Inserimento al nido a 22 mesi

 

Salve dottoressa,

sono la mamma di una bimba di 22 mesi alla sua prima esperienza di nido; dopo dieci giorni di frequentazione difficile vorrei sottoporle alcune questioni.

L’inserimento è stato effettuato, a mio parere, in modo piuttosto caotico. I bimbi non sono stati "scaglionati", ma hanno iniziato tutti e 16 insieme il primo giorno e noi genitori dopo 10-15 minuti siamo stati invitati ad allontanarci per circa due orette, questo è stato l’andamento della prima settimana.

Premesso che mi aspettavo comunque un inserimento difficile per mia figlia, in tale modo però la bimba è alquanto terrorizzata e passa le sue mattinate piangendo da sola in un angolo rifiutando qualsiasi contatto.

 Io ho provato a parlare con le due insegnanti, spiegando loro che mia figlia andrebbe "conquistata" gradatamente, ha paura degli estranei e non ama il contatto, certo è che se resta sempre sola in un angolo, non so quando potrà riuscire ad accettare quel luogo.

Sul momento le insegnanti mi hanno risposto che preferivano aspettare i tempi della bimba e limitarsi a parlarle da lontano, mentre in realtà io credo che non avessero molte alternative dato che erano impegnate sugli altri 15 bimbi in lacrime.

Ho tenuto duro comunque perché, anche se a casa ho i nonni, mi piacerebbe dare a Beatrice, l’opportunità del nido, anche se temo di non essere stata molto fortunata nella scelta e sinceramente un po’ di fiducia si è persa.

Da ieri le insegnanti mi hanno detto che, nonostante i pianti disperati al saluto e la fatica nel portarla dentro, poiché già da casa quando le nomino l’asilo inizia a piangere, poi si consola e inizia ad avvicinarsi un po’ di più al gruppo e provare interesse per qualche gioco.

Questo mi fa molto piacere, ma ho notato che la modalità di consolazione adottata e che poi manifesta costantemente anche a casa, soprattutto dormendo, è quella di tettarsi continuamente il labbro inferiore. La cosa mi preoccupa molto, è una sorta di tic nervoso? O di autoconsolazione perché ormai rassegnata al fatto che la mamma non è più in grado di consolarla?

Inoltre adesso fa ancora caldo, ma di certo con i primi freddi si irriterà tutta la zona intorno alla bocca, dovrei intervenire in un qualche modo? Sono stata troppo sorda alle sue richieste d’aiuto?

Vorrei sottoporle un’altra preoccupazione: Beatrice ancora non pranza al nido, verrà inserita tra qualche giorno, ma già la merenda del mattino la rifiuta e non assaggia nulla, se dovesse rifiutare anche il pranzo io come mi devo comportare? Nel darle qualcosa alle13.00 quando la vado a prendere, non vorrei suscitarle il pensiero che poi a casa c’è sempre un’alternativa, ma non so se avrò anche il coraggio di lasciarla a digiuno. G

ià con il cibo abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale per inappetenze, reflusso… e di certo non è una bimba con molte riserve da poter saltare pasti. Scusi per la lunghezza, forse son problemi più da psicologa, ma la mia fiducia in lei vale più di mille altri pareri.

Grazie, Federica.

Il primo inserimento in un ambiente nuovo diverso da quello famigliare è sempre un piccolo o meno piccolo trauma per un bambino, specie se primo figlio, non abituato a dividere lo spazio con altri coetanei. Figurati che, ultrasessantenne quale sono, ricordo ancora le tragedie che facevo al primo anno di asilo di più di mezzo secolo fa!

Ma con le frustrazioni e gli sforzi di adattamento alle nuove situazioni che la vita impone si cresce e si matura, quindi, prima o poi, è una via obbligata da seguire per crescere e fortificare il carattere, sia che si inizi all’asilo, sia che si inizi a scuola o sul posto di lavoro. Il superamento psicologico di ognuno di questi momenti critici è una ricchezza che si trasforma in forza di carattere e sicurezza in sé stessi e che rimarrà per tutta la vita.

Non bisogna quindi farne una tragedia e la mamma, per quanto istintivamente empatica nei confronti degli stati d’animo del proprio figlio, deve imparare a distaccarsene e soprattutto ad avere più fiducia nelle risorse psicologiche e di determinazione del proprio bambino anche e soprattutto nei momenti più critici. Come a dire: è giunto il momento che tu impari a cavartela da sola, figlia mia.

Ci sono momenti nella vita in cui la presenza e l’aiuto della mamma, purtroppo, non servirebbero a nulla, e il primo di questi momenti, a qualsiasi età, è sempre il primo, sia per la mamma che per la figlia. Dai tempo al tempo e vedrai che, al massimo a Natale, ma sicuramente anche prima, la bimba si sarà inserita completamente, che si continui o meno a mordicchiare il labbro, del quale non dovrai preoccuparti anche quando arriverà il freddo e sul quale al massimo applicherai un po’ di burro di cacao o apposite cremine protettive.

Se dovesse continuare a non mangiare all’asilo – ma vedrai che prima o poi accetterà anche la mensa dell’asilo quando avrà fatto amicizia con qualche sua coetanea più intraprendente – puoi semplicemente aumentare la sua cena ma assolutamente non abituarla ad alternative come un secondo pasto al suo ritorno a casa o cose simili!

Puoi anche rendere un po’ più sostanziosa la prima colazione, ma molto relativamente altrimenti sarà la bimba a non avere fame e sarà una scusa in più per non mangiare a pranzo.

L’inserimento di un bambino in un ambiente più allargato rispetto alla famiglia comporta sicuramente una fatica e uno stress per lui (o lei) ma costituisce anche una enorme e utilissima opportunità per socializzare, arricchire le sue esperienze, il suo linguaggio, favorire l’espressione della sua intelligenza e via discorrendo e da questo momento, purtroppo, le mamme devono prendere coscienza che non possono più essere l’unico punto di riferimento per i loro figli.

Un piccolo passo indietro è necessario e l’esperienza frustrate di aspettare dietro la porta del reparto all’asilo anche se si sente distintamente piangere il proprio figlio, senza potere intervenire ne è la prima, dolorosa, metafora, più dolorosa, quasi, del distacco dovuto alla ripresa del lavoro. Ma se non ci fosse questa circostanza, inevitabilmente ce ne sarebbe un’altra simile.

Il distacco, prima o poi, sia per la mamma che per il bambino, deve avvenire ed è doloroso per entrambi. Aiuterai la tua bimba a superare meglio questo periodo se, quando la lasci la mattina, parlerai molto con lei facendo dei progetti su cosa farete assieme quando tornerai a riprenderla, promettendole qualcosa che a lei farà piacere (non troppi regali ma tempo e giochi da fare assieme) e mantenendo sempre le promesse.

Inoltre mostrandoti sempre serena e sorridente, sia quando la lasci che quando la vai a riprendere. La tua bimba assorbirà come una spugna i tuoi stati d’animo e imparerà a farli propri. Puoi anche lasciarle qualcosa di tuo che aiuterà la bimba a formarsi una idea mentale della mamma anche in sua assenza: il classico oggetto transizionale consolatore. Ma, ripeto, al di là di tutto, il più grande aiuto che potrai dare alla tua bimba in questo momento è la dimostrazione della grande fiducia che riponi in lei e nelle sue capacità di fare fronte a tutte le piccole o grandi difficoltà e la serenità che questa fiducia comporterà per te e per il rapporto tra di voi.

Un caro saluto, Daniela