Il valium e l’effetto paradosso

Gentilissima dottoressa

le scrivo per sapere qualcosa di più sugli effetti del valium.

Mio figlio Ivan, di due anni e mezzo, ha avuto due volte le convulsioni anche in presenza di febbre bassissima (decimi).

Così, come cura preventiva, il mio pediatra (e anche l’ospedale dove è stato ricoverato) mi ha raccomandato di dare paracetamolo e valium appena la febbre arriva a 37.5. Solo che il valium su di lui ha l’effetto contrario. Appena lo somministro, inizia ad agitarsi e non riesce ad addormentarsi, ritardando il suo orario di nanna di almeno tre ore. Leggevo che si parla di effetto paradosso.

Ho chiesto al mio pediatra e ha detto che nonostante abbia questo effetto, almeno nelle prime 48 ore di febbre, devo somministrarglielo. È davvero così?

Ma il valium, che dovrebbe calmare, perché lo agita?

Grazie per la sua risposta e spero di essere stata chiara.


L’effetto paradosso del valium non è affatto una evenienza rara, tutt’altro, succede anche con altri sedativi del sistema nervoso centrale, valeriana inclusa e a questo punto sarei anch’io nel dubbio se continuare a somministrarlo in via preventiva o meno.

La mia abitudine è di consigliare, nei bambini predisposti alle convulsioni febbrili, la somministrazione di un antipiretico appena ci si accorge di un rialzo febbrile del bimbo, mettendolo, poi, in terapia ogni otto ore, oppure ogni sei ore, comunque, senza aspettare di valutare l’andamento della temperatura dopo la prima somministrazione, cioè utilizzare il paracetamolo come preventivo per contrastare eventuali repentini rialzi febbrili in corso di una infezione qualsiasi e per almeno i primi tre giorni di malattia.

Nello stesso tempo, però, la temperatura deve essere misurata ugualmente con regolarità anche perché la somministrazione di un antipiretico anche quando la temperatura non è molto alta potrebbe portare ad una esagerata riduzione della stessa a livelli troppo bassi. Ma quando un antipiretico è sempre presente nel circolo sanguigno, affiancarlo al valium potrebbe essere una precauzione eccessiva o forse inutile, quando, invece, sarebbe più razionale tenerlo sempre a casa come scorta nella confezione a somministrazione rettale già predosata in caso di convulsione.

Ad ogni modo, potresti provare a dimezzarne il dosaggio e valutare la reazione del bimbo: se a dosaggio più basso viene ben tollerato, pur sapendo che il farmaco potrebbe essere meno efficace rispetto, ovviamente, alla dose piena, ci sarebbe un po’ di tranquillità in più rispetto alla decisione di non darlo affatto.

Compiuto il terzo anno di vita, comunque, io non penserei più tanto alle convulsioni in caso di febbre, soprattutto se esse non si sono più ripetute da mesi nonostante alcuni episodi febbrili sicuramente sopraggiunti.

Un caro saluto,

Daniela