Malattia e urla

Gentile Dottoressa,

il mio bimbo che ha sei mesi, è sempre stato bene. Una settimana fa sono iniziati dei colpetti di tosse con diversi starnuti; il quadro clinico è peggiorato  e sono comparsi febbricola, muco bianco dal naso e tosse persistente profonda, disappetenza (rifiuta anche acqua e tisane)  ma senza un’evidente difficoltà respiratoria. I polmoni, in seguito a due visite, sono risultati puliti; è stata esclusa la possibilità che si tratti di bronchiolite, quindi l’ho trattato con soluzione fisiologica e qualche rimedio omeopatico. Ovviamente respira sibilando per il catarro ed il naso è parzialmente ostruito (riesce a bere con biberon e a tenere il ciuccio).

Nelle ultime tre sere, nonostante la giornata discretamente tranquilla, non appena lo stendiamo nel suo lettino, prima mugugna come è solito fare, poi inizia a piangere fino ad urlare, quasi andando via di fiato. Ci siamo preoccupati molto; mio marito dice che sembra posseduto. Non riusciamo a tranquillizzarlo in nessun modo, nemmeno intrattenendolo con ciò che più gli piace. Urla ininterrottamente anche per un’ora, a volte di più (cosa che non ha mai fatto)  finché forse sfinito, a fatica si addormenta in braccio. Se anche a distanza di tempo lo mettiamo sul lettino, si risveglia e ricomincia la trafila. Ha inoltre svariati risvegli notturni. Dorme in camera sua, con una temperatura di 17 gradi, l’ambiente è sempre aerato e cerchiamo di mantenere le stesse abitudini adottate.
Vorrei chiederle se questo atteggiamento può essere esclusivamente provocato dalla malattia e se possiamo adottare qualche accorgimento per migliorare la situazione.  È abituato da sempre ad uscire eccetto nei giorni di pioggia (sembra infatti che la casa lo ‘infastidisca’); quando potrò riportarlo fuori? Posso uscire anche se c’è ancora del catarro? Inoltre come lo devo alimentare? La pappa serale gliela posso dare?

Grazie infinite, distinti saluti

È praticamente impossibile valutare correttamente la situazione del bimbo senza poterlo visitare: posso supporre che i suoi pianti insistenti quando viene messo nel suo lettino siano dovuti al disagio della malattia e al desiderio di contatto fisico con la mamma per consolazione, ma, vista la
presenza di catarro nelle prime vie aeree, non escluderei una otite catarrale che potrebbe procurare dolore accentuato in posizione sdraiata o semplicemente il bimbo potrebbe rendersi conto di respirare con maggiore difficoltà in posizione sdraiata e desiderare, di conseguenza, di essere tenuto in braccio. Quando un bimbo non sta bene, i genitori devono comportarsi in modo piuttosto elastico concedendogli senza lesinare le coccole in più che lui richiede. Inoltre, specie quando vi sono relative difficoltà respiratorie, è bene che il bimbo beva anche più del solito, poco e spesso se ha difficoltà ad alimentarsi e a succhiare: può, infatti, capitare che l’agitazione dipenda da uno stato di relativa disidratazione.

In assenza di febbre o di sintomi particolarmente preoccupanti, non è disdicevole fare uscire il bambino, magari per un tempo più limitato, nelle ore più calde della giornata e per quanto riguarda l’alimentazione, essa non andrebbe modificata a meno che non coesistano disturbi intestinali. In assenza di particolare appetito i pasti possono essere frazionati, cioè aumentati di numero e ridotti di quantità. Se il bimbo non riesce ad accettare il cucchiaino e non deglutisce facilmente, il biberon rimane sempre la soluzione migliore. La seconda pappa serale può essere introdotta dopo tre, quattro settimane dalla introduzione di quella di mezzogiorno: se
il bimbo la prendeva già va mantenuta, salvo scarso appetito transitorio o scarsa propensione alla deglutizione di bocconi semi solidi, se, invece, deve essere ancora introdotta, forse sarebbe meglio attendere la sua guarigione.

Un caro saluto, Daniela