La separazione dei gemelli all’asilo

Gentilissima dottoressa,
sono la mamma di due gemelli di 2 anni e mezzo (un maschio e una femmina) che a settembre faranno il loro ingresso alla scuola materna.
La domanda che le vorrei porre è: lei cosa ne pensa dell’attuale tendenza a separare i gemelli fin dalla scuola materna, mettendoli in classi separate?
Vorrei precisare che i miei non hanno mai frequentato il nido né sono stati affidati ad altri avendo io rinunciato al lavoro dopo la loro nascita (per scelta più o meno obbligata); che c’è un sottile rapporto di predominanza da parte del maschio sulla femmina (è lui che decide i giochi, lei lo imita in molte cose che lui fa e dice); che c’è una certa riluttanza da parte del maschio a frequentare altri bambini che non siano gli amichetti del cortile (talvolta anche nei confronti di questi). È pur vero che giocano spesso ognuno per proprio conto a casa e che in cortile se ci sono altri bambini non stanno appiccicati.
È davvero così necessario separarli per evitare di rafforzare la simbiosi? Non si rischia così di appesantire questo cruciale passaggio dal rassicurante ambiente domestico al nuovo ambiente comunitario, aggravandolo con l’allontanamento contemporaneo dal fratello/sorella?
La ringrazio anticipatamente della sua risposta che sarà come sempre ricca di competenza, saggezza e buonsenso: è davvero un piacere leggere i suoi interventi!
Caterina

Cara Caterina,
confesso che anch’io sono stata per molto tempo istintivamente riluttante all’idea della consuetudine di separare i gemelli, ma bisogna stare attenti a non fissarsi sull’osservazione-contemplazione di quel meraviglioso equilibrio, di quel modo tutto particolare che hanno i gemelli di comunicare tra loro, così diverso da quello tra due semplici fratelli, di quella loro complicità così difficile da osservare anche tra coetanei.
Il mondo dei gemelli è esclusivo anche quando non è simbiotico e in esso l’osservatore esterno proietta molto di se, del proprio se segreto: tutti noi avremmo voluto, spesso inconsciamente, avere un gemello, anche un gemello immaginario. Allora il timore di separarli, anche solo per poche ore, a volte, è più degli adulti, della mamma, che dei gemelli stessi, i quali, come tutti i bambini, anche se forse un po’ di più, avranno bisogno di un po’ di tempo per adattarsi al nuovo ambiente della scuola e per di più alla nuova situazione di non avere la "spalla" accanto, ma la loro velocità e facilità di adattamento sarà direttamente proporzionale all’equilibrio affettivo e psicologico e alla sicurezza che l’ambiente famigliare avrà saputo infondere loro, più che alla loro condizione di gemelli.
Come ho detto prima (anch’io, tra l’altro figlia di una madre che era a sua volta gemella omozigote, talmente uguale alla sorella, cioè a mia madre, che mi è spesso stato raccontato che da piccola mi sbagliavo spesso e cercavo il seno di mia zia per la poppata!), sono stata a lungo riluttante all’idea della separazione scolastica dei gemelli, ma dal momento in cui ho avuto occasione di lavorare in scuole e asili nido, mi sono dovuta ricredere: i gemelli crescono spesso con una sicurezza in più, quella di avere la fortuna di un legame speciale.
I gemelli non si sentono mai soli anche quando sono fisicamente separati o molto lontani. I gemelli "sentono" la presenza dell’altro in modo molto più forte di quanto possa succedere tra due fratelli e questa sensazione è talmente profonda e radicata che non hanno, paradossalmente, bisogno della presenza fisica per goderne.
Per di più, due gemelli tenuti assieme in un ambiente nuovo tenderanno a spalleggiarsi a vicenda rifuggendo, perché non ne sentiranno la necessità, rapporti più coinvolgenti con i nuovi compagni e questo lo hai constatato tu stessa. I gemelli tendono a bastare a loro stessi.
Non è un bene questo, quindi ti consiglio di procedere senza timore alla loro separazione a scuola che, col tempo, diventerà per loro una consuetudine accettata di buon grado, proprio perché impareranno che avviene, per ora, solo a scuola e per poche ore; ma questa esperienza servirà loro anche per il futuro, perché prima o poi dovranno capire che la loro vita dovrà inevitabilmente prendere strade autonome.
Un caro saluto,
Daniela