Idrocele: quando intervenire chirurgicamente?


 

Gentilissima dottoressa,

innanzitutto la ringrazio fin da adesso per la sua risposta. Sono la mamma di Lorenzo, un bimbo di 20 mesi, nato alla settimana 33+3.

Fin dalla nascita è stato riscontrato Idrocele comunicante sia a destra che a sinistra, ma alla visita pediatrica di controllo dei 12 mesi, sembrava che fosse tutto risolto ed in effetti i testicoli erano sempre vuoti e di aspetto normale.

Da prima di Natale avevo notato che spesso il testicolo destro era più grosso rispetto al sinistro, poi la cosa è diventata più evidente e l’ho fatto vedere dalla pediatra che mi ha confermato che si tratta ancora di idrocele.

Ci ha consigliato di attendere ancora fino al massimo ai 36 mesi, poi la cosa va risolta chirurgicamente. So bene che non è un grosso intervento ed è piuttosto comune, ma la cosa che non mi torna è che dopo sette mesi sembrava guarito e adesso siamo punto e a capo. È possibile? Sarà successo qualcosa? Da cosa può dipendere il ripresentarsi del problema? Mi devo preoccupare?

Vorrei portarlo ad una visita da uno specialista e, dato che sono di Firenze, vorrei prendere un appuntamento al Meyer, ma non so a chi mi devo rivolgere (forse chirurgia?). Anche perché vorrei che mi fosse spiegato bene in cosa consiste l’intervento, i tempi, gli esami da fare…

Mi domando inoltre se non sia doloroso per il bimbo. A vederlo mi fa un po’ impressione perché il liquido stavolta si concentra a destra e mi sembra molto gonfio, sopratutto la sera, meno la mattina.

Grazie ancora per la cortese attenzione e cari saluti, Alice

L’idrocele è un accumulo di liquido proveniente dal peritoneo che può raggiungere la sacca scrotale attraverso un piccolo dotto formatosi in epoca embrionale, detto dotto peritoneo-vaginale (i genitali, nell’embrione, si sviluppano inizialmente in senso femminile per poi differenziarsi secondo il sesso qualche settimana dopo): dotto che è fisiologicamente pervio in epoca embrionale e fetale, ma che tende a chiudersi a fine periodo gestazionale.

A volte questa chiusura tarda ad iniziare e il dotto peritoneo vaginale che non si oblitera continua a permettere la discesa di liquido peritoneale dall’addome alla sacca scrotale anche dopo la nascita.

Per tutto il primo anno di vita si può e si deve quasi sempre sperare in una chiusura spontanea, anche se ritardata, del dotto; dal secondo anno in poi, tale chiusura, se non ancora avvenuta, sarà tanto meno probabile quanto più ampio rimarrà il dotto stesso e l’ampiezza del dotto può essere indirettamente valutata prendendo in considerazione le dimensioni dell’idrocele e il grado di tensione della parete della sacca scrotale piena di liquido.

Più liquido c’è e più tesa è la parete scrotale alla palpazione, più probabile diventa l’intervento chirurgico, meno grosso e più morbido è lo scroto alla palpazione, specie se sembra ridursi col tempo, meno probabile e più remota si fa l’ipotesi di un intervento.

Dopo il secondo anno, se il problema persiste immutato o peggiorato, l’intervento è d’obbligo perché non vi è più nessuna ragionevole speranza che il dotto si chiuda da solo.

Essendo il tuo bimbo nato prematuro (questi problemi sono più frequenti nei prematuri), vi dovrebbe essere un po’ più di elasticità nei tempi di attesa prima della decisione di intervenire, ma se con il tempo l’idrocele, prima apparentemente ridotto, poi ri-aumentato, non da cenni di risolversi da solo, onde evitare che il testicolo possa soffrire di un aumento di pressione all’interno della sacca scrotale ( a volte all’idrocele si associa una ritenzione del testicolo stesso ), l’intervento diventa pressoché inevitabile.

Esso consiste in una piccola incisione di pochissimi centimetri a livello inguinale fino a visualizzare e isolare il dotto peritoneo-vaginale, nella successiva chiusura del dotto tramite piccola sutura e successiva recisione del dotto stesso all’origine.

L’anestesia è totale nonostante la minima invasività dell’intervento per ovvi motivi psicologici dei bambini e la degenza non dovrebbe durare più di tre giorni, con dimissione il giorno dopo l’intervento più un controllo ambulatoriale dopo 8-10 giorni per rimuovere i pochi punti intradermici che hanno suturato la mini ferita.

Lo specialista da interpellare è, ovviamente, un chirurgo pediatra e al Meyer ti troverai molto bene. Ti consiglio di interpellarlo comunque al compimento del secondo anno (anche secondo anno modificato, cioè due anni più 7-8 settimane, cioè 26 mesi) affinché ti possa dare un suo parere in merito, mentre se l’idrocele tendesse ad aumentare a vista d’occhio, la visita dovrà essere anticipata.

Un caro saluto, Daniela

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone