Ludovica e il cibo

 

Cara dottoressa,

torno a disturbarla con il seguente "semplice" quesito: mia figlia Ludovica, 3 anni e 8 mesi, nata a termine di 3,600 kg, ha sofferto dalla nascita di reflusso gastroesofageo curato con Omeprazolo ed antiacidi per due anni e mezzo. Al momento nessuna terapia. È sempre stata inappetente, la sua crescita scarsa ma regolare.

Il problema è che da circa un anno (cioè da quando il monopiatto tutto incluso è stato sostituito da primo e secondo) la situazione è addirittura peggiorata: non ha mai fame, non esistono alimenti che le piacciano, dal primo boccone (qualunque cosa sia) ha conati di vomito, i suoi pasti (colazione inclusa) durano in media un’ora e mezza. Tutto ciò non è sporadico ma si verifica sempre, ogni giorno e per tutto l’anno.

Dopo la disperazione iniziale, ora vivo una fase di rassegnazione in negativo e temo che questa ostilità verso il cibo possa alla lunga portarla a seri disturbi alimentari come anoressia e bulimia. D’altro canto, non posso lasciarla sempre digiuna (al momento pesa 17 kg ed è alta 104 cm).

Le chiedo cortesemente un consiglio su cosa fare sia dal punto di vista dei comportamenti da adottare da parte mia, sia dal punto di vista clinico (viste e/o esami; io faccio esami urine ed urinocoltura praticamente una volta a trimestre, ma sempre negativi).

Un grazie di cuore, Natasha

Vista la buona crescita staturo-ponderale della bimba, deduco senza difficoltà che, anche qualora avesse mangiato meno di quanto avresti voluto, deve per forza essere stato più che sufficiente per il suo sviluppo. Pertanto ho la netta sensazione, avvalorata anche dall’anomala frequenza con la quale continui a praticare esami delle urine alla piccola per cercare una causa alla sua inappetenza (a meno che non abbia accertati e documentati motivi per dover eseguire questi controlli, come, per esempio, una malformazione alle vie urinarie o simili ) che il problema sia tuo più che suo.

La tua ansia eccessiva, il tuo , credo, esagerato stare addosso alla bambina dal punto di vista alimentare, convogliando su questo problema ansie, inconsci sensi di colpa o altro, dovrebbe, forse, essere approfondito con l’aiuto di uno psicologo e non di un pediatra.

La bambina è ormai perfettamente in grado di alimentarsi, non solo da sola o quasi da sola, ma anche mangiando le stesse cose degli adulti: pertanto questo devi fare, limitarti a mettere a tavola un piatto in più e lasciare che la bambina si arrangi da sola o quasi, senza cedere con cibi alternativi se si ostina a non voler mangiare, senza insistere affinché termini il piatto se lo lascia a metà, senza viziarla, ma anche senza sgridarla.

Al contrario, dovresti responsabilizzarla sia nella preparazione dei pasti, quando non è a scuola, sia nell’apparecchiare la tavola, dandole compiti adatti alla sua età ma comunque facendola partecipare a tutto senza più trattarla come se fosse ancora molto piccola e dipendente totalmente da te.

Se mangia a scuola di giorno, dovresti informarti su come e quanto mangia per fare un confronto tra come si comporta lontano da te e come si comporta al tuo cospetto: se ci fosse una differenza evidente, sarebbe un motivo in più per cambiare atteggiamento nei suoi confronti e trattare la bimba un po’ più da grande rispettando i suoi gusti e la sua volontà.

Sarebbe, inoltre, interessante sapere come si è svolto lo svezzamento, se hai dovuto insistere per farle accettare nuovi alimenti, se hai rispettato adeguatamente la bimba quando serrava la bocca oppure quando girava il capo dall’altro lato per evitare il cucchiaino e via discorrendo oppure se, per ansia o premura di alimentarla nel migliore dei modi, da subito ai cercato di forzarla non rispettando quanto cercava di farti capire con il suo rifiuto del cibo.

Infine dovresti riflettere sulla qualità della comunicazione che hai con la piccola: se vi parlate a sufficienza, se giocate assieme a sufficienza, se la tua capacità di ascolto dei suoi bisogni è soddisfacente e così via. Per tutto ciò, ripeto, credo che uno psicologo sia più idoneo di me a darti le risposte che cerchi, visto che non vedo motivazioni cliniche sottostanti questo comportamento alimentare della bimba.

Un caro saluto, Daniela