Infezione virale e Nureflex

Gentile Dottoressa,

il mio bimbo, due anni e quattro mesi, ha avuto una faringite circa due settimane fa con febbre a 39 per un giorno. Il pediatra, che l’ha visitato, ha prescritto Nureflex per 4/5 giorni perchè ha constatato che si trattava di un’ infezione virale. il bimbo praticamente non ha più avuto febbre (premetto che è sempre stato vivace e che con 39 di febbre saltava sul letto e che già quando era venuto il pediatra a casa non aveva molta febbre).

Dopo qualche giorno, una settimana circa, è comparso il raffreddore insieme a congiuntivite. Gli ho messo il Tobral e ho guarito il raffreddore con l’umifidicatore (praticamente avevamo la nebbia in casa), acqua di Sirmione e fisiologica + aerosol con fisiologica durante il sonno (è impossibile farlo da sveglio). È sopraggiunta una forte tosse grassa con febbre solo la sera a 37,5 massimo.

Il pediatra l’ha rivisitato dicendo che si era beccato un altro virus e gli ha prescritto ancora Nureflex perché ha un orecchio rosso fino al timpano e tosse (non bronchite). Ora il bimbo non ha febbre, è sempre vivace ma non mangia molto come prima.

Mi chiedo:

1. La febbre è scesa la prima volta solo grazie al Nureflex e, appena svanito il suo effetto, è ritornata? Oppure, anche con il Nureflex, avrebbe potuto non abbassarsi? Usandolo non si rischia di "coprire" qualcosa di più grave?

2. La mancanza d’ appetito può essere dovuta all’antiinfiammatorio?

3. Perché il bimbo si prende tutti questi virus? È normale? Non va all’asilo ma frequenta bambini al parco giochi. In effetti, anche io ho avuto un po’ di febbre con catarro nei bronchi e così anche il mio compagno … ce lo stiamo passando tutti?

Mi scusi tantissimo se mi sono dilungata (come al solito).

La ringrazio anticipatamente,

Paola

 


La febbre è solo un sintomo di qualcosa che non va nell’organismo e, anche senza uso di farmaci, sarebbe destinata a diminuire per processi fisiologici, sia per esaurimento del motivo che l’ha innescata, sia per processi endogeni di autoregolazione che si mettono in moto spontaneamente quando la temperatura raggiunge valori molto alti (vasodilatazione, sudorazione profusa, ecc.), quindi, con o senza Nureflex o qualsiasi altro farmaco ad effetto antipiretico, sarebbe diminuita da sola.

La sua ricomparsa dopo una settimana, accompagnata da rinite, congiuntivite e tosse piuttosto grassa farebbe, forse, pensare alla completa manifestazione di una infezione, molto probabilmente virale, che ha dato i primi segni di sé al momento del primo episodio febbrile per poi manifestarsi con tutti i suoi sintomi dopo alcuni giorni, ma non si può certo escludere che si tratti di due episodi distinti.

Propendo per la prima ipotesi perché mi dici che il bimbo non va ancora all’asilo ed è, quindi, meno a rischio di malattie ripetute e frequenti: potrebbe essere stato contagiato soltanto da voi adulti. Però i virus vengono respirati e sono ubiquitari: trovare ogni volta un colpevole è impossibile e non avrebbe senso farlo. Le infezioni virali lasciano spesso uno stato transitorio di depressione immunitaria durante il quale riammalarsi, per un bambino, costituisce la norma, ma è anche vero che alcuni virus danno segno della loro presenza alcuni giorni prima della comparsa vera e propria della malattia con tutto il suo corteo di sintomi con una semplice e fugace puntata febbrile, anche intensa, della durata spontanea spesso solo di alcune ore.

La febbre alta è indotta dai virus stessi al momento della loro vivace replicazione nel sangue e, se fosse lasciata agire per tutta la sua durata spontanea senza inibirla troppo spesso con gli antipiretici, porterebbe più agevolmente a compimento il suo scopo, che è quello di uccidere o comunque di rendere la vita difficile ai virus come ai batteri.

Dopo alcune ore di permanenza a una temperatura superiore ai 38 gradi, infatti, molti virus muoiono o quanto meno si indeboliscono al punto da non riuscire più a replicarsi e sarebe l’inizio della guarigione. Tutte le altre reazioni infiammatorie a livello delle mucose, come starnuti, muco, tosse, catarro, congiuntivite, ecc., hanno bisogno di più tempo per manifestarsi, quindi non iniziano subito, appena i virus sono in fase di attiva replicazione, ma dopo alcune ore o giorni ed ecco perché, in caso di influenza o qualsiasi infezione virale alle prime vie respiratorie, prima inizia un malessere generico senza altri sintomi, poi febbre, al massimo con alcuni starnuti, poi la malattia si manifesta in pieno con mal di gola, tosse, ecc.

Quando si somministrano antinfiammatori o antipiretici, tutto questo decorso viene un po’ sfalsato, la febbre iniziale dura di meno e quando scompare prima che inizino a manifestarsi gli altri sintomi, sembra che il soggetto sia guarito, mentre invece può non essere così.

La mancanza di appetito credo sia semplicemente dovuta all’infezione ancora non guarita del tutto: i virus si moltiplicano inizialmente nelle prime vie respiratorie ma, deglutendo la saliva che li contiene, vanno a colonizzare anche lo stomaco, quando non l’intestino e la gastrite che ne consegue toglie l’appetito. Ma anche lo stato generale compromesso può dare inappetenza, così come il catarro prodotto dalle prime vie respiratorie che, quando fluidificato e maturo, viene deglutito in grandi quantità, impedendo ai succhi gastrici di digerire correttamente i cibi.

Il vomito, in questo caso, è un toccasana. Infine, quando ritorna la febbre e il bambino sembra avere una ricaduta della malattia iniziale, la visita dovrebbe escludere che si tratti di una complicazione batterica dopo una malattia virale. Quando le prime vie respiratorie si infiammano, infatti, si altera subito quel delicato equilibrio tra batteri buoni, innocui e batteri patogeni, sempre, comunque, presenti sulle mucose che sono in contatto con l’esterno e i batteri patogeni possono approfittarne per prendere il sopravvento.

Pertanto, se dopo un episodio febbrile o catarrale più o meno prolungato e ormai guarito o quasi la febbre ricompare e con essa tosse, mal di gola, otite, ecc., bisogna sempre rivisitare il bimbo per escludere che si tratti di una complicazione batterica e per valutare la necessità o meno di terapia antibiotica.

Un caro saluto,

Daniela