitore sia consapevole che il bene del proprio bimbo passa anche attraverso il raggiungimento di questo equilibrio e che, perché il bimbo sperimenti correttamente il valore di questo equilibrio assieme alle prime nozioni sulla differenza tra il bene ed il male, bisogna che il genitore per primo abbia le idee chiare in proposito e il coraggio di trasmetterle al proprio figlio senza tentennamenti.

Quanti di voi genitori ormai adulti ricordano con un affetto del tutto speciale e con particolare stima e gratitudine proprio quel genitore, o quell’insegnante, magari, che, da piccoli, era considerato severo ma, anche senza volerlo ammettere, giusto e, volendo essere onesti con se stessi, quanto dei suoi insegnamenti vi sono rimasti senza i quali non potreste vantare la vostra personalità e la vostra forza d’animo?

E lo spessore morale ed emotivo di questo ricordo, che spazio occupa nel vostro cuore paragonato al ricordo di altre figure adulte di accudimento meno incisive e meno pregnanti? Solo queste considerazioni dovrebbero bastare per aprire gli occhi ai genitori più tentennanti, oscillanti tra i sensi di colpa per dovere dire di no e i sensi di colpa per non sapere dirli, questi benedetti no.

Ogni richiamo di attenzione del vostro bambino è una richiesta che lui vi fa di avere a fianco un genitore reale, non un genitore virtuale; un genitore che sia in grado di insegnargli la vita, il meraviglioso gioco della vita e non solo i giochi pre-confezionati o i video-games.

Ogni età raggiunta dal bambino comporta la necessità per il genitore di sapersi trasformare: ogni giorno, ogni mese, ogni anno la capacità di essere un genitore sempre nuovo, uguale nei pilastri fondamentali dei suoi principi e del suo amore e nello spessore della sua personalità, diverso nella diversità delle varie fasi dell’età evolutiva e della vita stessa affinché la sua presenza accanto al bambino sappia essere costantemente un faro che indica la rotta e segnala i pericoli e non un bulldozer che ne spiana le asperità.

Non ci sono ricette univoche ed universali né per fare dormire meglio i bambini né tantomeno per evitare loro tutti gli ostacoli ed i fastidi della vita, ma non perché non sono ancora stati inventati, semplicemente perché le difficoltà non sono delle malattie da curare ma delle opportunità da cogliere ed è questo che ai bambini bisogna imparare a spiegare senza attendere che diventino adulti per sperare che lo capiscano da soli.

Solo un tronco cresciuto diritto saprà esporre le sue fronde ad una luce omogenea e darà tutti frutti maturi e succosi; se un tronco viene lasciato crescere storto perché non accompagnato, porterà una parte dei suoi frutti a maturazione,mentre l’altra, troppo in ombra o troppo soffocata dalla precedente, non sarà utilizzabile, anche se il terreno sarà stato concimato uniformemente e con generosità e il nutrimento, all’albero, non sarà mancato.

Quindi, quando un bimbo ha qualche problema comportamentale, ovviamente, bisogna fare di tutto per escludere che abbia un fastidio organico al quale porre rimedio, ma in contemporanea, bisogna lavorare da genitore per incanalare il bambino verso una direzione maturativa insegnandogli a capire il motivo del suo disagio per poi trovare quanto più possibile in modo autonomo la via giusta per superarlo e passare oltre l’ostacolo del momento.

Un caro saluto,

Daniela