Fimosi e scollamento

Buongiorno gentile dottoressa,

ieri sono stata dal pediatra per il bilancio: mio figlio ha 13 mesi e il dottore mi ha detto che ha il buchetto del pisellino troppo piccolo e che quindi devo, per due volte al giorno, tirarlo un poco giù e ripetere questo movimento per 30 volte (parlava di aderenze).

Secondo lei è giusto? È consigliabile fare questa cosa o è meglio lasciarlo stare?

Grazie per i suoi preziosi consigli


La fimosi, fisiologica nei primi anni di vita, si prende in considerazione soltanto quando il bambino è continente e riesce a fare a meno del pannolino, cioè verso i tre anni o giù di lì.

Prima di questo tempo, in realtà, si tratta di una caratteristica provvidenziale perché evita che urine, feci o eventuale sporcizia (intendo batteri, non incuria) possano produrre sgradevoli infezioni su una parte di cute così sensibile e delicata.

Io, poi, non credo molto alla possibilità che le delicate manovre di una mamma possano riuscire a scollare la pelle del prepuzio, soprattutto se la fimosi è vera e piuttosto serrata.

La mia opinione è, quindi, quella di lasciare stare il bimbo per un altro po’ e non tormentarlo proprio in un punto così delicato. Caso diverso sarebbe se la parte di pelle ancora aderente al glande fosse minima con tutto il resto del bordo già scollato naturalmente: in tal caso è possibile la penetrazione di batteri e l’accumulo di smegma, quella secrezione biancastra che inizia a formarsi per proteggere la pelle del glande proprio quando la pelle si scolla e non costituisce più una protezione naturale sufficiente. L’accumulo di smegma e di altre secrezioni può creare fastidiose cisti e anche infezioni.

In tal caso, ma solo in questo caso, un aiuto allo scollamento totale del prepuzio sarebbe opportuno, sempre, però, compiuto da persona esperta come il pediatra o, in casi del tutto particolari, dal chirurgo pediatra a causa della sua grande manualità e famigliarità con piccoli strumenti chirurgici come specilli o altro che lo aiuterebbero nella manovra. Ma non mi sembra proprio il tuo caso.

Un caro saluto,

Daniela