Mal di gambe

Buongiorno dottoressa Daniela,
mio figlio Damiano, 3 anni e mezzo, da qualche settimana si lamenta spesso di aver mal di gambe, dice di sentirlo dentro questo male, dove ci sono le ossa.  
E’ un bambino molto vivace e irrequieto che non sta mai fermo, con molta energia, pero’ quando questo male si intensifica (purtroppo devo fidarmi di quello che mi racconta e non ho riscontri oggettivi sulla veridicità di quanto dice), fatica a fare le scale, a camminare e ad andare in bicicletta.
Fin da piccino ha mostrato sempre un temperamente forte, e anche il suo rapporto con il dolore e’ sempre stato buono, sopporta bene e molto, per cui nel momento in cui mi dice di aver male so che qualcosa non va.
Ricordo che da bambina soffrivo anch’io di dolori agli arti inferiori molto forti, e il medico , piu’ volte consultato, disse che poteva trattarsi di mali provocati dalla crescita, cosi e’ stato infatti fino allo sviluppo quando sono scomparsi.
Ora mi chiedevo se non potesse essere la stessa cosa anche per lui, se sono dolori normali o se devo valutare l’ipotesi di una visita qualora non cessassero .
 
La ringrazio molto per l’attenzione
 
Simona

Cara Simona, si, è vero, crescere può fare male e non solo in senso metaforico o esistenziale ma anche fisicamente. Molti bambini, infatti, soprattutto nei periodi di intensa crescita in altezza, ma in linea di massima durante tutta la loro età evolutiva, anche se con massima frequenza attorno agli otto anni, manifestano dolori ricorrenti localizzati prevalentemente agli arti inferiori. Queste manifestazioni dolorose sono conosciute da sempre ma non se ne è ancora individuata la causa precisa e quindi, sotto la definizione di "dolori di crescita," rientra tutta una serie di manifestazioni dolorose lamentate dai bambini con in comune una serie di caratteristiche che ora ti elencherò così potrai valutare se corrispondono ai sintomi lamentati da Damiano:
si tratta innanzitutto di dolori che non sono mai riferiti alle articolazioni ma solo in corrispondenza delle ossa lunghe – femore, tibia e perone e, meno spesso, omero, radio e ulna. Sono spesso simmetrici, piuttosto vaghi anche quando intensi e mal localizzabili in un punto preciso indicabile con un dito: per esempio, i bambini indicano o si toccano genericamente un polpaccio o le cosce e descrivono, appunto, il dolore come localizzato in profondità senza ben capire se sia sull’osso o nel muscolo. Quando sono più grandicelli parlano di crampo o contrattura ma poi, quando l’adulto o il medico cercano di localizzare meglio il punto dolente per palparlo o massaggiarlo, il bambino si confonde e indica genericamente la gamba o la coscia anche quando è sufficientemente cresciuto per esprimersi con precisione. Ad ogni modo, anche la palpazione della parte indicata con precisione non porta a nessun rilevamento particolare se non forse un lieve aumento generico del tono muscolare spesso dovuto al timore di provare dolore durante la palpazione, benchè però il dolore sia quasi sempre riferito alla parte anteriore della gamba e meno spesso al polpaccio.
Si tratta poi di dolore quasi sempre intermittente, va e viene anche se non si pratica alcun massaggio e non si somministrano analgesici: non resta mai localizzato in un punto preciso per molti minuti anche se, nei casi più persistenti, la sintomatologia dolorosa piò durare anche alcuni giorni. Durante questo periodo il bambino sostanzialmente sta bene e non presenta febbre né febbricola né altri sintomi riferibili a patologie infiammatorie in atto (benché la febbre alta e alcune patologie infettive si associno talvolta a dolori ossei, questi ultimi non vanno confusi con i dolori di crescita di cui stiamo parlando).
I dolori di solito iniziano nel tardo pomeriggio o di sera, quando il bambino sta per addormentarsi o è nella prima fase del sonno. Ma nulla vieta che si presentino in qualsiasi altra ora del giorno o della notte, con intensità a volte tale da svegliare il bambino. Sembra che i bambini che accusano dolore nelle ore diurne piuttosto che in quelle notturne abbiano una sintomatologia che peggiora o si scatena in seguito a attività faticose o esercizio fisico intenso, senza problematiche posturali (scoliosi, piede piatto, ginocchia valghe…) o emozionali (irritabilità, paura del buio, incubi notturni…) di rilievo, mentre i bambini che accusano dolori prevalentemente notturni sono più soggetti ad eretismo psichico, sono più ansiosi e quindi hanno una maggior componente psicosomatica quando lamentano dolori.
Osservando la zona indicata dal bambino come dolente non si osservano arrossamenti né gonfiori; alla palpazione non si evidenziano masse o contratture particolari e, come ho già detto, non vi è mai limitazione o compromissione della funzionalità articolare. Il dolore non porta quasi mai a zoppia e raramente alla interruzione completa della deambulazione o della attività che il bambino stava svolgendo. Le femmine sembrano leggermente più colpite dei maschi che, per contro, sembrano manifestare la sintomatologia più precocemente – esordio anche a tre anni, come Damiano – rispetto alla classica fascia di età 8-12 anni.
L’anamnesi famigliare evidenzia spesso sia una famigliarità (uno dei genitori o uno dei nonni ne ha sofferto in gioventù), sia una associazione dei dolori agli arti con altri disturbi dove è evidente una componente psicosomatica o muscolo-tensiva, come per es. dolori addominali ricorrenti, vomito facile, cefalea, mal d’auto, vertigini, disturbi del sonno, enuresi notturna o sporadici svenimenti tipici di una tendenza alla labilità neurovegetativa, anch’essa frequentemente famigliare e ereditaria.
Come fare, quindi, diagnosi certa di dolori di crescita? Beh, essenzialmente con l’esperienza, per esclusione di altre patologie più serie, con una accurata anamnesi famigliare e uno scrupoloso esame obiettivo e, in casi limite e senza farne abuso, dopo avere sottoposto il bambino ad alcune analisi sia del sangue che della funzionalità muscolare (elettromiografia) che radiologiche per escludere patologie ossee sia sistemiche che degenerative o infiammatorie o metaboliche.
La diagnosi certa di dolori di crescita è infatti ancora oggi una diagnosi per esclusione, per il semplice fatto che non si conoscono ancora i motivi alla base di tali sintomi: si sono azzardate essenzialmente due ipotesi eziologiche, ancora tutte da dimostrare: una immagina una infiammazione delle cartilagini di accrescimento delle ossa lunghe sottoposte ad un vivace processo di moltiplicazione cellulare, l’altra, una dilatazione e neoformazione di vasi sanguigni intraossei costretti in canaletti ossei di calibro non più adeguato alle dimensioni dei vasi sanguigni stessi. Ma la prima ipotesi resta la più accreditata.
Che fare allora quando un bimbo si lamenta di dolori sicuramente classificati come dolori di crescita? Prima di tutto non preoccuparsi, poi tenere il bambino a riposo per un po di tempo, massaggiare delicatamente le zone dolenti sulle quali si possono applicare degli impacchi caldo-tiepidi asciutti. Ideali per questo sono i famosi cuscinetti ripieni di farro o di altri grani che assorbono il calore se posti per un minuto nel microonde o per un quarto d’ora nel forno tradizionale preriscaldato a 170-180 gradi poi spento oppure semplicemente sul termosifone per 20 minuti, e lo rilasciano molto gradualmente. In casi estremi esistono gli antidolorifici, la benemerita tachipirina, ma è molto raro che si debba fare uso di farmaci. D’altra parte un buon massaggio lento e delicato praticato dalle mani di mamma è un’ottimo strumento diagnostico: se il dolore, come per incanto, passa in pochi minuti, si può proprio essere ragionavolmente certi che si tratta di dolori di crescita e che con il tempo passeranno del tutto. Un caro saluto, Daniela

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Medico chirurgo specializzato in Pediatria e Neonatologia con lunga esperienza Ospedaliera.