Otto mesi è presto o tardi per abituarlo al lettino?

 

 

 

 

 

Carissima dottoressa,

ancora una volta ho bisogno di un suo caro consiglio e parere.

 

Alessandro, otto mesi tra pochi giorni, è sempre stato abituato fin dalla nascita ad addormentarsi con l ausilio della poppata. Ora a otto mesi, mangia regolarmente, cresce bene, è allegro e di compagnia e trascorre tutta la giornata assieme a me. Vivendo in Egitto passiamo parecchio tempo all’aria aperta e al mare.

 

La sera, dopo la sua cena (ore 19.00-30) verso le 20.30 inizia ad avere sonno e normalmente dopo un bagnetto caldo, un po’ di latte o camomilla attaccandolo al seno per 5-6 minuti si addormenta. Ha degli orari regolari, sia nel dormire, sia nel mangiare. Vorrei abituare Alessandro ad addormentarsi da solo nel suo lettino. Temo che aspettando troppo diventi sempre più difficile.

 

Ho tentato più volte (dopo il rituale del bagnetto e del biberon) di portarlo nel suo lettino e restare accanto a lui cantandogli una ninna nanna, i risultati sono stati scoraggianti. Alessandro inizia ad urlare facendosi mancare la voce. Non usa succhiotti, non li ha mai voluti. Sono restata accanto a lui, l’ho coccolato, preso in braccio e dondolato. Solo dopo un oretta circa di urla strappacuore si addormenta.

 

Mi chiedevo, se per ottenere che impari ad addormentarsi nel suo lettino, ma sopratutto senza attaccarlo al seno sia giusto continuare con questo sistema o se sia ancora troppo piccolo.

 

Come posso fare?

È giusto tentare a 8 mesi di volerlo staccare dal seno per farsi che si addormenti?

Di giorno se siamo fuori nel passeggino si addormenta in coinque minuti e senza piangere.

Ricordo le prime volte (aveva 3 mesi circa) per addormentarsi nel passeggino urlava delle mezzore e ora gli piace cosi tanto!

 

Non vorrei si instaurasse tra noi un rapporto sbagliato in entrambi i casi. Vorrei sempre soddisfare ogni sua esigenza. Ma non vorrei abituarlo troppo a dipendere da me.

 

Esiste un età in cui sia più o meno giusto pretendere che si addormentino nel loro lettino? E se sì, quale?

Grazie ancora della sua disponibilità e consigli, sempre utili e indispensabili sopratutto per chi come noi vive all’estero e lontano quindi da pediatri Italiani con i quali in questi casi è molto più facile spiegarsi.

 

Alessia

 

 

 

 

Il tuo bimbo è ancora piccolino ed evidentemente il tuo latte è ancora abbondante o quantomeno sufficiente per saziarlo e gratificarlo, pertanto continua a chiedertelo e a sentirne il bisogno, specialmente la sera, quando la stanchezza si fa maggiormente sentire così come un tipo di sonno diverso dalla sonnolenza pomeridiana: un sonno che si preannuncia più lungo e più profondo e che costituisce, quindi, un distacco più netto dalla mamma e dal mondo.

 

A questo devi metterci anche l’età particolare del tuo bimbo, gli otto mesi e, chiaramente, l’abitudine che, come tutte le abitudini, è difficile da superare. Io aggiungerei che forse anche tu non sei completamente pronta per rifiutargli l’ultima poppata, cioè anche tu non sei completamente pronta per un ulteriore distacco.

 

Pertanto io ti consiglio di non avere fretta nel decidere il da farsi. In particolare ti consiglio di non rinunciare all’ultima poppata dopo cena, almeno per un altro po’ di tempo, anche per mantenere tre o quattro poppate giornaliere in modo che il tuo latte non diminuisca, ma comincerei ad abituare ilo bimbo ad essere posto nel suo lettino ancora sveglio o semi sveglio dopo la poppata al seno così da addormentarsi nel suo lettino e non più in braccio. Lo dovresti, cioè, staccare dal seno prima che sia totalmente addormentato. Se fare ciò ti risultasse impossibile o molto difficile e se la tua pazienza fosse ormai alla frutta, non avresti altra scelta che rinunciare di netto all’ultima poppata e far piangere il bimbo per qualche tempo: sarà dura ma si abituerà come ha fatto per il pisolino diurno.

 

Dipende da te: per il bimbo non è certo un problema continuare a poppare al seno e a otto mesi appena non si può certo considerare un vizio ma solo una meravigliosa opportunità.

 

Un caro saluto, Daniela