Intelligenza nei bambini: su che basi?

Buongiorno Dott.ssa.

Mi chiedo spesso come si fa a stabilire se un bambino è più o meno intelligente rispetto alla sua età. Lei mi può aiutare a capire?

Insomma mio figlio ha 3 anni e 5 mesi, il minimo delle cose che dovrebbe saper fare, qual è? I ragionamenti che che dovrebbe fare quali sono?

Inoltre è possibile valutare il suo grado di intelligenza?

È solo una curiosità, nient’altro. Noi sproniamo il bambino al saper fare meglio, all’autonomia, all’autostima, ma senza imporgli nulla. In verità è più lui che ha tanta voglia di imparare cose nuove, infatti a volte con le sue domande o con le sue richieste mi spiazza.

Mio figlio ha iniziato a parlare a un anno e adesso parla benissimo, usa bene i verbi, gli aggettivi, il plurare e il singolare.

Il telecomando lo usa da quando aveva un anno e mezzo (se non prima). A 5 mesi mesi correva nel girello e faceva batti batti le manine.

Adesso usa la play station, il pc (sia fisso che portatile), fa i giochi standard dei pc (tipo solitario con le carte francesi). Sa scrivere al pc alcune parole tipo mamma, papà, nonna. zia, il suo nome.

Conosce quasi tutte le lettere dell’alfabeto, conta almeno fino a 15 e riconosce i numeri; distingue un triangolo, dal rettangolo e dal quadrato. Ha una memoria spaventosa.

Si ricorda per esempio gli ingredienti per fare un panettone, conosce i nomi ed i cognomi di tutti i componeti della famiglia oppure dei suoi amici. Conosce il grado di parentela dei familiari. Sa comporre il mio numero di cellulare. Usa il lettore dvd, manda avanti, inditro, mette pausa per andare al bagno.

Le ho descritto le prime cose mi vengono in mente.

Per esempio, se io lo paragono a bambini anche più grandi di un anno e più rispetto a lui, mi sembra molto più avanti lui (ma di tanto). Alcuni bambini non sanno nemmeno aprirsi una merendina, lui lo fa da solo da già da molto tempo. Andiamo all’asilo e lui sistema zainetto e cappottino nel suo armadietto, mentre altri bambini no.

Mi scusi se mi sono dilungata fin troppo. Mi ricordo che dal mio pediatra c’erano dei manifesti affissi alla parete dove c’erano dei parametri. Per esempio, fino a 3 messi il bambino fa questo, fino ai 9 mesi deve saper far quello, ecc. C’era anche il numero di parole che in base all’età bisognava saper pronunciare. Questo prospetto si ferma ai 2 anni. Per i bambini più grandi quali sono i parametri (se così si possono chiamare).

La ringrazio per la sua attenzione e la saluto cordialmente.

Angela


Scale di intelligenza e schemi di sviluppo psicomotorio riempiono i trattati di pediatria e gli scaffali delle librerie biomediche e di psicologia: esse servono essenzialmente agli studenti delle varie facoltà e specializzazioni e in chi si interessa a vario titolo come studioso o ricercatore alla vita evolutiva in tutti i suoi aspetti per farsi una idea della normalità e dei tempi "normali" di acquisizione di certe abilità.

Ma i bambini, entro certi limiti, sfuggono agli inquadramenti, ognuno è un libro a sè. Ci sono bambini estremamente stimolati dall’ambiente in cui crescono che hanno tali e tante facilitazioni di apprendimento, offerte di stimolo, occasioni di sperimentarsi nelle cose, che apprendono in fretta a diventare abili in tutto.

Così come ci sono bambini nati con le stesse identiche potenzialità teoriche che vivono e crescono in ambienti più poveri di stimolazioni, con adulti di tenore culturale inferiore che fanno loro sperimentare un linguaggio molto più povero e meno variato, con occasioni di contatto con gli adulti meno frequenti perché, magari, i genitori sono costretti a lavorare tutto il giorno con lavori faticosi ed intellettualmente poco gratificanti, che hanno un linguaggio inizialmente anche molto stentato e spesso in ritardo rispetto ai coetanei ma senza per questo dovere essere considerati con un quoziente intellettivo inferiore.

Vi sono, poi, intelligenze pratiche, molto abili nelle acquisizioni manuali e in tutte quelle prassi che trovano largo spazio e valorizzazione nelle varie espressioni della tecnologia e nelle prove di memoria che, per altri versi, potrebbero non essere considerate particolarmente creative e non avere doti di fantasia artistica o di estetica in senso lato.

Così come vi possono essere soggetti poco o nulla portati per lo studio che diventano dei campioni nello sport, nella danza, nel padroneggiare uno strumento musicale, nel dipingere o quant’altro, contrariamente ad altri soggetti considerati cervelloni che, magari, hanno sviluppato in modo eccessivo alcune facoltà mentali, tralasciando, che so, le attività motorie e diventando goffi nei movimenti o insicuri di loro stessi nella vita.

Se non ricordo male Enstein stesso, a scuola, fu bocciato forse anche più di una volta (o forse era qualche altro geniaccio, non ricordo bene).

Su cosa sia l’intelligenza si discute ancora, ma quello che fondamentalmente deve premere ad un genitore è vedere crescere il proprio figlio in gioia e in armonia con se stesso e con il mondo, sempre curioso della vita, sì, ma per amore della vita e per spinta vitale verso di essa spontanei e disinteressati, non per compiacere chi gli sta accanto, per inorgoglire i genitori e per attirarsi consensi.

Imparare, anzi, mantenere la spontaneità e il disinteresse in ogni manifestazione della propria vita, cominciando da piccoli, significa vivere con quella speciale energia inesauribile che nasce dall’interno del proprio animo e non ha bisogno di essere foraggiata dall’esterno dal desiderio di consenso o di compiacere o dal costante desiderio di primeggiare e di vincere perché solo in questo modo ci si sente vivi e si riesce a dare un senso alle proprie giornate e alle proprie scelte di vita.

Il senso della vita si impara giocando e confrontandosi alla pari con i propri pari, si impara in una atmosfera di libertà e di spontaneità dove ogni individuo si sente amato, considerato e rispettato per quello che è e non per quello che sa o per quello che ha o per quello che può o per quello che altri vorrebbero che lui fosse o diventasse.

Il senso della vita si impara sperimentando su di se, in primis, l’amore sincero, totale e disinteressato dei propri genitori e dell’ambiente dove si cresce che porta a mettersi in ascolto attivo dei reali bisogni del figlio e in osservazione attenta delle sue potenzialità, qualsiasi esse siano, pronti a favorirne la loro valorizzazione in tutti i modi nel rispetto dei tempi e delle modalità che definiscono l’unicità e la preziosità di ogni bambino e, per estensione, di ognuno di noi uomini e di ogni essere vivente.

In questa ottica, non dovrebbero esistere bambini più o meno intelligenti, ma soltanto bambini più o meno precoci, più o meno stimolati, più o meno fortunati, più o meno ascoltati, più o meno favoriti, più o meno amati.

Detto ciò, però, è indubbio che certi bambini danno, a volte, adito a dubbi sulla diversità della loro intelligenza rispetto alla media, sia in un senso, sia nell’altro; ma per loro nulla cambia rispetto al modo di educarli o accudirli, lasciando che fioriscano in abbondanza se saranno rose o che tutto rientri nella più perfetta normalità se così dovrà essere.

Evitando la tentazione delle scuole speciali, della prima elementare anticipata, di un eccessivo carico di aspettative o stimolazioni per "sfruttare" le grandi potenzialità ad ogni costo, anzi, cercando di istradarlo verso i passatempi con molta fisicità se tende ad essere sedentario o troppo attratto dalle opportunità dell’elettronica, avvicinandolo all’arte e alla musica se tende ad essere troppo attratto dalla matematica o dalla logica, favorendo, insomma, più il suo equilibrio e la sua armonia generali che il potenziamento dell’abilità in cui lui già primeggia, senza per questo inibirgliela, tutt’altro, ma senza che su di essa si adagi troppo: anche nei superdotati la pigrizia è una tentazione e un pericolo e le discipline che risultano a loro facili non vanno ulteriormente facilitate.

Per ultimo, poi, vorrei dire: attenzione allo scivolamento nella malinconia di certi bambini molto dotati quando inseriti in un contesto per loro poco interessante o gratificante: a volte, certi bimbi estremamente sensibili possono tendere ad isolarsi e a farsi bastare il loro ricchissimo mondo interiore; è un pericolo da evitare perché la comunicazione continua col mondo è per tutti e a tutte le età il miglior nutrimento della psiche e dell’intelligenza equilibrata.

Il computer stesso, apoteosi di virtualità, deve, inoltre, essere vissuto con molta prudenza e moltissimo equilibrio: quello che ora sembra un gioco innocente e, a buon bisogno, anche stimolante ed istruttivo, può ritorcersi contro come un boomerang e questo potrebbe succedere col tempo, proprio in una età dove potrebbe diventare difficile controllarne l’utilizzo vista la familiarità con la quale il bambino avrà imparato a rapportarvisi. E dall’estrema familiarità alla dipendenza il passo è spaventosamente breve.

Cari genitori, anche quando giocate a fare gli amici e i compagni di merende dei vostri bambini, non dimenticatevi mai che fare il genitore è anche altra cosa e che ogni vostro gesto, quanto più sarete diventati amici e complici dei vostri figli, sarà da essi amplificato ed assimilato molto profondamente.

Non ho volutamente fatto menzione ed elencato nemmeno le più importanti scale di valutazione dell’intelligenza in età evolutiva perché, prima di arrivare ad esse, sarebbe bene avere le idee chiare su cosa si intenda per intelligenza e su questo argomento la letteratura è vastissima, con case editrici più specializzate di altre su questo tema come la Giunti-Barbera, la Franco Angeli, il Centro Studi Erickson, oltre Bompiani, Mondadori, Feltrinelli ed altre, utili letture per un puro ed entusiasmante esercizio intellettuale, oltre ai numerosissimi siti internet che trattano dell’argomento, senza contare che ritengo che su questo argomento sia più idonea a fornire una risposta esauriente la psicologa del sito piuttosto che la pediatra.

Un caro saluto,

Daniela