Il fumo in gravidanza e allattamento, cosa comporta?

Salve,

volevo chiederle: il fumo in gravidanza cosa può causare? Può causare anche ritardo mentale?

Grazie
Cordiali saluti


 

Mi fai una domanda di estremo interesse: la risposta non potrà, quindi, essere altrettanto breve e sintetica come la tua domanda e non potrà limitarsi a specificare solo i danni neurologici o cerebrali perché sarebbe riduttivo.
I danni provocati dal fumo in gravidanza e, dopo, al feto e al nascituro sono molti di più, più gravi e spesso più duraturi se non permanenti nel tempo di quello che comunemente si può immaginare. Nel mondo si stima che vi siano almeno 250 milioni di donne fumatrici, concentrate soprattutto nei paesi industrializzati, ma tutti sanno che queste stime sono assolutamente per difetto. I decessi direttamente attribuibili al vizio del fumo sono più di un milione e mezzo ogni anno, un terzo donne. Attualmente il fumo è la principale causa certa e prevedibile di morte e di malattia tra le donne e il cancro al polmone, nelle donne, ha superato, ormai, la frequenza del cancro al seno!
I danni dovuti al fumo sono, innanzitutto, prima ancora di rimanere incinta, sul ciclo riproduttivo della donna, sul suo ciclo mestruale, sulla difficoltà di rimanere incinta, sulle complicazioni in gravidanza per madre e feto, sul’allattamento, sul polmone del bambino durante il suo accrescimento, sul metabolismo (diabete, obesità) e sulla densità ossea (osteoporosi).
La nicotina altera la motilità delle tube e ostacola, così, il trasporto e la discesa degli ovociti lungo la tuba e l’incontro con gli spermatozoi. Nell’uomo, la nicotina riduce il numero e la motilità degli spermatozoi stessi e tutto ciò può ridurre del 40% la possibilità di arrivare a una gravidanza se uno o entrambi i partners desiderano un figlio. La nicotina diminuisce la produzione di progesterone alterando la fisiologica alternanza di estrogeni e progesterone del ciclo mestruale; inoltre, modifica sia i processi maturativi dell’ovocita che le normali trasformazioni dell’endometrio nella seconda metà del ciclo: pertanto rende difficile, oltre la fecondazione, anche l’annidamento dell’uovo fecondato.
Le sostanze cancerogene del fumo che passano nel circolo sanguigno materno, inoltre, soprattutto se la madre fuma nel primo trimestre di gravidanza, possono alterare il corredo genetico del feto e creare mutazioni soprattutto nelle cellule del feto a maggiore attività e turn-over come le cellule ematiche con maggiori possibilità di leucemie infantili e di altri tumori. La nicotina crea, inoltre, uno stato cronico di vasocostrizione dei vasi sanguigni: la conseguenza è una riduzione della portata delle arterie e un loro irrigdimento con minore apporto di ossigeno e sostanze nutritive al feto che nascerà, quindi, sotto peso e molto probabilmente con alterazioni dello sviluppo sia morfologico che funzionale del cervello, in quanto le cellule cerebrali sono quelle che maggiormente risentono della riduzione di ossigeno a causa delle loro complesse funzionalità e del loro attivissimo metabolimo.
Il monossido di carbonio che si sprigiona dal fumo di sigaretta interagisce con l’emoglobina del globulo rosso creando carbossiemoglobina e questo comporta una riduzione cronica della captazione di ossigeno da parte delle emazie.
Il feto sottoposto a carenza cronica di ossigeno tende a sviluppare, anche dal punto di vista comportamentale, dei meccanismi difensivi che lo portano a ridurre globalmente i suoi movimenti corporei e le sue modalità di interazione con l’ambiente per cercare di ridurre al minimo il suo consumo di ossigeno, cioè il suo fabbisogno di ossigeno, né più né meno di quando si cerca ri respirare il minimo indspensabile in un ambiente impregnato di cattivi odori o di sostanze irritanti per le vie respiratorie.
Questo può comportare una ridotta abitudine a comunicare, sia con la madre in epoca intrauterina, sia con l’ambiente, una volta nato.
Si registrano, infatti, percentualmente, più casi di sindromi da deficit di attenzione nei bambini di madri che hanno fumato in gravidanza, si ipotizza una responsabilità del fumo nell’autismo infantile e il ridotto sviluppo cerbrale del bambino porterebbe a riduzone delle performances scolastiche in generale, al di là dei disturbi di attenzione: un vero e proprio disturbo cognitivo.
Inoltre, le madri che fumano in gravidanza vanno incontro ad aumento di complicanze come aborti, parti prematuri (rischio del 70% in più di parti prematuri nelle gestanti fumatrici che si riduce di poco se le sigarette fumate sono meno di 10 al giorno, limite che non deve più essere considerato uno spartiacque tra la quantità di fumo non dannosa e quella dannosa perché il fumo è sempre dannoso), insufficienza placentare, placenta previa, distacco di placenta, bambino di basso peso alla nascita (mediamente fino a mezzo chilo in meno rispetto alla norma per la stessa età gestazionale), problemi respiratori e neurologici in epoca neonatale (distress respiratorio, emorragie cerebrali anche con lievi sofferenze perinatali), problemi alla retina (distacco, emorragia) per fragilità e rigidità dei delicatissimi vasi sanguigni retinici.
Superato il periodo neonatale, si nota una maggiore frequenza dei ricoveri ospedalieri nei bambini di madri fumatrici e di solito le cause sono crisi respiratorie acute, otiti medie acute ricorrenti, bronchiti, bronchioliti, infezioni alle basse vie respiratorie, più impegnative rispetto alle infezioni delle alte vie respiratorie. Anche il fumo passivo è responsabile di molte di queste complicazioni: esso è uno dei fattori di rischio più importanti nelle crisi di asma gravissimo, a volte fatale, sia nel bambino che nell’adulto.
Il fumo aumenta la frequenza delle patologie respiratorie dell’infanzia per due motivi: un fattore irritante che mantiene le vie respiratorie in uno stato di continua infiammazione e un fattore di riduzione delle difese immunitarie.
Tutto ciò porta ad un aumento del 30% almeno di asma nei bambini nati da madri che hanno fumato in gravidanza e/o che hanno ripreso a fumare dopo il parto pur avendo sospeso in gravidanza (fumo passivo altrettanto nocivo per il bambino).
L’asma precoce procura deficit permanenti di sviluppo del polmone e i bambini possono andare incontro, nel corso del loro sviluppo, a una relativa insufficienza respiratoria permanente (asma da sforzo, asma nello sport).
Il fumo passivo, in gravidanza e dopo, è inoltre responsabile dell’aumento di probabilità che nel bambino si instauri, oltre all’asma, alla bronchite cronica e alla relativa insufficienza polmonare, anche le otiti ricorrenti, l’iperrtrofia delle adenoidi, le apnee notturne, il russamento e anche la tendenza ad avere aritmie cardiache per il danno al muscolo cardiaco che il fumo può avere procurato al feto o al piccolo lattante soggetto a fumo passivo.
Di qui la maggior frequenza di SIDS (morte in culla) nei bambini di madri fumatrici. Il fumo in gravidanza, poi, anche se smesso nel primo trimestre, può alterare i meccanismi di regolazione del metabolismo lipidico e, negli adolescenti, portare ad ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, diabete e obesità, paradossalmente anche se in gravidanza ha procurato un basso peso alla nascita. Il basso peso alla nascita, per inciso, dipende soprattutto dal fumo nel terzo trimestre di gravidanza.
Il fumo in gravidanza procura danni in proporzione alla quantità di sigarette fumate, ma se è vero che essi saranno tanto più evidenti e conclamati quanto più la madre avrà fumato, in media, dieci o più sigarette al giorno, essendo il ventaglio dei danni possibili così vasto e complesso, non è possibile e non è etico dire che meno di 10 sigarette al giorno non sono dannose, mentre più di dieci si.
Il fumo fa male comunque, indipendentemente dalle cifre percentuali fornite dalle statistiche.  Danni al feto si possono manifestare anche se la gravida non fuma ma è esposta a fumo passivo: è quindi tassativamente vietato fumare in presenza di una donna gravida.
Molte mamme riprendono a fumare dopo il parto, che vedono, da questo punto di vista, come una liberazione da una costrizione faticosa da perpetrare. Il fumo passivo fa molto male anche al bambino già nato.
Si calcola che una grande quantità di lattanti nati da madri fumatrici o che hanno ripreso a fumare dopo la gravidanza soffra di coliche dei primi mesi; il fumo materno raddoppia il rischio di Sids, procura aritmie e tachicardie anche al lattante, soprattutto e allattato da una madre che fuma e, per quanto riguarda i rischi del fumo in allattamento: la nicotina riduce sia la secrezione di prolattina che quella di ossitocina e, per di più, produce una vaocostrizione di tutti i vasi sanguigni. Di conseguenza vengono meno i due ormoni principali regolatori della produzione di latte e la mammella stessa, essendo meno vascolarizzata, ha una minore funzionalità delle cellule produttrici di latte. Si calcola che una donna che fuma in allattamento produce, mediamente, fino a 300 cc di latte in meno rispetto ad una donna che non fuma.
Nel latte di donna vi è meno vitamina C e E, meno sodio e iodio (importante per la funzionalità della tiroide del bambino), meno grassi, quindi un latte meno nutriente e una alterazione del pH che provoca un sapore più sgradevole al latte. 
I bambini che succhiano al seno di una mamma fumatrice sono meno attratti dalla suzione che è più debole e meno frequente, piangono più spesso, sono più irritabili, presentano più spesso coliche per aumento, nel loro sangue, della motilina, un importante neurotrasmettitore che regola la motilità intestinale e, se la mamma è una accanita fumatrice e la concentrazone di nicotina nel latte è particolarmente alta, il bambino può presentare sintomi di intossicazione come vomito ripetuto, tachicardia, tremori fino ad arrivare allo shock.
Quindi, non bisogna assolutamente fumare nemmeno durante l’allattamento o comunque, qualora non se ne potesse proprio fare a meno, bisognerebbe farlo subito dopo la poppata e all’aria aperta, almeno due ore prima della poppata successiva.
Diabete, asma importante e obesità sono le conseguenze a lungo termine di un feto che è stato immerso nella nicotina in utero (si sviluppano alla pubertà), mentre i maschi possono andare incontro al carcinoma del testicolo. Anche un adulto che fuma rischia il diabete nonché disurbi vascolari generalizzati come rigidità arteriosa precoce e sfiancamento venoso con vene varicose tortuose e dilatate.
Allora, vi prego, mamme fumatrici, non lasciate queste tristi eredità ai vostri figli solo per soddisfare una inutile debolezza!
Con questa mia risposta sono andata ben oltre la domanda che mi ponevi, ma ho creduto che ne valesse la pena.
Per tornare al tuo quesito: certo, come ho detto, il fumo in gravidanza altera il regolare sviluppo cerebrale del feto e può portare a problematiche sia cognitive che comportamentali e relazionali con bambini iperattivi, con deficit di attenzione e problemi cognitivi complessi che sono tuttora in corso di studio così come si sta studiando una possibile relazione tra l’autismo e il fumo in gravidanza.
Un caro saluto,
Daniela